Cima Piazzi: chi Q 3.235, chi Q 3.439 - 31 Luglio / 1 Agosto 2012
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Vista da
heliS
Prologo
Che i miei sassolini ghiacciati tornassero nel freezer lo avevo capito già, ora ne ho la certezza :(
Arriva la mail: Cima Piazzi, dormiamo al Bivacco Cantoni, tentiamo la nord: vieni?
La proposta è tanto allettante quanto assurda: ma non era quella del GranPa la nord più facile? Ma come fare a dire di no avendo la possibilità di visitare una zona cosi lontana, sconosciuta e dormire in bivacco? Accetto, ovviamente, senza recriminare.
Non recrimino neppure quando vado a vedere la relazione: AD Smetto di leggere e penso che probabilmente mi fermerò al bivacco.
Non recrimino nemmeno quando scopro che mi devo portare le due picche … Giuliano è convinto che io salga … mah!
Martedì, 31 Luglio
Partiamo al pomeriggio dell’ultimo giorno di Luglio, caldo, assolato ma con nuvole. La meteo non è bellissima neppure per domani ma siamo audaci e fiduciosi.
A Isolaccia cerchiamo disperatamente del caffè solubile per la colazione (trovato!) e il vigile per il permesso di salire fino a Malga Boron ma il vigile alle 16:30 inizia il “giro delle infrazioni” e poi se ne va a casa.
Dopo le 18 però è possibile salire fino all’agriturismo e poi troviamo un passaggio per l’alpe e per fortuna perché gli zaini, chi per un motivo e chi per l’altro, pesano maledettamente.
All’Alpe ci guardano stupiti: siete convinti? La meteo, i sassi … non è una cima facile … ma si, noi andiamo!
Come al solito sbagliamo versante di salita (l’avevo detto io di attraversare al ponte!) e cosi ci troviamo un guado simpatico da superare per raggiungere i segni che con ripidissimo sentiero ci portano in cresta. Si suda abbondantemente, abbiamo preso 4 gocce d’acqua e questo ha bagnato anche l’aria; l’umidità è pazzesca, suda perfino Giuliano!
Circa 600 m, con zaini pesantissimi e caldo da paura ma in un’ora e 40 siamo al bivacco. Ci cambiamo, stendiamo le cose ad asciugare, mando gli ometti a prendere l’acqua con la tanica solo che non ho fatto caso al tappo che è rimasto in bivacco con il risultato che non possono metterla in spalla ma la devono trasportare molto scomodamente su per il pendio :)
Cena: la mia mega insalata di riso sparisce in pochi minuti, poi le polpette vegetariane e poi i ragazzi si preparano per la notte … di già???
Io aspetto, giochiamo a “E’ arrivato un bastimento carico carico di … “ ridendo come dei bambini e cosi si fanno le 22. E no, ora è proprio il momento di andare a dormire, domani ci alzeremo all’alba e ho già capito che sarà una super-sfacchinata.
Buona notte!
Mercoledì, 1 Agosto
Ci svegliamo di ottimo umore dopo una notte tranquilla. Prepariamo la colazione, prepariamo gli zaini e poi via, verso la nostra avventura.
Svegliandoci abbiamo trovato la bella sorpresa di una giornata eccezionale e siamo positivi. Gli zaini sono ancora pesanti, abbiamo messo l’imbraco ma picche e ramponi sono ancora dentro. Purtroppo non fa freddo e questa è l’unica cosa che mi impensierisce.
All’inizio seguiamo il sentiero, poi qualche ometto … poi ci perdiamo aggirando roccette abbstanza instabili, salendole in passaggi divertenti e a volte esposti. Dobbiamo cercare un punto in cui risalire il ghiacciaio e quelle pareti che vedo davanti a me mi impensieriscono non poco.
Mario va tranquillo anche se ormai è fuori sentiero, noi lo seguiamo senza porci problema: d’altra parte non è detto che dal sentiero sia più agevole risalire il ghiacciaio.
Roccette, ora diventano bagnate dalla fusione del ghiaccio ma sempre divertenti e mai particolarmente difficili. Il momento di aggredire la parete bianco-grigia si avvicina e forse proprio perché guardo in alto che in un punto comodo (come spesso accade gli incidenti avvengono quando sei rilassato … ) il piede va la: sotto, il sasso e i sassolini aggregati si spostano tutti insieme e la caviglia parte.
