Cima Cioltro (1803 m) - Stegnone (2028 m) [+ des. Mottale (2169 m) - Cima di Piancra bella (2383 m)]


Publiziert von Varoza , 31. Mai 2014 um 22:32.

Region: Welt » Schweiz » Tessin » Bellinzonese
Tour Datum:29 Mai 2014
Wandern Schwierigkeit: T5 - anspruchsvolles Alpinwandern
Wegpunkte:
Geo-Tags: Gruppo Pizzo di Claro   CH-TI 
Aufstieg: 1370 m
Strecke:Piana (920 m) - Sotarègn (937 m) - quota 1072 m - Ruscada (1191 m) - Alpe di Salosa (1573 m) - Bocchetta di Salosa (1770 m) - cresta NE - quota (1867 m) - Cima Cioltro (1847 m - 1803 m). Traversata: Cima Cioltro (1803 m) - Bochcetta di Salosa (1770 m) - cresta - Stegnone (2028 m). Discesa: Stessa via di salita.
Zufahrt zum Ausgangspunkt:Da Claro si sale lungo la carrozzabile (barriera con accesso a pagamento: Chf 10.-) che porta all’omonimo convento oppure a Maruso. Dal bivio, si svolta sinistra in direzione di Maruso, e poco sopra Censo si lascia la carrozzabile per proseguire su una strada a tratti sterrata, a tratti asfaltata che porta poco sotto Sotarègn. Questo tratto di carrozzabile è di recente fattura e dunque in buono stato, ma è comunque consigliabile l’utilizzo di una vettura con assetto un po’ alto (VW Golf come riferimento).
Kartennummer:CN 1293 Osogna

Premessa:
 
Con il percorso odierno vado a chiudere la stupenda e selvaggia cresta WSW che dal Pizzo di Campedell scende a cavallo tra le valli di Cresciano e Osogna. All’appello mancano dunque la Cima Cioltro e lo Stegnone.
Oltre alla seguente relazione, aggiungerò anche l’inedita descrizione del tratto Mottale - Cima di Piancra bella percorsa il 17 maggio 2012, che per la prima parte si svolge sull’identico sentiero. E’ complicato effettuare la traversata completa su cresta dalla Cima Cioltro alla Cima di Piancra bella in quanto la cresta presenta un parete verticale di decine di metri poco oltre la Bocchetta di Val d’Egri. Per raggiungere il Mottale (2141 m) dallo Stegnone, bisognerebbe perdere quota fin quasi a Ruscada perdendo 700 metri, oppure tentare un aggiramento della difficoltà sull’impervio versante osognese (forse tracce di vecchi sentieri dei cacciatori). Vale dunque la pena dividere in due distinte gite il raggiungimento delle sopracitate vette.

 
 Da Piana (920 m), dove posteggiamo il veicolo, attraversiamo un prato e ci congiungiamo subito al sentierone che sale da Moncrino (805 m). In breve raggiungiamo così il grazioso nucleo di rustici di Sotarègn (937 m) per poi entrare nella fresca Valle di Cresciano. Superiamo dapprima il bivio con il sentiero che prosegue sull’altro lato del fiume Boggera e poco oltre anche la biforcazione che porta al Rifugio Alpe di Peu (1725 m) per infine arrivare a Ruscada (1191 m), dove ci rifocilliamo a dovere.  
 
