P.zo Vallar dalle Miniere dei Cani - Valle Anzasca


Published by antrobi , 14 May 2022, 17h07.

Region: World » Italy » Piemonte
Date of the hike:12 May 2022
Hiking grading: T5 - Challenging High-level Alpine hike
Waypoints:
Geo-Tags: I 
Time: 8:00
Height gain: 1700 m 5576 ft.
Route:Battiggio-Ronchi Fuori-Mugnalp-Albera-Miniere dei Cani- P.zo Vallar-P.so Vallaretto-Bivacco-Alpe Troggione-Roletto-
Access to start point:Piedimulera-Valle Anzasca-Battiggio-parcheggio sulla strada nei pressi dell'indicazione per Ronchi Fuori.
Maps:Geo4Map Valle Anzasca n 6

L’interesse prevalente di questa escursione è l’esplorazione della zona delle Miniere d'oro dei Cani poste sul ripido versante che scende dalla cresta del Pizzo Vallar che digrada verso l’alpe Cingora e che poi ho raggiunto direttamente dalle miniere per un ripido canale. La salita al P.zo Vallar per la cresta non è particolarmente difficile ma è lunga e faticosa e presenta alcuni tratti quasi verticali da fare con attenzione.

Lo sfruttamento di queste miniere risale a molto tempo fa, secondo certi studi addirittura al medioevo durante il quale erano appartenute a un certo Facino Cane da cui il nome è derivato.  Altri studi dicono che deriva dalla storpiatura di una località del Tirolo "Kauns" da cui provenivano  alcuni dei minatori. O dal nome dei discendenti di Petro de Cagno vissuto nel 1200 in Valle Anzasca. Quale che sia l'origine del nome rimane il fatto che queste miniere sono molto antiche e sono state utilizzate fino al secondo dopoguerra quando sono state definitivamente smantellate. Vi si estraeva principalmente oro ma anche argento e altri minerali. (P.C.Lenz- Monte Rosa Valle Anzasca-Grossi)

Parto direttamente dalla strada della valle Anzasca nei pressi di Battiggio dove sale il sentiero che porta a Ronchi  Fuori che costeggia il rio Gallera (indicazioni). Proseguo su una bella mulattiera fino alla deviazione a sinistra per visitare l’alpe Mugnalp di sotto e poi risalendo il prato Mugnalp di sopra due bei alpeggi ancora tenuti bene. Scendo all’alpe Albera attraversando il rio Gallera e risalgo il sentiero avvicinandomi al rio Rosso chiamato così a causa della colorazione dell’acqua ricca di minerali che colorano di rosso anche le rocce. Infatti c’era anche un progetto a Vanzone di utilizzare queste acque per cure termali che poi non è andato in porto.
Proseguendo sul sentiero verso quota 1200m si vede già l’ ingresso di una miniera parzialmente ostruita, poi si incontrano dei grossi tubi che accompagnano la salita fino a un rudere forse un magazzino, si oltrepassa una ponteggia un pò esposta e si sale per una scala metallica verticale che permette di superare la parete dove c’è l’ingresso delle miniere a quota 1350 m. Sono un pò allagate, ci sono alcune carriole ormai rovinate dal tempo, alcuni elmetti da lavoro, resti di un tempo dove si veniva qui a lavorare duramente immagino. E' incredibile pensare che questi posti impervi e scomodi una volta erano luoghi dove la gente si recava quotidianamente a lavorare per tirare su un magro stipendio.

 Proseguo nella salita, lasciando a destra la deviazione per l’alpe Cingora e salendo per un sentiero che con un largo giro giunge fino ai ruderi delle abitazioni dei minatori, due grosse costruzioni poste su un poggio sopra alle miniere a 1475 m di quota. Da qui mi inoltro per una traccia nel vallone verso ovest dove vedo sull’altro versante l’imbocco di una miniera che vado a esplorare. Tiro fuori la frontale ed entro, si cammina bene non è allagata anche se la volta è bagnata. Ci sono alcuni manufatti, delle travi di sostegno, poi dopo alcune decine di metri torno indietro preoccupato dal fatto che se crollasse qualcosa e rimanessi imprigionato qui non mi verrebbe a cercare nessuno e farei la fine del topo. Del resto preferisco stare all’aria aperta che nei luoghi bui. 

Ora devo risalire il ripido canale che non è difficile ma faticoso. Salgo liberamente senza sentiero, duecento metri più su trovo resti di un muretto che fanno pensare che doveva esserci un percorso una volta, poi quando  il canale diventa  più ripido mi sposto a destra superando una crestina e salendo infine per un pendio erboso sbuco sulla dorsale principale nei pressi della quota 1864 della cartina svizzera. Si vede dall’altra parte sotto la dorsale la baita dell’alpe Vallar. Sono le 11 il tempo è bello e ho ancora delle energie da spendere anche se la risalita di questo versante è stata faticosa, così decido di proseguire verso il P.zo Vallar che non mi sembra così lontano ingannato dalle prime elevazioni della cresta che nascondono le altre e la fanno apparire più corta di quel che è. Risalgo la larga dorsale fino alla prima difficoltà, una paretina erbosa quasi verticale. La affronto direttamente aggrappandomi all’erba, incontrando più su un cordino sottile attaccato a un chiodo che non dà molta sicurezza e preferisco utilizzare l'erba e qualche roccia affiorante come appigli. Sempre seguendo la cresta arrivo dove c’è un palo su uno spuntone ma il pizzo Vallar è ancora lontano e inizio a essere stanco. Poi devo affrontare un tratto con neve inconsistente e scivolosa ma per fortuna i rododendri mi vengono in aiuto aggrappandomi a loro. Si trovano a volte dei segni di vernice biancorossa che segnano il percorso anche se non sono continui e comunque seguo quasi sempre il filo della cresta e non ci sono problemi di orientamento.  Proseguo oltrepassando altre elevazioni fino a immettermi finalmente in una cengia franosa che mi porta direttamente sulla cima a quota 2275 m. dopo quasi cinque ore dalla partenza. Ora sono veramente stanco ma soddisfatto, sono al cospetto di cime maggiori come il P.zo S.Martino di cui si vede la croce, il P.zo del Ton, in un ambiente grandioso ma il P.zo Vallar anche se più piccolo e meno famoso non è da meno ed è comunque una cima “tosta” e selvaggia e il percorso per salirci è stato di grande bellezza e vale tutta la fatica fatta. Inutile dire che non c’è nessuno e sono in una solitudine totale su questa cima poco frequentata. Solo un ometto segna il punto più alto.

Scendo per pendii innevati al vicino passo Vallaretto (2109m) e poi in breve giungo al bel bivacco "la Tavernetta" (1995m) ristrutturato da poco, c’è la fontana ed è tenuto veramente bene. Poi scendo all’alpe Vallaretto posto  sotto un roccione in posizione scomoda con poco spazio piano intorno. Infatti questo vallone è molto ripido e impervio, il sentiero che lo percorre scende serpeggiando oltrepassa il torrente, a volte è un po’ incerto e sconnesso fino a quando entra nel bosco e giunge sui prati dell’alpe Troggione (1374m). Si scende poi all’alpe Ronco e si arriva al bel borgo di Roletto dove giunge la strada da Vanzone che seguo passando dove c’è un mulino rimesso a posto e visitabile, ritornando a Ronchi Fuori e infine al punto di partenza di questo faticoso ma stupendo anello.

Hike partners: antrobi


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