Tutto bene, dico subito … ma non è vero. Mi fa male ma non è la prima volta che mi succede per cui non considero l’incidente.
Siamo alla base della parete, ci prepariamo. Ma io che ci faccio qui? E’ che essendo fuori sentiero non posso nemmeno dire che mi fermo qui, che torno indietro … oltretutto Giuliano ha visto un passaggio più agevole per la discesa per cui non si passerebbe neppure di qui …
Mario parte, decide però di traversare perché di la, a destra, sembra meglio.
Cavolo … poi devo fare pure io il traverso su ghiaccio … faccia a monte, picca e ramponi di punta … di tutto, vi prego, ma non i traversi su ghiaccio puro :( e ovviamente mi tocca quello.
Zitta zitta parto. Giuliano mette sul il disco che toglierà solo alla fine della parete e io cerco di ascoltare i suoi consigli.
Ecco, finalmente arrivo da Mario e guardo su … GULP!!! Cosa saranno … 60 … 65°? Forse qualcosa di più e per di più niente neve, solo ghiaccio.
Penso che almeno avrò la corda dall’alto … Mario … mi raccomando … bella tirata quando salgo io …
Mario parte. Giuliano lo segue con lo sguardo. A circa metà della parete Giuliano consiglia un chiodo, cosi da far sicura al primo di cordata. Poi la corda finisce. Il tempo a Mario di mettersi in sosta e devo partire io …
Allora … vai???
Aspetta, la corda è ancora lasca ….
Parto. Picca picca rampone rampone … cribbio: questo è proprio ghiaccio :(
Dai …. Via veloce … non fermarti … quando metti dentro la picca via il piede …
MARIOOOOOOOOOOOOOOOOOOOO !!!! Tira la cordaaaaaaaaaaaaaaaa !!!!!!!!!!!!!!!
Non mi sente e lo so, ma la corda magicamente si tira. Toppo con la picca una volta sola ma non cado; poi finalmente spiana. Giuliano è a pochi metri da me che continua a incitarmi. Arrivo da Mario: andate su, là spiana e poi arrivo io.
Cosi faccio, sono praticamente da prima ma ora è davvero più in piano.
Arrivo in un punto dove posso fermarmi e mi accorgo che un rampone si sta sganciando. Mi fermo a sistemarlo. E’ lo stesso piede dove ho preso la “storta” … cribbio, inizia a farmi male sul serio … che faccio …. lo dico? Ci provo, ma mi danno poco retta.
Ora è molto più dolce il ghiacciaio ma sempre ghiaccio, di neve non ce n’è praticamente più.
A me manca l’aria, la caviglia mi preoccupa e sto facendo troppa fatica a salire. Lo vedo il crepaccio ma stupidamente ci casco dentro (è il mio secondo crepaccio) e allora mi rendo conto che la mia concentrazione è al minimo e questa cima non lo permette.
Provo a dirlo: arrivo a quel colle e vi aspetto! Non se ne parla nemmeno …
Proseguo. La caviglia fa sempre più male e mi rendo conto che non riesco più a fare il passo di punta.
Crepaccia terminale. Mario cerca un punto dove salire. Parte.
Mi avvicino, lo guardo salire … guardo la parete … se non sono 50° saranno 55°
No, la mia mente (e la caviglia) si oppongono e ho imparato a dare ascolto a queste voci.
Io vi aspetto qui.
Guarda che poi te ne penti.
Lo so, ma vi aspetto qui. C’è un bel pezzetto comodo dove mettermi, mi copro e vi aspetto, mancano solo 200 m e senza di me fate in fretta.
Lo so che a Giuliano dispiace ma credo che abbia capito che qualcosa non va.
Loro partono, io mi assicuro alla picca, mi copro e mi sdraio al sole. Mi tiene compagnia l’acqua che si sta sciogliendo dalla crepaccia.
Ogni tanto arrivano le nuvole e mi sveglio per il fresco. Cerco di pensare a quanto tempo dovrò stare qui, penso che loro in un’oretta dovrebbero essere indietro e faccio i conti dell’ora in dovrebbero tornare.
Sono in pensiero, non lo nego, perché le condizioni della montagna non sono per nulla semplici. Loro sono bravi ma io sono in pensiero lo stesso. Guardo il cell, per fortuna qui prende.
Poi li vedo, 2 puntini lassù che scendono … ma quanto vanno piano … non è che sono lenti è che la parete è davvero lunga (inganna … e meno male che non sono salita!)
