Pizzo d'Ogliè (2605 m)


Published by emanuele80 , 16 October 2019, 12h20.

Region: World » Switzerland » Tessin » Locarnese
Date of the hike:12 October 2019
Hiking grading: T5 - Challenging High-level Alpine hike
Mountaineering grading: F
Climbing grading: I (UIAA Grading System)
Waypoints:
Geo-Tags: CH-TI   Gruppo Pizzo Castello 
Time: 9:00
Height gain: 2000 m 6560 ft.
Access to start point:Autostrada A2 della Svizzera, uscita Bellinzona Sud direzione Locarno e all'uscita della galleria Mappo Morettina seguire le indicazioni per la Valle Maggia. Raggiunta Cevio, proseguire in direzione di Bignasco da dove si seguono le indicazioni per la Val Bavona. Parcheggiare a lato della strada nei pressi del paese di Ritorto.
Maps:map.geo.admin.ch

Quando presi in mano per la prima volta la guida del CAS Vol.2, rimasi immediatamente affascinato dalle descrizioni del Brenna in merito alle salite al Pizzo d’Ogliè da Ritorto e Sabbione:

“Questa è una delle più incredibili vie dell’alpe. Tra i sassi e sopra i dirupi ci sono delle cascine che lasciano senza fiato”. E ancora: “Da Sabbione sale l’itinerario più semplice: porta a conoscere il Màter, incredibile poggio sopra gli strapiombi che si presta – lui solo – come meta escursionistica di valore”.

Su internet si trovano alcune relazioni sull’anello che culmina all’alpeggio di Launc, ma più in alto, nel cuore dell’Alpe Magnasca, pare che nessuno si spinga. Motivo in più per andare a dare un’occhiata.

Parto da Ritorto ancora al buio e, a destra della baita più in alto, imbocco il sentiero verso N che si inoltra nel bosco. Non ci sono indicazioni né bolli ma, dopo un primo tratto meno visibile, il percorso diventa sostanzialmente obbligato con abbondanza di scalini, passaggi su cenge e tratti esposti. Guadagno quota rapidamente oltrepassando Piano della Corona, Madaröö e giungendo a Chient, dove prendo una prima pausa. Difficile non rimanere a bocca aperta di fronte al minuzioso, e soprattutto faticoso, lavoro degli alpigiani di un tempo, capaci di sfruttare i pochi terrazzi erbosi di questo mondo verticale. Ripreso il sentiero alla sinistra delle due baite accessorie dell’alpeggio, mi porto sul versante ancora ombroso della Valle d’Ogliè per poi risalire direttamente il costone tra il bagliore dei larici illuminati dal sole. Arrivo così nel bel pianoro di Launc, dal quale finalmente il Pizzo d’Ogliè fa bella mostra di sé. Da un rapido sguardo sembra che l’itinerario per raggiungerlo non sia complicato, almeno seguendo la cresta SW di cui il Brenna però nella sua guida non fa menzione. Consultando la CNS, scopro che la sommità appena dietro l’alpeggio è la quota 2029 m dove è posta una visibile croce: bene, ecco il primo obiettivo, da lì avrò senz’altro una maggior visuale sul rimanente percorso da fare. Mi accingo a salire ed in breve rinvengo nell’erba un minuscolo sentierino che mi porta velocemente nel punto prefissato. Oltre la croce la traccia prosegue lungo la cresta e senza pensarci troppo la seguo, imbattendomi ben presto anche in qualche ometto. Sono sulla strada giusta ed i segnali sul terreno lo confermano. Ma dopo aver superato qualche roccione, al di sotto di un breve intaglio, la cresta si fa più ripida e scomoda da percorrere e decido pertanto di abbandonarla portandomi nel centro del pendio, per andare alla ricerca dell’escavazione citata dal Brenna che dovrebbe condurmi direttamente alla cima. Salgo su terreno libero mantenendomi appena sotto le placche E della cresta e puntando in direzione di un piccolo larice isolato al centro del vallone. Superata una giavina, giungo sul costone sinistro dell’escavazione. Alzo lo sguardo: essa conduce effettivamente verso la vetta ma intorno ai 2450 m pare esaurirsi nei pressi della bastionata rocciosa che sostiene il pendio sommitale. Raggiunta la base, mi accorgo in realtà che una stretta cengia verso destra permette di guadagnare un terrazzino dove devo affrontare il tratto più impegnativo della gita, ossia il superamento di una breve ma ripida placca liscia. Sfruttando i pochi appigli ed un paio di minuscoli appoggi per i piedi, mi porto al di sopra della placca, oltre la quale le difficoltà alpinistiche si esauriscono. Continuo a salire, andando a riguadagnare la cresta lasciata in precedenza a circa 50 m di distanza dalla cima e, poggiando sul lato destro, copro questa distanza fino a raggiungere l’ometto sulla punta.