Da Ruscada seguiamo i segnavia B/R/B che portano al Sasso Bianco superando i due ponti di ferro che sovrastano le imperiose acque della Boggera. Proseguiamo per poco verso sinistra per poi salire quasi in verticale per una 30 di metri di dislivello fino a rintracciare un’antica traccia di sentiero che sale all’Alpe di Salosa di Cresciano. Salvo qualche tratto dove la traccia non è ben visibile (molto raro), tutto sommato si potrebbe parlare di un vero e proprio sentiero che reggerebbe la segnalazione sulla CN (molti anche gli ometti di sasso lungo l’intero percorso). Il tracciato agevola di molto la salita sia per quanto riguarda l’orientamento sia per quanto riguarda il terreno che resta comunque piuttosto ripido. Per un tratto costeggiamo l’evidente parete che spiove dallo Stegnone ed a quota 1380 m ca. incontriamo una provvidenziale larga cengia erbosa che ci permette si superare un precipizio e proseguire su per il fianco SE della montagna solcando anche una bella scalinata di pietre ed incrociando dei vecchi ruderi. Superato un ultimo valloncello a ca. 1540 m il sentiero vira deciso verso sinistra ed in breve raggiungiamo l’Alpe di Salosa di Cresciano (1574 m), ove una cascina è ormai quasi avvolta dal prorompente bosco.
 
Da qui ritorniamo sui nostri passi per qualche metro, e riprendiamo la traccia nel bosco di abeti (in molti tratti il sentiero è interrotto dalla caduta di alberi) che ora sale meno ripida fino a farci sbucare di colpo alla Bocchetta di Salosa (1770 m), dove scorgiamo anche un rudere. 
 
Dall’erbosa sella, proseguiamo ora sulla larga cresta NE perlopiù boschiva con terreno spesso cespuglioso, fino a guadagnare la quota 1867 m e discendere poi alla vetta più alta della Cima Cioltro (1847 m). Su questo punto non c’è granché da segnalare ed il panorama non è nemmeno dei migliori ragion per cui scendiamo un breve scalino roccioso grazie ad un canalino e ci portiamo alla vetta trigonometrica della cima, ossia la quota 1803 m. Da qui, al contrario della quota precedente, la vista è decisamente di spessore.
 
Non ci fermiamo per molto, anche perché c’è un’altra vetta in programma. Ci riportiamo di nuovo alla depressione di quota 1770 m e questa volta ci dirigiamo nell’altro senso su per la cresta WSW dello Stegnone.
 
Il primo tratto è dolce e boscoso fino ad incontrare un primo sbarramento roccioso, che superiamo facilmente con breve digressione sul fianco osognese per poi  riguadagnare al più presto la cresta, in prossimità di un tronco d’albero carbonizzato da un fulmine. Qui la cresta diventa erbosa e rimane piuttosto larga fino a giungere a ridosso di grossi macigni. Continuiamo a superare i facili blocchi fino a sbucare ad un evidente selletta (1890 m ca.), che si affaccia precipite sul lato della Valle di Cresciano. Sopra è impossibile continuare poiché la parete si impenna verticale e dunque evacuiamo su una traccia di sentiero (sotto un abete) sul versante W. Il terreno è ripido ed umido ma si prosegue bene con ascesa graduale tra valloncelli appena sotto le rocce che spiovono dalla cresta. Quando il terreno ce lo permette cerchiamo di riguadagnare la cresta e lo facciamo in maniera quasi verticale, dapprima su neve residua per poi districarci tra rami di cespugli e roccette (con vegetazione estiva sarebbe molto difficile riguadagnare la cresta). Sbuchiamo a quota 1950 m ca., su di un terrazzo fiorito, già oltre lo sbarramento roccioso e da qui entriamo stavolta su un tratto ripido ed erboso del versante della valle di Cresciamo. In questo settore il filo resta invece ancora roccioso e pertanto è più semplice salire alla sua destra.  Solo nel tratto finale ci ricongiungiamo con la cresta WSW che in breve ci porta di fronte all’ometto di vetta dello Stegnone (2028 m).

Il panorama da quassù è spettacolare e le alte vette che circondano questa dorsale sono ancora in veste invernale. Non ci resta che concederci un’abbondante ora di riposo prima della discesa lungo la stessa via di salita.

Note:
 
Vetta:
Segni trigonometrici sulla Cima Cioltro (1803 m); Ometto di sasso sulla vetta dello Stegnone.
 
Piana:
Ampia possibilità di parcheggio.
 
