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Salviamo la Bedu


Published by blepori , 29 December 2015, 19h37.

Region: World » Switzerland » Tessin » Locarnese
Waypoints:
Geo-Tags: CH-TI   Gruppo Pizzo Castello 

L'Alpe Bedu è uno dei posti più sperduti della Bavona; i suoi tre corti sul selvaggio fianco sopra Fontana erano caricati da poche vacche e molte capre. Il posto era talmente selvaggio e inospitale che l'Alpe fu abbandonata già nel 1870!

La si raggiunge da Fontana attraverso diversi itinerari, il più semplice via Cogliata oppure dal grande canale che sale da Fontana oppure dal Pass de Zandela (vedi). Di lì un selvaggio sentiero descritto nel volume sulla Bavona di Aldo Cattaneo e Giuseppe Brenna sale a Paraula (vedi la nostra relazione). Itinerari con difficoltà attorno al T5 e che richiedono grande senso di orientamento perché il vecchio sentiero non è più evidente.

Dei tre corti, il corte di fondo, ai piedi di una grande parete rocciosa, è ormai crollato; lo splendido corte di mezzo è anche in stato di abbandono, resiste solo la cascina isolata del Corte di Cima, su di un dolce poggio a dominio della Bavona. La Fondazione Lavizzara si è ora proposto un intervento conservativo per salvare il Corte di Cima, mettendolo a disposizione degli escursionisti come un semplice rifugio; il progetto prevede pure di pulire e marcare il sentiero di accesso (via Mulini) in modo da ridurne la difficoltà al livello T4.

La raccolta fondi è attualmente in corso (servono circa 40'000 CHF). Per maggiori informazioni consultare il sito del progetto.


Hike partners: blepori


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Comments (9)


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Poncione says: Complimenti...
Sent 29 December 2015, 21h57
Non ho altre parole per definire chi ha avuto l'idea di promuovere il recupero di questa baita arroccata sulle altissime rupi bavonesi... Inoltre, da italiano, sono esterrefatto nel constatare che la cifra occorrente ai lavori di ripristino (tra cui il miglioramente dell'unico sentiero d'accesso!) è tutto sommato modesta... da noi, forse, con uno zero in più e tempi alquanto biblici si potrebbe fare molto ma molto meno con difficoltà e distanze dimezzate.
Direi che continuate a essere un vero modello, purtroppo da noi ignorato, Voi Svizzeri.

Chapeau.

danicomo says:
Sent 29 December 2015, 22h48
Bella Benedetto,
sai se esiste un Iban per fare un versamento on-line?
Daniele

Vascoz says: RE:
Sent 17 January 2016, 21h46
Salve, trova tutto (conto/ video ecc.) su: alpebedu.ch
Grazie mille!!!

blepori says:
Sent 30 December 2015, 15h31
Ciao Daniele,
ti conviene scrivere a vasco.ryf@gmail.com.
Altrimenti qui ci si può registrare e promettere un contributo: https://www.progettiamo.ch/?progetti/179/alpe-bedu
Benedetto

Zaza says:
Sent 30 December 2015, 17h30
Vedi anche qui: Uno dei responsabili è iscritto su Hikr come vascoz. Oppure probrontallo.vasco@bluewin.ch

Ciao, zaza

GM says:
Sent 18 January 2016, 17h29
direi che un conto è sistemare la cascina, un altro segnare e sistemare il sentiero di accesso...
mai piu' porcherie modello Paraula, per favore!

io per salire alla Bedu ho sbagliato sentiero 3 volte e sono disceso con l'ansia di non ritrovare il sentiero giusto. ma il bello è, anche, questo!

blepori says: RE:
Sent 18 January 2016, 18h54
Condivido la tua passione per i posti senza sentiero! Guarda le mie gite.

Ma devo ammettere che, se si vuol far vivere la montagna, un minimo di manutenzione è necessaria; altrimenti quel poco che c'è si perderà del tutto.

Qui (non sono mai salito a Paraula) mi sembra che l'intenzione sia solo di pulire e segnare in modo che la traccia sia reperibile e alla portata di un buon "escursionista esperto". Un intervento tutto sommato molto ragionevole.

Vascoz says: RE:
Sent 13 March 2016, 16h08
Grande! Anch'io c'ho insistito a più riprese per arrivarci la prima volta, dall'alto verso il basso e in serata che il giorno tagliavo larici a Spülüi;)
Paraula: trovo anch'io che abbiano esagerato, noi non faremo nulla di simile!
Porcheria peró mi sembra un po' eccessivo, hanno comunque usato materiale e manodopera locale cercando di mantenere la struttura originale...

Vascoz says: Comunicato scuse
Sent 16 January 2019, 10h09
vi scrivo per dirvi, a malincuore, che non posso più proseguire con il progetto Bedu. Questo, purtroppo, significa anche che non riuscirò a mantenere le promesse fatte (magliette, scritte e voli) a voi donatori, che avete creduto in me e nella bontà di questa mia idea, che presto è diventata nostra.



Con queste righe, difficili per me che le scrivo, cercherò di spiegarvi quanto accaduto e cosa mi ha spinto a prendere questa dolorosa ed imprevista decisione.



