Saint-Leon-sur-Vézere e le grotte preistoriche della Vallée du Vézere


Publiziert von paoloski Pro , 15. April 2013 um 22:22.

Region: Welt » Frankreich » Aquitaine » Dordogne
Tour Datum:29 Juli 1993
Mountainbike Schwierigkeit: L - Leicht fahrbar
Wegpunkte:
Geo-Tags: F 
Zeitbedarf: 2 Tage
Aufstieg: 150 m
Abstieg: 150 m
Zufahrt zum Ausgangspunkt:St. Leon-sur-Vézere si trova ad una ventina di Km a Nord di Sarlat-le-Canéda. La D706 percorre la valle della Vézere.
Zufahrt zum Ankunftspunkt:Gita andata e ritorno con partenza da St. Leon-sur-Vézere.
Unterkunftmöglichkeiten:Camping Municipal di St. Leon-sur-Vézere. Hotel, pensioni, B&B e camere in tutta la regione. Rivolgersi ai Syndacates d'Initiative.
Kartennummer:Michelin 235 e cartine dei Syndacates d'initiative locali

Provenienti da Domme arriviamo a quello che dovrebbe essere uno degli atout di questo viaggio: la valle della Vézere con le sue grotte, qui si trovano circa la metà dei siti preistorici della regione.
Decidiamo di fare tappa a St. Leon-sur-Vézere che, oltre ad essere in posizione centrale nella vallata della Vézere, viene classificato fra i più bei villaggi francesi.
Il paese è veramente minuscolo ma nonostante abbia solo 400 abitanti possiede due castelli (ed altri due nelle immediate vicinanze) ed è un vero  piccolo gioiello.
Il campeggio municipale posto lungo le sponde del fiume è piccolo ma tranquillo e molto confortevole, l'ufficio turistico è gestito da volontari molto giovani ma decisamente entusiasti: in un attimo ci forniscono ragguagli sui siti della zona e sulla possibilità di muoversi con le bici, veniamo abbondantemente riforniti di depliants e cartine cosicchè, il giorno dopo siamo pronti ad andare alla scoperta della verdissima vallata della Vézere e dei suoi monumenti.
Da St Leon attraversiamo il ponte sulla Vézere e prendiamo la D66, se la D706, sull'altra sponda del fiume, è ben poco trafficata, questa è veramente tutta per noi e per gli altri ciclisti che incrociamo strada facendo, ci dirigiamo verso Sud Ovest, ad una curva nei pressi di Peyzac proseguiamo per una sterrata ed in un attimo ci troviamo ai piedi della falaise de la Roque-Saint-Cristophe, un'impressionante bastionata in cui si trovano, disseminate fra i suoi cinque strati sovrapposti, un centinaio di cavità in cui sono stati ritrovati reperti risalenti ad un periodo che va dal Paleolitico superiore fino all'età del bronzo.
Oltre la metà dei siti archeologici della regione si trova lungo il corso della Vézere, è giocoforza fare una scelta: non abbiamo un mese di tempo a nostra disposizione, purtroppo.
La prossima, imprescindibile, tappa è al Museo della Preistoria di les Ezyes-de-Tayac dove tabelloni, esplicativi chiari e ben fatti e migliaia di reperti esposti nelle numerose vetrine offrono una prima ampia visione di quello che la regione offre.
La visita ci prende più di tre ore, usciamo dal museo affascinati ed entusiasti da quanto visto.
È mezzogiorno... "stacchiamo dalla preistoria" con un assaggio delle numerose ed ottime specialità regionali in un locale ai piedi del museo.
Dopo pranzo ci rimettiamo in sella, prendiamo la D47 in direzione Nord ma dopo pochi Km imbocchiamo una stradina che ci porta ad attraversare un nucleo di case coloniche denominato la Chapelle, tutt'intorno campi e, soprattutto, oche: questa è la patria del foie gras ed i palmipedi sono onnipresenti, ancora un paio di Km ed eccoci alla grotta di Rouffignac, le sue gallerie si sviluppano per oltre 8 Km, decisamente troppi per una visita a piedi: veniamo caricati su un trenino elettrico e ci addentriamo per ben 4 Km all'interno delle gallerie principali, quando scendiamo la guida ci mostra finalmente i graffiti e le pitture, c'è da rimanere senza fiato: vediamo cavalli, stambecchi, rinoceronti lanosi, uri.... ma quelli che sono incredibili sono i mammouth, sono a grandezza naturale, enormi, uno fra gli altri supera i suoi simili per dimensioni e misura delle zanne, viene detto "il patriarca"; vi è poi una sorta di fregio con numerosi mammouth un poco più piccoli dove si vedono due branchi che si affrontano. La meraviglia, se possibile, aumenta quando la guida ci spiega che la grotta è stata scavata: nel paleolitico il soffitto si trovava a non più di 150 cm dal suolo...dipingere o graffire questi animali, con tale precisione ed accuratezza, alla sola luce delle torce ed a 4 Km dall'ingresso, ed in un'epoca che va dai 13000 ai 10000 anni fa, ci lascia storditi ed increduli.
Usciamo alla luce del sole e rientriamo al nostro campeggio passando per il minuscolo nucleo di Fleurac.