Finalmente si avvicinano e allora faccio un filmino al loro procedere e quando Giuliano è a portata di voce mi saluta con un “Come sono contento di vederti Silvia … “ capisco che non è stata una passeggiata … non è mai mai successo che mi avesse detto una cosa del genere.
Arriva anche Mario, facciamo una foto insieme e poi …. Ora li devo avvisare … lo so già che dovrò lottare con Giuliano ma la caviglia è andata: ragazzi, se volete scendere dovete dare retta a me, dove possibile mi calate … la mia caviglia è andata.
Mario non dice nulla, Giuliano non è contento ma accetta.
Ovviamente non è cosa semplice, non siamo in verticale e io sono una fifona ma una volta Mario, una Giuliano e cosi via arriviamo dove spiana; a questo punto la calata è controproducente per cui decido di farmi fare solo sicura. Se metto giù il piede in un altro modo o la neve/ghiaccio cedono sotto lo stesso io vedo le stelle … non avessi avuto il problema questo pendio me lo mangiavo ma cosi sto veramente soffrendo tanto.
Giuliano, sempre positivo e rincuorante: guarda che se non ce la fai qui alle roccette sarà anche peggio …
E allora arriva tutta la mia tensione, scoppio a piangere … non ce la posso fare …
Chiamiamo?
Si … forse è meglio.
Chiamo, mandano l’elicottero.
Cerchiamo di scendere ancora 20-30 metri per arrivare in una zona un pochino pianeggiante ma ci mettiamo davvero una vita.
I ragazzi del soccorso mi devono prendere di peso e caricarmi sull’elicottero.
Sondalo. Grande ospedale, personale davvero gentile.
E’ “solo” una distorsione, ma non ce l’avrei fatta a fare quel sentiero in sicurezza :(
Quando ho finito tutte le pratiche mi metto in sala d’attesa e dopo neanche 5 minuti arrivano i ragazzi a prendermi.
Prognosi: 14 gg di fasciatura e stampelle … a me sembra esagerato … speriamo di cavarmela con meno.
L’estate se ne è andata, ora non mi rimane che sperare nell’autunno … avevo cosi un buon allenamento … sgrunt!
Oggi hanno avuto il coraggio di camminare con me
Nano e
MarioMario
heliSLaLenta
Vista da
Nano - la rela_tecnica
Partiamo martedì 31 ala volta di Isolaccia, prendiamo la ripidissima strada che sale all'alpe Borron. Da quì un sentiero altrettanto ripido porta al bivacco Cantoni che raggiungiamo sotto una leggera pioggerellina. La Nanoband perde Pinuccio, siamo io Mario e la Silvia. Un'ottima insalata di riso per cena e poi a nanna.
Sveglia alle 5 e partenza alle 6, la parete Nord Ovest è messa maluccio come ghiaccio, per calcare il fronte bisogna zizzagare tra i sassi per almeno un'ora. Partiamo sul ripido (altrimenti perchè due picche ?) una breve paretina di ghiaccio vivo di almeno 70 gradi (evitabile) ci porta sul primo pianoro, un traverso a sinistra e poi puntiamo allo scivolo Nord-Ovest che porta direttamente alla cima.
La Silvia si ferma alla crepaccia terminale, io e Mario saliamo questo lungo scivolo di 45 gradi continuo con tratti di 50 gradi su ghiaccio vivo abbastanza repellente. Al termine un'estetica dorsale più appoggiata ci deposita in vetta alle 9,45.
L'idea di base nostra era di fare la parete Nord, ma questa è messa veramente male come ghiaccio e non ha una linea continua che invogli a salirla.
Questa chiaramente è solo una relazione tecnica, occorre dire 2 parole sull'incidente occorso alla Silvia. Inizialmente minimizzato da tutti noi ma che poi si è rivelato un grosso problema costringendoci a chiamare il soccorso alpino nonostante tutti gli sforzi della Silvietta per levarsi dai pasticci con solo il nostro aiuto. Era improponibile pensare di scendere con la caviglia in disordine per quasi 1.500 m su terreno alquanto difficile.
Guarisci in fretta!
