A Morcote attraverso i monti
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Gita con caratteristiche lacuali e collinari, principalmente lungo stradette ben segnalate o sentieri molto frequentati sia da pedoni che da ciclisti; esulano da queste caratteristiche le due brevi deviazioni per Cima Pescia e Monte Arbòstora, raggiungibili con lievi tracce o, nel secondo caso, totalmente su terreno intonso. La stagione tardo-autunnale e la giornata infrasettimanale hanno influito positivamente (assenza) sul turismo non escursionistico in special modo a Morcote, da cui, in passato, per un paio di volte, ero rifuggito a causa della folla incalzante. Molto interessanti, lungo il percorso, le varie (per numero, epoca e funzione) manifestazioni architettoniche religiose ed il bellissimo Parco Botanico di San Grato (raccolta di azalee, rododendri e conifere esotiche), anche se certamente meglio apprezzabile in stagione primaverile.
Tutte le costruzioni più antiche, laiche o religiose, che si incontrano sul percorso sono state erette con la pietra locale, il bellissimo porfido rosa del Ceresio che, specialmente al tramonto, si arricchisce di sfumature di colorazione incredibilmente dorate.
Dalla piazzetta centrale di Ciona, dopo aver dato un'occhiata alla chiesa della Madonna delle Grazie ed al nucleo più antico, si torna per pochi metri sulla carrozzabile fino all'imbocco della Via Roccolo, che in breve diventa sterrata ed inizia un lungo traverso che aggira da ovest il dosso (Q694) che separa da Carona. Tornati per breve tratto sull'asfalto nei pressi del Roccolo, si prosegue fino a trovare un sentierino che sale, con poca deviazione, al rilievo occupato dalla chiesa di Santa Marta, per poi proseguire fino al viottolo d'ingresso al Parco Botanico di San Grato: una comoda gradinata serpeggia attraverso il pendio facendosi spazio tra folte formazioni di rododendri ed azalee; al termine, dopo una costruzione, si raggiunge una bellissima radura prativa circondata da ondulazioni collinari. A questo punto, abbandonate le segnalazioni, sul fondo del piazzale si trova un largo sentiero che aggira in senso antiorario la Cima Pescia: raggiungerla tramite una modesta traccia non è particolarmente interessante (serbatoio interrato dell'acquedotto e nessun panorama), ma non comporta alcuna fatica ed è vicinissima. Conclusa la deviazione, si arriva subito ad un incrocio di piste forestali: si procede a destra - Campo Lungo - ed in lievissima discesa si giunge a lambire il margine sud-orientale dei prati dell'Alpe Vicania, dove si trova la carrozzabile asfaltata di accesso al locale ristorante; seguendola per circa 500 metri si raggiunge un tornante della strada Carona-Morcote: appena accanto inizia la discesa a picco verso il rinomato villaggio sulla riva del lago. La scalinata acciottolata del Sentée da Baùs, compresa la sosta ad un balcone panoramico, scende costante nel bosco fino a raggiungere Vico Morocote: alternando vicoli, strade e gradinate tra ville più o meno lussuose, si torna fra gli alberi col Sentée da Vigh, che accompagna fino ai labirintici vicoli di Morcote. Attraverso la Strecia di Ort e la Strecia da l'Asilo si scende fino alla riva del Ceresio: lo spazio è ristretto fra strada, moli, portici e ristoranti, ma la "bassa stagione" permette di aggirarsi in tranquillità. Si segue quindi il lungolago fino all'accesso a portale della Scarinada Giacomo Rossi: da qui si iniziano a contare i 1452 gradini che salgono all'Alpe Vicania; visitato il monumento più rilavante di Morcote, la chiesa di Santa Maria del Sasso (varie epoche, vari livelli e varie pertinenze) si prosegue con pochi tratti di tregua fra le rampe di gradini (Sentée da L'Alp), a fianco della vasta tenuta del Castello dei Paleari fino ad approdare all'ingresso principale dell'Alpe Vicania. A fianco del ristorante ed accanto a qualche fabbricato rurale, si trova una pista forestale che scorre alla base del colle dell'Arbòstora: per salirvi, di poco oltrepassato un incrocio, si sale senza alcuna traccia dove gli alberi - eretti o atterrati - risultano meno molesti ed il pendio è più accessibile tra fogliame ed erbe disseccate. Anche qui, come sulla Cima Pescia, non c'è nulla nel fitto bosco e, al di fuori dalla logica conclusione delle pendenze in ogni direzione, la vetta è identificata solo da un ometto di due pietre sovrapposte. Tornati sulla pista, si prosegue sempre nel bosco aggirando la Cima Pescia ad un livello inferiore al precedente, arrivando infine con stupefacente sorpresa alle spalle del Santuario della Madonna d'Ongero: l'incombente edificio barocco appare tra faggi altissimi, appostato su di un roccione spianato e livellato con un terrapieno. Ci si allontana dalla chiesa seguendone l'accesso principale, costituito da un piano inclinato fiancheggiato dalle cappelle di una via crucis: alla base si volge a sinistra lungo la sterrata che scende fino al nucleo ex-monastico di Santa Maria Assunta del Torello (o Torrello), la struttura religiosa meno rimaneggiata fra quelle incontrate nel lungo giro. Poco a valle della chiesa si trova il sentiero segnalato per Carabbia: si tratta di un bel percorso nei boschi, in blando saliscendi, che attraversa alcune vallette secondarie fino a trovare - non indicata - una risalita fino a Via Roccolo, dove si ritrova il percorso di andata.
