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Colla d'Umenig e Colla d'Benin, tra Anzola e Valle dell'Inferno...


Published by atal , 30 April 2017, 19h32.

Region: World » Italy » Piemonte
Date of the hike:29 April 2017
Hiking grading: T5+ - Challenging High-level Alpine hike
Waypoints:
Time: 8:00

A volte sono le mete meno note, considerate poco interessanti o minori, a regalare inaspettatamente la sensazione dell'immersione più assoluta nella natura.

In questo caso il contrasto tra il verde tenero delle foglie e il bianco della neve, a quote veramente basse per la stagione (da 900 m circa), ha dato all'avventura qualcosa di unico.

Colla d'Umenig e Colla d'Benin sono i toponimi (tramandati oralmente, fino a quando non sono stati trascritti sul sito In-Montagna: link) di due alpeggi che le mappe attuali chiamano entrambi, semplicemente, Alpe Colla. Situati sul complesso rilevo che separa la Valle di Anzola da quella dell'Inferno, il primo è chiamato anche Colla di Megolo sulla Mappa Rabbini, il secondo Casaletti sulla vecchia carta IGM.

Sono luoghi raramente visitati, dal difficile accesso, collegati al resto del mondo da tracce evanescenti che risalgono versanti impervi, caratterizzati da ripide fasce boscose separate da salti di roccia.

Rispetto all'anello descritto da Zaza in tedesco (link) e, in italiano, sul sito ItinerAlp (link), abbiamo optato per una variante di discesa: dalla Colla d'Umenig siamo scesi direttamente alla Colla d'Benin, in modo da evitare la neve presente sul versante nella Valle dell'Inferno.

Avvertenze
Il percorso di discesa è impegnativo. Può essere utile la corda, in ogni caso in giri come questo è sempre bene portarla con sé.

Se ci sono poche ore di luce a disposizione è preferibile ripetere il percorso dell'andata, perché è più chiaro e meno esposto.

Salita
Con Ferruccio, Francesco e Stella partiamo da Anzola d'Ossola. L'inizio del sentiero è in fondo ad una stradina che corre parallela al Rio d'Anzola immediatamente a Ovest del cartello che segnala la fine dell'abitato (indicazione per il Cippo Martiri di Anzola). Ad un bivio segnalato si tiene la sinistra, raggiungendo in breve la baita di Ca dul Gobb.

La prosecuzione del sentiero si ritrova scendendo per pochi metri nel bosco verso Est.

Il percorso, qui molto chiaro, traversa in direzione sud, supera un torrente e risale la successiva dorsale, incontrando a circa 840 m un gruppetto di ruderi senza nome. Il percorso prosegue sulla destra (gradini) e, alternando tratti evidenti ad altri più confusi, sale fino ai ruderi del Colet (1070 m).

A monte del Colet, un calpestio evidente e segnato da tagli traversa in direzione Sud sul fianco della Valle di Anzola fino ad un colletto, guadagnando circa 100 m di quota. Il tracciato poi si perde tra piante cadute e terreno franoso. Noi abbiamo risalito il versante senza traccia, trovandoci a superare dei tratti ripidi nell'intrico dei noccioli. Giunti sul colmo della dorsale, il terreno appiana e si entra in una bella faggeta.

Proseguendo verso Sud, In breve si arriva in vista dei ruderi della Colla d'Umenig (1345 m IGM), posti su un piccolo pianoro rivolto verso la Valle dell'Inferno.

Non lontano dall'alpe, proseguendo in direzione sud lungo la dorsale, si incontra un laghetto di acqua stagnante, risorsa un tempo preziosa, vista la collocazione delle baite.

Tempi: circa 3 ore

Da Colla d'Umenig a Colla d'Benin
Da Colla d'Umenig abbiamo seguito a ritroso la facile dorsale fino alla quota 1310 m. In prossimità di un cippo confinale, il terreno diviene ripido. Siamo scesi in direzione Nord, poggiando a Est rispetto al filo della dorsale, su una traccia evanescente caratterizzata da alcuno passaggi ripidi, in cui la vegetazione risulta d'aiuto nei punti più delicati.

Intorno a quota 1100 m la pendenza diminuisce e, volgendo a O, alla base di una parete, si trova la Fontana Ragozza, sorta di abbeveratoio naturale, con resti di muretti sia nella pozza stessa, che nelle immediate vicinanze.