31 Luglio – Bivacco Cantoni
Quota partenza: 2.050
Quota arrivo: m 2.625
Dislivello secondo Gipsy: m 580 circa
Tempo totale: 1 h 40 m
Km percorsi secondo Gipsy: 3,2 circa
La traccia del giorno dopo è poco significativa
Prologo
Che i miei sassolini ghiacciati tornassero nel freezer lo avevo capito già, ora ne ho la certezza :(
Arriva la mail: Cima Piazzi, dormiamo al Bivacco Cantoni, tentiamo la nord: vieni?
La proposta è tanto allettante quanto assurda: ma non era quella del GranPa la nord più facile? Ma come fare a dire di no avendo la possibilità di visitare una zona cosi lontana, sconosciuta e dormire in bivacco? Accetto, ovviamente, senza recriminare.
Non recrimino neppure quando vado a vedere la relazione: AD Smetto di leggere e penso che probabilmente mi fermerò al bivacco.
Non recrimino nemmeno quando scopro che mi devo portare le due picche … Giuliano è convinto che io salga … mah!
Martedì, 31 Luglio
Partiamo al pomeriggio dell’ultimo giorno di Luglio, caldo, assolato ma con nuvole. La meteo non è bellissima neppure per domani ma siamo audaci e fiduciosi.
A Isolaccia cerchiamo disperatamente del caffè solubile per la colazione (trovato!) e il vigile per il permesso di salire fino a Malga Boron ma il vigile alle 16:30 inizia il “giro delle infrazioni” e poi se ne va a casa.
Dopo le 18 però è possibile salire fino all’agriturismo e poi troviamo un passaggio per l’alpe e per fortuna perché gli zaini, chi per un motivo e chi per l’altro, pesano maledettamente.
All’Alpe ci guardano stupiti: siete convinti? La meteo, i sassi … non è una cima facile … ma si, noi andiamo!
Come al solito sbagliamo versante di salita (l’avevo detto io di attraversare al ponte!) e cosi ci troviamo un guado simpatico da superare per raggiungere i segni che con ripidissimo sentiero ci portano in cresta. Si suda abbondantemente, abbiamo preso 4 gocce d’acqua e questo ha bagnato anche l’aria; l’umidità è pazzesca, suda perfino Giuliano!
Circa 600 m, con zaini pesantissimi e caldo da paura ma in un’ora e 40 siamo al bivacco. Ci cambiamo, stendiamo le cose ad asciugare, mando gli ometti a prendere l’acqua con la tanica solo che non ho fatto caso al tappo che è rimasto in bivacco con il risultato che non possono metterla in spalla ma la devono trasportare molto scomodamente su per il pendio :)
Cena: la mia mega insalata di riso sparisce in pochi minuti, poi le polpette vegetariane e poi i ragazzi si preparano per la notte … di già???
Io aspetto, giochiamo a “E’ arrivato un bastimento carico carico di … “ ridendo come dei bambini e cosi si fanno le 22. E no, ora è proprio il momento di andare a dormire, domani ci alzeremo all’alba e ho già capito che sarà una super-sfacchinata.
Buona notte!
Mercoledì, 1 Agosto
Ci svegliamo di ottimo umore dopo una notte tranquilla. Prepariamo la colazione, prepariamo gli zaini e poi via, verso la nostra avventura.
Svegliandoci abbiamo trovato la bella sorpresa di una giornata eccezionale e siamo positivi. Gli zaini sono ancora pesanti, abbiamo messo l’imbraco ma picche e ramponi sono ancora dentro. Purtroppo non fa freddo e questa è l’unica cosa che mi impensierisce.
All’inizio seguiamo il sentiero, poi qualche ometto … poi ci perdiamo aggirando roccette abbstanza instabili, salendole in passaggi divertenti e a volte esposti. Dobbiamo cercare un punto in cui risalire il ghiacciaio e quelle pareti che vedo davanti a me mi impensieriscono non poco.
Mario va tranquillo anche se ormai è fuori sentiero, noi lo seguiamo senza porci problema: d’altra parte non è detto che dal sentiero sia più agevole risalire il ghiacciaio.
Roccette, ora diventano bagnate dalla fusione del ghiaccio ma sempre divertenti e mai particolarmente difficili. Il momento di aggredire la parete bianco-grigia si avvicina e forse proprio perché guardo in alto che in un punto comodo (come spesso accade gli incidenti avvengono quando sei rilassato … ) il piede va la: sotto, il sasso e i sassolini aggregati si spostano tutti insieme e la caviglia parte.