Valutazione:
Piana - Ruscada: T3 (EE)
Ruscasa - Bocchetta di Salosa - Cima Cioltro: T4 (EE) - Buon senso dell’orientamento su terreno selvaggio
Bocchetta di Salosa - Stegnone: T5 - (EI)

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17 maggio 2012
Mottale (2141 m - 2169 m) - Cima di Piancra bella (2383 m - 2414 m)
 

Fonte: CN 1293 Osogna
 
Percorso: Sotarègn (937 m) - quota 1072 m - Ruscada (1191 m) - Scengio di Dov – Alpe di Corött (1507 m) - quota 1762 m - Alpe di Croslee (1967 m) - Mottale (2141 m) - Mottale (2169 m) - Alpe di Croslee (1967 m) - quota 2209 m - cresta W - quota 2182 m - quota 2131 m - Cima di Piancra bella (2383 m - 2414 m).
Discesa: Bocchetta del Campedell (2390 m) - Alpe di Perosa (1984 m) - Alpe di Pontéi (1696 m) - Alpe di Corött (1507 m) - Sotarègn per la stessa via di salita.
 
Dislivello:1963 m (salita)

Vette:
Ometti di sasso su quasi tutte le punte che svettano dalla cresta che congiunge il Mottale alla Cima di Piancra bella.
 
Valutazione:
Sotarègn - Alpe di Corött: T3
Alpe di Corött - Mottale: T4 (EI - sentiero non sempre visibile, soprattutto nei pressi dell’Alpe - buona capacità di orientamento su terreno selvaggio)
Mottale - Cima di Piancra bella (2383 m): T4+ (passaggio di III poco prima della vetta del Piancra bella)
Cima di Piancra bella - quota 2414 m: T5+ (F - passaggi di II)
Bocchetta del Campedell - Alpe di Perosa - Alpe di Pontèi: T4 (EE)
Alpe di Pontèi - Sotarègn: T3 (EE)


Relazione:
Il primo tratto di percorso è identico alla descrizione del rapporto precedente: Da Sotarègn (937 m) si segue il bel sentiero con segnavia B/R/B fino a Ruscada (1191 m). Dal monte, si continua a percorrere la Valle di Cresciano, sempre su bel sentiero segnato, passando per il Scengio di Dov fino a raggiungere un ponticello che permette l’accesso alla verdeggiante radura dell’ Alpe di Corött (1507 m).
 
Dal pianoro dell’alpe si comincia ad alzarsi in diagonale verso sinistra alla caccia di un vallone. La ricerca non è semplice a causa del fitto bosco e della mancanza di tracce. Una volta raggiunto il canale detritico, lo si risale comunque in maniera piuttosto agevole nella parte destra per poi uscire verso sinistra a quota 1650 m. ca. Da qui, il pendio boscoso si fa molto ripido, ma una prima visibile traccia aiuta la salita, che si svolge di fatto quasi in verticale sulla costola della montagna. A quota 1800 m. ca. si svolta decisi verso W e con ascesa trasversale (le tracce si perdono di nuovo ma compaiono comunque delle prime saltuarie pennellate rosse) si raggiunge la cascina dell’Alpe di Croslee (1967 m).
 
Da qui, si seguono ancora delle tracce di sentiero e con ascesa sempre in diagonale verso sinistra si guadagna senza troppa fatica l’erbosa vetta del Mottale (2141 m), oltre la quale vi è un precipizio di decine di metri.
 
A ritroso, si scende poi alla dolce selletta erbosa posta tra le due vette  e si risale verso la cima più alta del Mottale (2169 m). La si raggiunge superando un breve scalino roccioso (II), oppure aggirando la difficoltà sul versante di Cresciano per poi agguantare la vetta dalla cresta opposta, che resta erbosa. Dal culmine si discende in breve alla Bocchetta del Mottale (2089 m).
 