Sono 4 anni che mi occupo, su incarico propostomi dalla Fondazione Lavizzara, del progetto di restauro conservativo della cascina. Ho dedicato circa 200 ore di lavoro, gratuito (perché così ritenevo giusto) a questo progetto: per pensarlo, scriverlo, creare la pagina web ed effettuare il crowdfounding (anche tramite un video). Una raccolta fondi in Ticino che inizialmente non ha incontrato il favore della Fondazione, che solitamente appalta questo lavoro ad una ditta specializzata e trova i fondi solo nella svizzera interna. Ma sono andato avanti. C’è stata poi la fase della domanda di costruzione, che è stata accettata in comune e della richiesta di sussidio per il tetto in piode (approvato anche questo, ma solo, va da sé, si sarebbe ricevuto a lavori ultimati). Nel 2016 siamo finalmente partiti con i lavori di gruppo: abbiamo migliorato il sentiero, scoperchiato il tetto, rifatto il muro ed un frontone. Abbiamo poi, con validi aiutanti, fissato per l’autunno dello scorso anno (2018) i lavori di rifacimento del tetto, quelli più importanti. Fin qui tutto bene. Purtroppo, però, il “teciatt” (Tenconi Luciano di Gordola) si è dovuto operare d’urgenza e abbiamo quindi deciso (gioco forza) di rimandare il lavoro alla primavera di quest’anno (per esser sicuri abbiamo contattato il bavonese Sirino Dadó, in modo da avere, se qualcosa fosse ancora andato storto, anche un piano “B”).



Permettetemi una piccola partentesi, ma fondamentale: abbiamo scelto di lavorare con il Tenconi perché è specializzato nei restauri conservativi utilizzando quasi solo vecchie piode (v. restauro d’Efra o il mulino di Corippo) e perché siamo buoni amici, visto che partecipo da anni ai cantieri di volontariato lavorativo della Società escursionistica verzaschese (a Cornavosa, Congnora ed Efra). Luciano inoltre si è messo a disposizione coi suoi 2 apprendisti (Giona Grassi e Geremia Bisi) volontariamente, facendoci così risparmiare non poco denaro. L’idea era di rimanere, con chi avrebbe avuto voglia, i due o tre fine settimana previsti anche a dormire, così da ridurre al minimo i voli di elicottero e goderci anche, come nello spirito del progetto, questo luogo così speciale. Un luogo magico anche agli occhi della RSI che – per il tramite del programma Sottosopra – da più di un anno ci segue per far un documentario; un progetto unico nel suo genere, proprio perché nato dal basso.



Ad inizio dicembre però la doccia fredda. Quasi per caso ho scoperto che il capo dell’azienda forestale di Cevio (Afop) Giacomo Fiori (membro della Fonda Lavizzara) aveva già fatto posare il tetto (a fine novembre) ai suoi operai (4 bergamaschi e Martino Fiori, 69 enne falegname). Così facendo s’è allontanato tanto dall’obiettivo “intervento conservativo minimo” sempre prefissato dal progetto e dalla domanda di costruzione. Con questo intervento è stata stravolta l’intera architettura: sono state aggiunte 2 radici, è stata rialzata la cascina e son stati aggiunti 2 triangoli della carpenteria (ora son 4!); gli operai non hanno usato palette di vecchie piode da noi recuperate nelle cascine sottostanti perché non viste (innevate) ma quasi solo nuove di cava; non hanno usato i “tampiee” (correntini) in larice di Spului sopra Brontallo (preparati st’estate e, a detta del Tenconi, perfetti). Ne hanno invece portati altri, con l’elicottero, di castagno francese e, inutile dirlo han fatto una marea di voli (gli operai non son mai rimasti su a dormire). Tutto denaro (prelevato dal conto dei donatori) che avevamo sperato di ottimizzare, organizzando i lavori in modo diverso e pensati sul lungo termine.



Appena saputo della notizia, vi lascio immaginare il tuffo al cuore, ho chiesto spiegazioni (inutilmente) a Giacomo. Speravo, non vi nascondo, di riuscire ancora a trovare una soluzione diplomatica che accontentasse tutti, a salvare il progetto. Purtroppo, così non è andata. Per Giacomo questa scelta è stata dettata dall’urgenza di avanzare con i lavori, perché così – dicono – hanno chiesto i donatori. I primi sono convinti che con il mio modo di fare non sarei mai arrivato a nulla, e voi donatori mi avete sempre dato riscontri positivi. Nessuno m’ha mai dato un ultimatum, quindi non capisco assolutamente le ragioni di questa fretta (ricordo che la cascina fu abbandonata dal 1870…). Così facendo verosimilmente non si riceveranno 5 000 dall’ente sviluppo Locarnese, 5 000 dalla STAN ed il sussidio piode (7 000).

Vi conosco (quasi tutti) personalmente e so che se avete dato fiducia a questo progetto è perché credete nel suo intrinseco ed ancestrale valore, in un modo di lavorare pensato e rispettoso della nostra cultura e dell’ambiente


Non posso quindi che chiedervi scusa, per aver scelto male la collaborazione con la Fondazione. Mancano ancora molti lavori, a partire dalla posa pavimento, la costruzione cicogna al camino, l’installazione della cisterna + raccolta e filtrazione acqua piovana, la pulizia finale del cantiere ed i lavori legati alla comunicazione dell’opera (cartelli, rete rifugi ecc.). Spero capirete che in questo contesto d’impossibilità di dialogo non me la sento di andare avanti, ma con chi è venuto e mi ha aiutato in ogni modo, s’è creato un clima indescrivibile…GRAZIE DI CUORE A TUTTI COLORO CHE CI HANNO CREDUTO!!!!

Per informazioni aggiuntive chiamate Giacomo Fiori 079 644 32 32 o contattate flavizzara.com (Hanno fatto anche i lavori di Paraula)


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