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Sentieri di Piantedo


Published by cai56 , 11 April 2018, 17h30. Text and phots by the participants

Region: World » Italy » Lombardy
Date of the hike: 8 April 2018
Hiking grading: T3 - Difficult Mountain hike
Waypoints:
Time: 3:30
Height gain: 1254 m 4113 ft.
Height loss: 1245 m 4084 ft.
Route:Parzialmente circolare 12,95 km
Access to start point:Da Milano a Piantedo lungo le statali 36 e 38; raggiunto il centro del piccolo paese (chiesa e municipio), risalire la Via Cristoforo Colombo fino al suo termine. Diversi piccoli slarghi a bordo strada.

La scorsa settimana, lungo il percorso della nuova tappa del Sentiero del Viandante (http://www.hikr.org/tour/post130620.html), in corrispondenza dell'incrocio di Via C.Colombo, avevo notato una bacheca con una mappa fotografica (Google) riportante in sovrastampa tutti i sentieri del comune di Piantedo.
Mi era parsa subito interessante a scopo esplorativo di questo versante che, di noto segnalato e vagamente popolare, ha solo un sentiero secondario per il Rifugio Scoggione; ulteriore incoraggiamento mi veniva dall'osservazione che molte tracce corrispondevano a percorsi di servizio agli acquedotti municipali.
Alla realtà dei fatti, l'entusiasmo si è molto ridimensionato: la mappa è certamente molto estetica, ma è del tutto priva di scala, linee altimetriche e quote, quindi praticamente di nessun aiuto pratico; inoltre una preventiva consultazione del corrispondente foglio online della Carta Tecnica Regionale ha rivelato a malapena una riproduzione di parte delle piste forestali. La presenza di numerosi passaggi tradizionali di ungulati selvatici non aiuta.


Dal punto di incrocio Via C.Colombo-Sentiero del Viandante, dopo aver preso spunto fotografico dalla bacheca municipale, saliamo per la pista cementata di destra e la seguiamo fino al quarto tornante, dove si distacca sulla sinistra una traccia larga e comoda, perfino rastrellata per pulizia. Oltrepassata una baita, la eccezionale manutenzione termina e si prosegue lungo un bel sentiero nel fitto castagneto; il percorso, che oltrepassa anche un paio di ripidi scivoli d'acqua, rivela parecchi ruderi di vecchi manufatti: si passa infatti fra muri a secco tuttora in buone condizioni, rocce affioranti modellate a scalini nei tratti più ripidi e numerosi resti di piccole baite a testimonianza di antiche e faticose attività forestali e pastorali. Qualche tornante attraverso un bosco più rado e ripido conduce a sbucare in corrispondenza della piazzola terminale della pista di Prato della Ciliegia: e qui cominciano, per così dire, i guai. Attualmente, la zona appare piuttosto devastata da abbattimenti di alberi e i sentierini neo-creati dai boscaioli si moltiplicano fra le cataste di legname, mezzi d'opera e teleferiche temporanee, ma uno in particolare presenta caratteristiche di maggiore importanza: lo seguiamo comodamente a lungo fino...al suo termine davanti ad un casello dell'acquedotto; più in alto si scorge un secondo serbatoio, che raggiungiamo giusto per non perderci la breve "ferratina" che permette di avvicinarlo. Tornati al Piano della Ciliegia ci aggiriamo per un po' in cerca dell'alternativa, ma, al di fuori della zona degli abbattimenti, non troviamo nulla e - per la verità - anche il versante che dovremmo affrontare non sembra praticabile. Nonostante tutto è ancora troppo presto per tornare e decidiamo quindi di provare qualcos'altro: seguiamo il sentiero segnalato per il Rifugio Scoggione fino al Piano della Formica. Il percorso è ripido ma sempre comodo attraverso una faggeta stupenda, intervallata solo dalla conca di pascoli dell'Alpe Prato. Poco prima di sbucare alle baite del Piano della Formica, finalmente si trova qualcosa: a sinistra del sentiero compaiono dei frequenti segnali a vernice sui tronchi dei faggi (1 bianco cerchiato di rosso; una numerazione analoga compare in alta Val Lèsina, nella conca dell'Alpe Cappello, ai piedi del Legnone...). Ma anche qui - per altri motivi - le cose non vanno bene: in realtà un sentiero attualmente non esiste più e, anche se i segnali non lasciano dubbi, la pendenza del bosco che si accentua sempre più verso un fondovalle invisibile e le stratificazioni di fogliame sdrucciolevole (la sensazione è di tenuta poco superiore a quella del ghiaccio) ci inducono a risalire a scanso di guai. Torniamo, per la via di salita, al Piano della Ciliegia e decidiamo di fare un ultimo tentativo di esplorazione: seguiamo la pista forestale fino al primo tornante (nel senso di marcia) dove la mappa evidenzia un nuovo sentiero. "In loco" l'inizio della traccia assomiglia ad un incanalamento delle acque piovane, ma un bollo rosso sul tronco di una betulla incoraggia alla prosecuzione; e questa volta con successo! Si procede in traverso molto esposto sotto una parete rocciosa, dove una lunga catena dà fiducia nell'appoggiare i piedi in piccole tacche consumate intagliate nella pioda; raggiunto un terreno più agevole, tocca attraversare una recentissima frana di grosse schegge rocciose molto instabili, per poi addentrarsi in un castagneto terrazzato con muri a secco: al termine della traversata si raggiungono i numerosi ruderi di Baita di Cavalin. Inizialmente la prosecuzione appare un poco difficoltosa, le tracce sono numerose ma attribuibili soprattutto a cervi e caprioli, ma poi un passaggio obbligato attraverso un affioramento roccioso rivela adattamenti umani. Dal nulla compaiono tratti di vernice rossa sui tronchi e, pian piano, si accentuano tracce di passaggio fino a poter dire che si cammina su sentiero: praticamente si retroverte ad un livello più basso e grossolanamente parallelo a quello percorso per Baita di Cavalin. Ormai su bella traccia si raggiungono i resti delle baite di Codolle, in corrispondenza del termine di una pista forestale secondaria; percorrendola comodamente ci si va a congiungere con la strada cementata iniziale, al suo terzo tornante. Da qui si percorre la via di salita fino al parcheggio. 
Fare attenzione: inizia le stagione delle zecche e qui è area endemica per la Borreliosi.