Da qui c’è uno sbarramento verticale proprio sotto la quota 2209 m che non permette di proseguire in cresta, per cui gioco forza bisogna ridiscendere fino all’Alpe di Croslee e proseguire poi su una bella traccia (con segni gialli) che sfrutta il fianco destro della montagna. La si segue fino a quota 2040 m ca. e poi si può riguadagnare in breve la cresta salendo un ripido vallone erboso con cespugli. Raggiunta la cresta, si può anche accedere al belvedere di quota 2209 m senza grossi problemi; alcune difficoltà le si possono aggirare questa volta sul versante osognese. In vetta c’è un bel omone di sasso e la vista è pregevole; val dunque la pena farci una visita.
 
Da qui si ridiscende al punto sopracitato e si segue in modo integrale la cresta WSW fino alla sella di quota 2131 m, posta proprio di fronte alla Cima di Piancra bella. Da questa depressione, si può eventualmente evacuare all’Alpe di Perosa, su tracce di sentiero. Credo che questo punto sia l’accesso più semplice alla cresta WSW, prendendo in considerazione il tratto che va dalla sella 2131 m alla Bocchetta di Salosa (1770 m).

Dalla bocchetta 2131 m, si sale lungo la cresta W, che si presenta ridipa, erbosa con dei cespugli, ma nulla di ostico. Proprio a ridosso dello zoccolo sommitale, c’è da superare una breve paretina (III) “ad angolo”, comunque ben appigliata. C’è anche una pioda orizzontale che dà un buon punto d’appoggio per intraprendere la corta arrampicata ed inoltre una sporgenza sulla parete di sinistra permette di aggrapparsi abbastanza agevolmente (c’è anche un vecchio cordino avvolto attorno ad un macigno). Superato l’ostacolo si giunge di fronte al bell’ometto di sasso della Cima di Piancra bella (2383 m).
 
Dalla citata vetta si può solcare quasi in modo integrale il proseguo della cresta WSW, e questo tratto è senza dubbio quello più entusiasmante. Con una vista spettacolare sul Campedell e sui “Torrenti”, si discende tra roccia ed erba ad una sella. Poco dopo la vetta del Piancra bella si supera una difficoltà portandosi sul versante della valle d’Osogna. Si sale poi ad un'altra cupola con brevi passaggi di II e qualche aggiramento sul versante destro. Dalla cupola (senza nome sulla CN) si ridiscende di nuovo ad un’altra depressione posta a ridosso della torre di quota 2414 m. Qui la cresta si impenna e si fa ostica. C’è un passaggio di IV, che però si può aggirare con ascesa sul ripido ed esposto versante E (passaggi di II molto esposti ). Cercando la via più idonea si raggiunge così il gendarme di quota 2414 m che ospita un bell’ometto di sasso. Anche da qui la vista è spettacolare.
 
Dalla cupola si discende poi alla Bocchetta del Campedell (2390 m) seguendo la cresta rocciosa oppure tenendosi appena alla sua sinistra. In questa occasione il fianco osognese è innevato e la discesa diviene più semplice.
 
Dalla Bocchetta del Campedell non resta che perdere quota fino a raggiungere il termine del fondovalle. Dapprima, su nevai, tenendosi sotto le pareti della quota 2414 m si raggiunge un pianoro a quota 2300 m ca., dove si incontra anche una cascina. Il tratto che segue è il più problematico in quanto bisogna superare delle fasce rocciose; ci sono però delle tracce di sentiero che agevolano l’orientamento. Inoltre si ha spesso in mira l’Alpe di Perosa.
 
Una volta giunti alla cascina dell’Alpe di Perosa (1984 m), si discende quasi in verticale, su un terreno piuttosto aperto, seguendo una traccia di sentiero con delle pennellate rosse (costola posta tra un valloncello ed il bosco). Guadagnato anche l’Alpe di Pontèi (1696 m), le pendenze si riducono al minimo, e senza più difficoltà si rientra all’Alpe di Corött per poi proseguire con lo stesso percorso di salita.


Tourengänger: veri, Varoza


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Kommentare (1)


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danicomo hat gesagt:
Gesendet am 1. Juni 2014 um 09:27
Bel giro e descrizione precisa....
Ciao e grazie
Daniele


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