Siamo sul sentiero, segnato sulla vecchia ed. della CNS, che collegava Il Colet con la Colla d'Benin. 

Seguendo una teoria di vecchi tagli, si scende in direzione NO a superare un canalino. Giunti sul filo di una dorsale, lo si percorre verso NO, fino a dove la dorsale stessa si divide in due. Qui la traccia prosegue lungo la dorsale più a Ovest e, con un percorso caratterizzato da belle aperture panoramiche, porta al cospicuo nucleo di ruderi della Colla d'Benin.

Oggetti di uso quotidiano in una baita ancora in buono stato testimoniano un utilizzo in tempi abbastanza recenti, fatto sorprendente vista la scomodità di accesso.

Tempi: 1:20

Da Colla d'Benin alla piana del Toce
Dalla Colla d'Benin siamo scesi seguendo il difficile sentiero descritto nelle relazioni citate.

Ci si abbassa lungo la dorsale sotto le baite fino a portarsi in prossimità di un salto, dove si piega a Ovest per abbassarsi sul fianco verso il Rio dell'Inferno, dove si incontra un breve tratto costruito. Riguadagnata la dorsale nei pressi di un rudere azzerato (750 m circa), ci si abbassa su labile traccia sul fianco della Valle dell'Inferno e si volge quindi a Nord fino a passare alla base di una parete. Ci si cala quindi verso Est, fino ad incontrare una paretina (I), da superare in discesa (in quest'occasione, su rocce bagnate). Nella parte inferiore il percorso risulta particolarmente confuso, privo di punti di riferimento inequivocabili, pertanto sarebbe un esercizio vano tentare di descriverlo.

Dirò solo che, dalla quota dei piloni dell'alta tensione, si incontra una traccia segnalata da nastri di plastica attorno ai tronchi. Dal confronto con la relazioni di Itineralp, sembra però che ci siano più possibilità per scendere la parte inferiore del versante...

Dulcis in fundo, giunti sul conoide di deiezione del Rio Inferno, tra un poligono di tiro e gli argini del torrente, rimane una boscaglia con molti rovi da attraversare senza un sentiero evidente. 

Tempi: circa 2:30 (compresi diversi tentativi per la ricerca del percorso)

Hike partners: atal


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Comments (6)


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Simone86 says:
Sent 30 April 2017, 22h52
alle pendici di Crotta e Scaravini, che luoghi pazzeschi. Complimenti per le vostre esplorazioni!

atal says: RE:
Sent 1 May 2017, 09h17
Grazie Simone, sono tra i posti più selvaggi dell'Ossola, ancor meno battuti dei Corni di Nibbio, e danno sensazioni uniche a chi cerca un rapporto "diretto" con gli ambienti naturali e non si spaventa all'idea di dover procedere ad intuito.
Buone cose,
Andrea

Zaza says: Ciao buongustaio ;-)
Sent 1 May 2017, 12h22
che sorpresa, questo sentiero di discesa...

ciao, zaza

atal says: RE:Ciao buongustaio ;-)
Sent 1 May 2017, 16h16
Ciao Zaza, il sentiero è solo una labilissima traccia fino a Fontana Ragozza. Ferruccio l'aveva fatto in salita anni fa. Poi si innesta su quello che riporta anche la CNS e che collega il Culet con la Colla d'Benin. Questo tratto è abbastanza chiaro e ci sono dei vecchi tagli. Comunque è quello in basso, che già conosci, il pezzo più cattivo.
Ciao,
A

itineralp says:
Sent 1 May 2017, 17h04
Zona difficile anche per il periodo favorevole alquanto ristretto: troppo in bassa quota per la stagione calda, troppo esposta a N per la stagione fredda. Il che peggiorava ancor più la vita già grama di chi caricava quegli alpi...

atal says: RE:
Sent 1 May 2017, 19h14
Luoghi remoti (se la distanza si misura in ore di cammino e in scomodità...) eppure così vicini (in linea d'aria) alle vie di comunicazione. Fin qui niente di nuovo: le basse quote dell'Ossola sono così, ma come giustamente hai sottolineato, qui siamo al cospetto di luoghi davvero poco sfruttabili (per l'esposizione e anche per gli accessi all'acqua), che la dicono lunga sulla miseria patita dalle popolazioni di montagna nei secoli passati...


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