Tutte le costruzioni più antiche, laiche o religiose, che si incontrano sul percorso sono state erette con la pietra locale, il bellissimo porfido rosa del Ceresio che, specialmente al tramonto, si arricchisce di sfumature di colorazione incredibilmente dorate.
Dalla piazzetta centrale di Ciona, dopo aver dato un'occhiata alla chiesa della Madonna delle Grazie ed al nucleo più antico, si torna per pochi metri sulla carrozzabile fino all'imbocco della Via Roccolo, che in breve diventa sterrata ed inizia un lungo traverso che aggira da ovest il dosso (Q694) che separa da Carona. Tornati per breve tratto sull'asfalto nei pressi del Roccolo, si prosegue fino a trovare un sentierino che sale, con poca deviazione, al rilievo occupato dalla chiesa di Santa Marta, per poi proseguire fino al viottolo d'ingresso al Parco Botanico di San Grato: una comoda gradinata serpeggia attraverso il pendio facendosi spazio tra folte formazioni di rododendri ed azalee; al termine, dopo una costruzione, si raggiunge una bellissima radura prativa circondata da ondulazioni collinari. A questo punto, abbandonate le segnalazioni, sul fondo del piazzale si trova un largo sentiero che aggira in senso antiorario la Cima Pescia: raggiungerla tramite una modesta traccia non è particolarmente interessante (serbatoio interrato dell'acquedotto e nessun panorama), ma non comporta alcuna fatica ed è vicinissima. Conclusa la deviazione, si arriva subito ad un incrocio di piste forestali: si procede a destra - Campo Lungo - ed in lievissima discesa si giunge a lambire il margine sud-orientale dei prati dell'Alpe Vicania, dove si trova la carrozzabile asfaltata di accesso al locale ristorante; seguendola per circa 500 metri si raggiunge un tornante della strada Carona-Morcote: appena accanto inizia la discesa a picco verso il rinomato villaggio sulla riva del lago. La scalinata acciottolata del Sentée da Baùs, compresa la sosta ad un balcone panoramico, scende costante nel bosco fino a raggiungere Vico Morocote: alternando vicoli, strade e gradinate tra ville più o meno lussuose, si torna fra gli alberi col Sentée da Vigh, che accompagna fino ai labirintici vicoli di Morcote. Attraverso la Strecia di Ort e la Strecia da l'Asilo si scende fino alla riva del Ceresio: lo spazio è ristretto fra strada, moli, portici e ristoranti, ma la "bassa stagione" permette di aggirarsi in tranquillità. Si segue quindi il lungolago fino all'accesso a portale della Scarinada Giacomo Rossi: da qui si iniziano a contare i 1452 gradini che salgono all'Alpe Vicania; visitato il monumento più rilavante di Morcote, la chiesa di Santa Maria del Sasso (varie epoche, vari livelli e varie pertinenze) si prosegue con pochi tratti di tregua fra le rampe di gradini (Sentée da L'Alp), a fianco della vasta tenuta del Castello dei Paleari fino ad approdare all'ingresso principale dell'Alpe Vicania. A fianco del ristorante ed accanto a qualche fabbricato rurale, si trova una pista forestale che scorre alla base del colle dell'Arbòstora: per salirvi, di poco oltrepassato un incrocio, si sale senza alcuna traccia dove gli alberi - eretti o atterrati - risultano meno molesti ed il pendio è più accessibile tra fogliame ed erbe disseccate. Anche qui, come sulla Cima Pescia, non c'è nulla nel fitto bosco e, al di fuori dalla logica conclusione delle pendenze in ogni direzione, la vetta è identificata solo da un ometto di due pietre sovrapposte. Tornati sulla pista, si prosegue sempre nel bosco aggirando la Cima Pescia ad un livello inferiore al precedente, arrivando infine con stupefacente sorpresa alle spalle del Santuario della Madonna d'Ongero: l'incombente edificio barocco appare tra faggi altissimi, appostato su di un roccione spianato e livellato con un terrapieno. Ci si allontana dalla chiesa seguendone l'accesso principale, costituito da un piano inclinato fiancheggiato dalle cappelle di una via crucis: alla base si volge a sinistra lungo la sterrata che scende fino al nucleo ex-monastico di Santa Maria Assunta del Torello (o Torrello), la struttura religiosa meno rimaneggiata fra quelle incontrate nel lungo giro. Poco a valle della chiesa si trova il sentiero segnalato per Carabbia: si tratta di un bel percorso nei boschi, in blando saliscendi, che attraversa alcune vallette secondarie fino a trovare - non indicata - una risalita fino a Via Roccolo, dove si ritrova il percorso di andata.
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