Il giorno dopo ci dirigiamo verso Nord Est: meta odierna è Lascaux. Dapprima però facciamo una sosta per visitare il castello di Losse, un elegante edificio risalente al XVI secolo ed in ottime condizioni di conservazione tanto all'esterno che all'interno dove si trovano magnifici mobili e tappezzerie.
Riprendiamo la strada e veniamo attirati dalle indicazioni del "Parco preistorico di le Thot", è proprio qui vicino ad un centinaio di metri di dislivello sopra il castello, pigiamo sui pedali e seguiamo la bella strada ombreggiata che in breve ci porta all'ingresso.
Paghiamo un prezzo più che onesto ed entriamo a visitare il parco: ci sono pannelli esplicativi sui siti preistorici della regione (non così accurati ed approfonditi come quelli del museo di les-Eyzies-de-Tayac, diciamo più "turistici") ma a colpirci sono gli animali: ci sono dei Bisonti europei, provenienti dalla Foresta di Bialoweza, in Polonia, oggi come oggi l'animale più simile all'Uro primigenio che viveva nel Paleolitico; ci sono dei cavalli di Przewalsky e degli asini selvatici provenienti dalle steppe dell'Asia centrale, anch'essi risalenti direttamente dagli equini preistorici, ma quello che ci diverte di più  è l'enorme mammouth: un modello estremamente accurato che barrisce e muove la proboscide, i bambini ne sono molto colpiti!
Riprendiamo la strada, una bella discesa fino ai bordi della Vézere e poi via in direzione Montignac, poco prima del villaggio giriamo a destra ed affrontiamo una terrificante salita con pendenza del 17%, arriviamo a Lascaux, o meglio a Lascaux II cioè la ricostruzione esatta della grotta e dei suoi dipinti:per ragioni di conservazione infatti il sito originario non è visitabile se non dagli studiosi, alcuni sembrano irritati, quasi schifati, da questa cosa, peraltro ben spiegata su guide e cartelli, la ragione ci è veramente incomprensibile: nessuno dei saccenti turisti ha l'aria di essere un paleoantropologo e se non gli avessero detto che entrano in una ricostruzione sarebbero entusiasti e convinti di aver visitato l'originale! D'altronde da noi si dice di "non dar zucchero ai somari"
Lascaux II in effetti è una ricostruzione veramente accurata, la morfologia della grotta è stata perfettamente ricreata ed i dipinti, grazie alle moderne tecniche di riproduzione, sono veramente perfetti.
Nonostante i dipinti di Lascaux siano anteriori a quelli di Rouffignac, risalgono infatti al periodo Magdaleniano, fra 17000 e 12000 anni fa, appaiono più accurati,  forse gli artisti di Rouffignac avevano intrapreso una strada diversa, più astratta si fa per dire. è comunque incredibile una tale diversità a pochi chilometri di distanza anche se, a ben vedere, l'intervallo temporale fra le due manifestazioni artistiche è di qualche migliaio di anni.

Rientriamo al campeggio e, come ieri sera, approfittiamo della serata estiva per goderci la tranquillità di questo villaggio: camminiamo per le strette strade contornate da case solide e ben costruite che non mancano però di una loro, austera, eleganza; percorriamo il lungofiume fino al bel castello di Clérans: è tutto chiuso ma sbirciando all'interno del muro di cinta si vede un verde ben curato, intorno vi è una pace a cui non siamo abituati, l'unico rumore arriva da qualche, rara, barca a motore che sale o discende il corso della Vézere.

A distanza di anni questa rimane una delle vacanze più belle mai fatte: le grotte, i paesi, il paesaggio, il verde, la tranquillità, la cordialità della gente, la cucina, il vino, il clima...tutto ha concorso a far si che in questo viaggio ogni cosa restasse memorabile. 

Tourengänger: paoloski, annna


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