Tutto bene, dico subito … ma non è vero. Mi fa male ma non è la prima volta che mi succede per cui non considero l’incidente.
Siamo alla base della parete, ci prepariamo. Ma io che ci faccio qui? E’ che essendo fuori sentiero non posso nemmeno dire che mi fermo qui, che torno indietro … oltretutto Giuliano ha visto un passaggio più agevole per la discesa per cui non si passerebbe neppure di qui …
Mario parte, decide però di traversare perché di la, a destra, sembra meglio.
Cavolo … poi devo fare pure io il traverso su ghiaccio … faccia a monte, picca e ramponi di punta … di tutto, vi prego, ma non i traversi su ghiaccio puro :( e ovviamente mi tocca quello.
Zitta zitta parto. Giuliano mette sul il disco che toglierà solo alla fine della parete e io cerco di ascoltare i suoi consigli.
Ecco, finalmente arrivo da Mario e guardo su … GULP!!! Cosa saranno … 60 … 65°? Forse qualcosa di più e per di più niente neve, solo ghiaccio.
Penso che almeno avrò la corda dall’alto … Mario … mi raccomando … bella tirata quando salgo io …
Mario parte. Giuliano lo segue con lo sguardo. A circa metà della parete Giuliano consiglia un chiodo, cosi da far sicura al primo di cordata. Poi la corda finisce. Il tempo a Mario di mettersi in sosta e devo partire io …
Allora … vai???
Aspetta, la corda è ancora lasca ….
Parto. Picca picca rampone rampone … cribbio: questo è proprio ghiaccio :(
Dai …. Via veloce … non fermarti … quando metti dentro la picca via il piede …
MARIOOOOOOOOOOOOOOOOOOOO !!!! Tira la cordaaaaaaaaaaaaaaaa !!!!!!!!!!!!!!!
Non mi sente e lo so, ma la corda magicamente si tira. Toppo con la picca una volta sola ma non cado; poi finalmente spiana. Giuliano è a pochi metri da me che continua a incitarmi. Arrivo da Mario: andate su, là spiana e poi arrivo io.
Cosi faccio, sono praticamente da prima ma ora è davvero più in piano.
Arrivo in un punto dove posso fermarmi e mi accorgo che un rampone si sta sganciando. Mi fermo a sistemarlo. E’ lo stesso piede dove ho preso la “storta” … cribbio, inizia a farmi male sul serio … che faccio …. lo dico? Ci provo, ma mi danno poco retta.
Ora è molto più dolce il ghiacciaio ma sempre ghiaccio, di neve non ce n’è praticamente più.
A me manca l’aria, la caviglia mi preoccupa e sto facendo troppa fatica a salire. Lo vedo il crepaccio ma stupidamente ci casco dentro (è il mio secondo crepaccio) e allora mi rendo conto che la mia concentrazione è al minimo e questa cima non lo permette.
Provo a dirlo: arrivo a quel colle e vi aspetto! Non se ne parla nemmeno …
Proseguo. La caviglia fa sempre più male e mi rendo conto che non riesco più a fare il passo di punta.
Crepaccia terminale. Mario cerca un punto dove salire. Parte.
Mi avvicino, lo guardo salire … guardo la parete … se non sono 50° saranno 55°
No, la mia mente (e la caviglia) si oppongono e ho imparato a dare ascolto a queste voci.
Io vi aspetto qui.
Guarda che poi te ne penti.
Lo so, ma vi aspetto qui. C’è un bel pezzetto comodo dove mettermi, mi copro e vi aspetto, mancano solo 200 m e senza di me fate in fretta.
Lo so che a Giuliano dispiace ma credo che abbia capito che qualcosa non va.
Loro partono, io mi assicuro alla picca, mi copro e mi sdraio al sole. Mi tiene compagnia l’acqua che si sta sciogliendo dalla crepaccia.
Ogni tanto arrivano le nuvole e mi sveglio per il fresco. Cerco di pensare a quanto tempo dovrò stare qui, penso che loro in un’oretta dovrebbero essere indietro e faccio i conti dell’ora in dovrebbero tornare.
Sono in pensiero, non lo nego, perché le condizioni della montagna non sono per nulla semplici. Loro sono bravi ma io sono in pensiero lo stesso. Guardo il cell, per fortuna qui prende.
Poi li vedo, 2 puntini lassù che scendono … ma quanto vanno piano … non è che sono lenti è che la parete è davvero lunga (inganna … e meno male che non sono salita!)
