COVID-19: Current situation

Mezzacosta delle Lepontine


Published by cai56 , 26 February 2020, 18h46. Text and phots by the participants

Region: World » Italy » Lombardy
Date of the hike:23 February 2020
Hiking grading: T2 - Mountain hike
Waypoints:
Geo-Tags: I 
Time: 5:30
Height gain: 1352 m 4435 ft.
Height loss: 1312 m 4303 ft.
Route:Circolare 23,08 km
Access to start point:Da Milano a Novate Mezzola lungo la statale 36; alla rotonda appena prima del paese imboccare il sottopasso che conduce alla provinciale "Trivulzia" e seguirla fino a Mese. Ampio parcheggio alle spalle della chiesa, nei pressi della centrale elettrica.

Il sentiero "Mezzacosta delle Lepontine" fondamentalmente non è nulla di nuovo, se non un concatenamento di sentieri già esistenti fra alpeggi, maggenghi e contrade in quota compresi fra i territori di San Pietro di Samolaco e Gallivaggio. A grandi linee si tratta di questo percorso: S.Pietro-Sorboggia-Orlo-Cermine-Cigolino-Sommarovina-Olmo-S.Bernardo-Scanabecco-Filigheccio-Vallesegna-Gallivaggio. Attualmente la possibile presenza di neve ghiacciata nel versante nord dopo Cermine ci induce a trascurare la prima parte di percorso salendo direttamente a Cigolino da Mese, per poi percorrere il secondo segmento che per noi è in gran parte sconosciuto. L'intera traversata in giornata (che ci attira molto e potrebbe benissimo essere alla teorica nostra portata) presenta due difficoltà oggettive: la salita a Sorboggia che, dopo un anno e mezzo dall'evento, rimane disastrata dai crolli forestali, e il tratto di ritorno lungo la Via Francisca fra i Crotti di Scandolera e S.Pietro che per gran parte è in ambito urbano monotono e stancante. Due sono state le sorprese piacevoli dell'escursione: la località Scanabecco ed il relativo sentiero di discesa a Gallivaggio; un paesino fuori dal tempo che sembra delocalizzato dalla vicina Svizzera ed un sentiero spettacolare che ha saputo rendere accessibile un versante fragile ed inospitale.