Una spruzzata di neve riveste gli ultimi metri e parte del versante N della dorsale che porta al Malora. Mi godo il panorama ed il silenzio nel placido tepore che solo l’autunno sa regalare. Il libro di vetta è un ingiallito quaderno a quadretti con vari foglietti sparsi, alcuni risalenti addirittura al 1969: le iscrizioni non sono molte e, tra le poche, figura quella del Brenna.

Recuperate le energie, inizio la discesa lungo la cresta, stavolta senza abbandonarla fino al di sotto dei 2450 m, in modo da evitare la placca salita all’andata. Essa non presenta particolari problemi, serve appoggiare le mani qua e là ma i vari terrazzini consentono di scendere senza eccessive difficoltà e si trova sempre un punto dove passare; con il senno di poi, consiglio questa soluzione anche all’andata. In ogni caso, conviene poi riportarsi al centro del vallone appena al di sotto della bastionata (una larga cengia erbosa lo permette) in modo da perdere quota più agevolmente in prossimità dell’escavazione. Tornato dunque a Launc, prendo il sentiero opposto per Madrasc, dove faccio il mio primo incontro di giornata, con un bel gregge di capre! Per scendere al Màter sono presenti un paio di attraversamenti delicati se bagnati (non il caso di oggi) ma adeguatamente protetti da numerose catene e tacche nella roccia. Giunto al Màter, il prato è talmente invitante da invogliarmi ad un bel pisolino, prima della discesa a Sabbione lungo le ardite scalinate che percorrono luoghi impensabili senza finire di destare stupore nell’incredulo viandante. Raggiunta una cappelletta, c’è tempo per un’ultima meraviglia: l’enorme macigno incastrato nel canalone che provoca le vertigini solo a guardarlo tanto è gigantesco. Attraversato il torrente, con percorso meno evidente nel bosco coperto di muschio, raggiungo le case di Sabbione e, dopo un breve tratto di strada asfaltata, chiudo a Ritorto il magnifico anello.


Hike partners: emanuele80


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Comments (4)


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Sent 16 October 2019, 13h06
Lo stesso anello che stavo studiando alcuni giorni fa.....Bellissimo!!!
Complimenti.
ALE

emanuele80 says: RE:
Sent 21 October 2019, 11h35
Tutto è nato dalla curiosità di percorrere l'ingegnoso percorso Ritorto-Launc-Sabbione. La salita all'Ogliè è un degno completamento alla gita.

Ciao,
Emanuele

gbal says:
Sent 18 October 2019, 16h18
Interessante itinerario di scoperta.
Grazie per la condivisione

emanuele80 says: RE:
Sent 21 October 2019, 11h38
Prego, sono stato un po' prolisso nella relazione ma era per facilitare eventuali ripetitori.
Sono rimasto sorpreso di non trovare informazioni in rete riguardo alla salita, l'Ogliè sembra non esistere ed invece è una cima molto interessante.

Ciao


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