Finalmente si avvicinano e allora faccio un filmino al loro procedere e quando Giuliano è a portata di voce mi saluta con un “Come sono contento di vederti Silvia … “ capisco che non è stata una passeggiata … non è mai mai successo che mi avesse detto una cosa del genere.
Arriva anche Mario, facciamo una foto insieme e poi …. Ora li devo avvisare … lo so già che dovrò lottare con Giuliano ma la caviglia è andata: ragazzi, se volete scendere dovete dare retta a me, dove possibile mi calate … la mia caviglia è andata.
Mario non dice nulla, Giuliano non è contento ma accetta.
Ovviamente non è cosa semplice, non siamo in verticale e io sono una fifona ma una volta Mario, una Giuliano e cosi via arriviamo dove spiana; a questo punto la calata è controproducente per cui decido di farmi fare solo sicura. Se metto giù il piede in un altro modo o la neve/ghiaccio cedono sotto lo stesso io vedo le stelle … non avessi avuto il problema questo pendio me lo mangiavo ma cosi sto veramente soffrendo tanto.
Giuliano, sempre positivo e rincuorante: guarda che se non ce la fai qui alle roccette sarà anche peggio …
E allora arriva tutta la mia tensione, scoppio a piangere … non ce la posso fare …
Chiamiamo?
Si … forse è meglio.
Chiamo, mandano l’elicottero.
Cerchiamo di scendere ancora 20-30 metri per arrivare in una zona un pochino pianeggiante ma ci mettiamo davvero una vita.
I ragazzi del soccorso mi devono prendere di peso e caricarmi sull’elicottero.
Sondalo. Grande ospedale, personale davvero gentile.
E’ “solo” una distorsione, ma non ce l’avrei fatta a fare quel sentiero in sicurezza :(
Quando ho finito tutte le pratiche mi metto in sala d’attesa e dopo neanche 5 minuti arrivano i ragazzi a prendermi.
Prognosi: 14 gg di fasciatura e stampelle … a me sembra esagerato … speriamo di cavarmela con meno.
L’estate se ne è andata, ora non mi rimane che sperare nell’autunno … avevo cosi un buon allenamento … sgrunt!
Oggi hanno avuto il coraggio di camminare con me
heliSLaLenta
Vista da
Partiamo martedì 31 ala volta di Isolaccia, prendiamo la ripidissima strada che sale all'alpe Borron. Da quì un sentiero altrettanto ripido porta al bivacco Cantoni che raggiungiamo sotto una leggera pioggerellina. La Nanoband perde Pinuccio, siamo io Mario e la Silvia. Un'ottima insalata di riso per cena e poi a nanna.
Sveglia alle 5 e partenza alle 6, la parete Nord Ovest è messa maluccio come ghiaccio, per calcare il fronte bisogna zizzagare tra i sassi per almeno un'ora. Partiamo sul ripido (altrimenti perchè due picche ?) una breve paretina di ghiaccio vivo di almeno 70 gradi (evitabile) ci porta sul primo pianoro, un traverso a sinistra e poi puntiamo allo scivolo Nord-Ovest che porta direttamente alla cima.
La Silvia si ferma alla crepaccia terminale, io e Mario saliamo questo lungo scivolo di 45 gradi continuo con tratti di 50 gradi su ghiaccio vivo abbastanza repellente. Al termine un'estetica dorsale più appoggiata ci deposita in vetta alle 9,45.
L'idea di base nostra era di fare la parete Nord, ma questa è messa veramente male come ghiaccio e non ha una linea continua che invogli a salirla.
Questa chiaramente è solo una relazione tecnica, occorre dire 2 parole sull'incidente occorso alla Silvia. Inizialmente minimizzato da tutti noi ma che poi si è rivelato un grosso problema costringendoci a chiamare il soccorso alpino nonostante tutti gli sforzi della Silvietta per levarsi dai pasticci con solo il nostro aiuto. Era improponibile pensare di scendere con la caviglia in disordine per quasi 1.500 m su terreno alquanto difficile.
Guarisci in fretta!
31 Luglio – Bivacco Cantoni
Quota partenza: 2.050
Quota arrivo: m 2.625
Dislivello secondo Gipsy: m 580 circa
Tempo totale: 1 h 40 m
Km percorsi secondo Gipsy: 3,2 circa
La traccia del giorno dopo è poco significativa
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