Dal parcheggio  si prosegue lungo Via Cappella Grande a fianco del muro perimetrale della centrale idroelettrica S.Francesco fino ad inserirsi, salendo a destra, in Via Madonna delle Grazie; dopo poche decine di metri si trova la scalinata - indicata - di inizio sentiero. E' una magnifica mulattiera gradinata ed acciottolata che sale attraverso il castagneto lungo una via crucis (alla cappella n° X tenere la sinistra) fino alla chiesa della Madonna delle Grazie e all'adiacente contrada Prevel (resti di un'antica fortificazione). Seguendo la direzione di una piccola freccia gialla si sale al parcheggio della contrada, ma si abbandona subito l'asfalto per proseguire la salita nell'umida valletta di destra; rapidamente si arriva ad attraversare il corrispondente rigagnolo, andando a raggiungere due gruppi di ruderi (Valascia e Moia); la mulattiera prosegue la salita, piuttosto diretta e sempre gradinata, inanellando tornanti fino a raggiungere il poggio panoramico di Pusabèla, dove si dispiegano alternandosi baite in rovina, abitazioni ben restaurate e orti. La traccia prosegue come al solito sempre ripida sempre acciottolata e sempre affiancata da numerose cappelle votive. Nemmeno 200 metri di dislivello e compare il luminoso campanile di S.Antonio (le grandissime "S" e "A" non lasciano dubbi), la cui chiesa è affiancata da un antico cimitero e numerose belle baite; la traccia, smarrita fra i vicoli e le scalette della contrada, si ritrova al confine superiore coi boschi, dove prosegue l'ascesa fino ad un traverso in direzione nord (si sottopassa un vecchio piano inclinato di servizio alle strutture idroelettriche in galleria) che porta a raggiungere il dosso del Cigolino. Il luogo, obiettivamente, non è splendido: parecchie antenne di ripetizione spuntano fra gli abeti, i trasformatori ronzano di continuo e qua e là spuntano edifici abbandonati di vago stile liberty; fra tutti spicca un camino di protezione di un pozzo piezometrico della condotta interrata. [La centrale S.Francesco a Mese, inaugurata nel 1927, lavora le acque dell'invaso di Campodolcino a cui si aggiungono quelle provenienti dal Truzzo e da San Bernardo. All'epoca era la più potente d'Europa]. Alla base del primo traliccio troviamo un bivio e proseguiamo diritto in direzione di Sommarovina: è un bellissimo tratturo pianeggiante che, attraversato un bosco, sfocia fra le baite di Tecciali; da qui un sentiero, dopo aver affiancato un'alta croce di legno, scende velocemente all'agglomerato di Sommarovina, per poi proseguire lungo il vecchio sentiero che per un tratto continua a coesistere affiancato alla pista consortile. Attraversata la Val Genasca, si segue la cementata per breve tratto finchè confluisce nella carrozzabile per Olmo; si prosegue in salita fino al primo tornante dove si trovano i resti dell'antico sentiero: è una traccia talora scadente che scorre fra i muri a secco di terrazzamenti abbandonati e che attualmente funziona da scorciatoia, attraversando la provinciale in più punti, fino ad arrivare alla frazione Motta. Qui ci siamo concessi una licenza dal percorso canonico del "Mezzacosta" che proseguirebbe sulla strada moderna: abbiamo evitato tutto il tratto fino ad Olmo salendo a Costa e poi traversando in lieve discesa fino al centro della frazione. Da qui però non ci sono alternative: non è possibile fare altro che seguire la provinciale oltrepassando la centrale idroelettrica (il più noto punto di partenza per il Rifugio Carlo Emilio) e continuare fino a San Bernardo (sulla destra si lascia il sedime della vecchia decauville diretto al piano inclinato di servizio che partiva dalla località Vignola sulla statale 36). Il piccolo nucleo abitato si espande verso monte fino a Scanabecco formando una continuità di baite sparse in una conca prativa attraversata dai tornanti della carrozzabile: gli escursionisti abbrevieranno il percorso seguendo la scalinata selciata che in linea retta raggiunge le baite più in alto. Passando accanto ad una vasca monolitica seicentesca si raggiungono le indicazioni per la discesa a fondovalle: il sentiero, come già detto, è spettacolare; attraversando una successione di boschetti sospesi, sfrutta le dorsali fra un vallone ed il successivo per perdere quota, fra scalinate e ripide serpentine fra muri a secco e pulpiti rocciosi affacciati su Gallivaggio e la sua frana. Oltrepassati i numerosi ruderi di Filigheccio, il sentiero affronta l'attraversamento di due ripide colate di detriti di frana: nei secoli l'aggiustamento delle pietre provocato dai passaggi ha sistemato il passaggio ad una quasi completa comodità. Il margine inferiore della frana mostra tuttora - benchè molto nascosto dalla vegetazione - un muro di sbarramento per la protezione delle coltivazioni di pertinenza della vicina contrada Vallesegna: fra i ruderi fagocitati dal castagneto il sentiero incrocia la Via Spluga, antico percorso mercantile per il commercio con le popolazioni della Valle del Reno, al di là del Passo dello Spluga. Inizialmente la traccia si avvicina al disastrato (e abbandonato) percorso alternativo costruito in occasione della frana di Gallivaggio, poi prosegue lungo la sede del dismesso oleodotto Genova-Ingolstadt fino ad una fatiscente stazione di pompaggio. Il sentiero prosegue come percorso di servizio ad un vecchio acquedotto interrato, poi attraversa il ponte sul torrente della Valle del Drogo e continua fino ad un bivio: a sinistra - molto meglio indicata - la possibilità di una variante della Via Spluga (salita a Pianazzola e discesa diretta a Chiavenna, panoramica e suggestiva ma non storica), diritto (ignorare i goliardici divieti) verso i Crotti di Scandolera e la vicinissima periferia di Mese. Sconfinando impercettibilmente dalla Via Spluga nella via Francisca lungo strade residenziali di recente costruzione, occorre mantenersi sulla destra il più possibile avendo come riferimento il campanile della parrocchiale. Trovata la chiesa, si passa subito all'adiacente centrale elettrica, al parcheggio di partenza.



https://www.relive.cc/view/vQvxVrME296

Hike partners: cai56, chiaraa


Minimap
0Km
Click to draw, click on the last point to end drawing

Geodata
 47663.gpx Un paio di punti con perdita del segnale.

Gallery


Open in a new window · Open in this window

T2
14 Jan 18
Cigolino · cai56
T2
T4-
T3
25 Jul 20
Lago del Forato e di Croce · paolo aaeabe
T3

Comments (5)


Post a comment

gbal says:
Sent 27 February 2020, 11h50
Bello. Bravi!

cai56 says: RE:
Sent 27 February 2020, 15h32
La comunità montana ed il comune di Mese hanno recentemente messo in evidenza (soprattutto paline con indicazioni) alcuni vecchi sentieri, anche adatti a gite famigliari: peccato che la cosa non venga in alcun modo divulgata. Passi di lì e ci incappi: mah !!

cristina says:
Sent 27 February 2020, 12h08
Sempre belli i giri che fate in queste zone, tra l'altro ti abbiamo copiato quello della scorsa settimana...ma ne copieremo altri...grazie!

cai56 says: RE:
Sent 27 February 2020, 16h33
Un apprezzamento molto gratificante!!
Consumarsi gli occhi sulle mappe (in attesa di consumarsi le estremità…) e trovare qualcosa di dimenticato e ancora più o meno facilmente praticabile dà forte soddisfazione. E se poi piace anche a qualcun altro è ancora meglio.
Ciao
Marco

cristina says: RE:
Sent 27 February 2020, 20h34
Beh a noi piacciono molto i giri che fai in queste zone, conoscendole poco le tue descrizioni e tracce ci sono molto utili.

Avanti così..... :-)


Post a comment»