Hike partners: cai56, chiaraa


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Comments (11)


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danicomo says:
Sent 11 April 2018, 19h23
Interessante...
oltretutto catene nuove... tavoli per picnic..
Confermo zecche (prese un po' da tutti, sabato scorso in Maggia).

cai56 says: RE:
Sent 12 April 2018, 10h51
Le catene per la Baita di Cavalin sono state messe dai cacciatori per poter accedere in tranquillità a zone isolate propizie alla riproduzione dei cervi e dei caprioli.
Le catene dell'acquedotto, di interesse puramente accademico, si trovano all'estremo della tensione per lievi scivolamenti della scala di cemento: vista anche l'inutilità, meglio stare alla larga.

andrea62 says:
Sent 12 April 2018, 00h19
Sono quote che vanno bene per un escursionismo primaverile e autunnale e quando ho visto il titolo speravo in una situazione migliore dei sentieri. Grazie per la segnalazione sulle zecche.
Andrea62

cai56 says: RE:
Sent 12 April 2018, 10h54
Prima o poi andrò a verificarne almeno un altro che mi tenta, ma la situazione globalmente è abbastanza scoraggiante.

gbal says:
Sent 12 April 2018, 19h22
Un po' delusi, quindi? Beh bisogna pur che qualcuno esplori e riporti no? Grazie ragazzi anche per le info di warning!
Ciao

cai56 says: RE:
Sent 13 April 2018, 09h46
Quello che non posso sopportare è il fatto che i comuni non abbiano l'obbligo reale di compilare una mappa precisa del territorio di competenza. La CTR - qualora periodicamente aggiornata - non sarebbe neanche una brutta base di partenza: peccato che ignori totalmente la viabilità pedonale escursionistica o comunque di servizio. Le carte IGM disponibili, a parte un aggiornamento aereo degli anni '70, riportano ancora il rilievo del 1934 !
E poi le Comunità Montane parlano (e ci spendono anche molti soldi) di valorizzazione turistica del territorio.
Ciao

gbal says: RE:
Sent 13 April 2018, 17h05
Hai visto su OpenStreetMap? Io ho provato e mancano solo i due vs. ultimi waypoint ed il percorso che li raggiunge da Prato delle Ciliegie. Il resto dei waypoint ed il vs. percorso c'è tutto

cai56 says: RE:
Sent 13 April 2018, 17h31
Si, controllo sempre. In questo caso sono rappresentate le piste forestali e i sentieri ufficiali segnati dal CAI (sez. Colico) per il territorio del comune di Colico e anonimi simil-CAI per il comune di Delebio. Su OSM mancano anche alcune belle tracce di bassa quota in comune di Piantedo segnalate solo ai bivii con deperibili frecce di legno riportanti un acronimo a me sconosciuto.
Che cosa ci vorrebbe per imitare anche solo un po' la Svizzera?

gbal says: RE:
Sent 13 April 2018, 17h38
Capisco. Eh noi ci arrangiamo come possiamo (piuttosto maluccio) ma la cartografia Svizzera è tutt'altra cosa!

gbal says: RE:
Sent 14 April 2018, 16h48
Dimenticavo....se ti vuoi sbattere un po' ma fare qualcosa di utile per OSM puoi tracciare la parte mancante del vs. itinerario sulla carta basandoti sul tuo gpx. Io qualche volta l'ho fatto; ci vuole pazienza e le prime volte pare complicato.

cai56 says: RE:
Sent 15 April 2018, 19h02
Sarebbe certamente giusto; ci ho provato e, infatti, mi è parso complicato.


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