Tschigat / Cigot (2998 m) [(+2) = (3000)]


Publiziert von tapio , 3. Juli 2012 um 08:40.

Region: Welt » Italien » Trentino-Südtirol
Tour Datum:29 Juni 2012
Wandern Schwierigkeit: T4 - Alpinwandern
Hochtouren Schwierigkeit: L
Klettern Schwierigkeit: II (UIAA-Skala)
Wegpunkte:
Geo-Tags: I 
Zeitbedarf: 10:00
Aufstieg: 2200 m
Abstieg: 2200 m
Strecke:Vellau/Velloi (900 m) – Gasthaus Kienegger - Platzer (1302 m) – sentiero n. 25 A – Leiteralm (1522 m) – Meraner Höhenweg – Nuovo ponte (Spannbandbrücke) sul Töllgraben - Hochganghaus/Rif. Casa del Valico (1839 m) – sentiero n.7 – Hochgangscharte/Il Valico (2441 m) – sentiero n.7 – Milchsee / Lago di Latte – sponda NW del lago (senza sentiero) – pietraia – raccordo con il sent. 7A (prima evitato a causa della neve) – canale E (Kamin) – Tschigat / Cigot, vetta (3000 m) – ritorno per la stessa via
Zufahrt zum Ausgangspunkt:Da Lagundo salire a Velloi (qui numerose possibilità di parcheggio)
Kartennummer:Kompass Digital Map Südtirol

Per questa terza ed ultima escursione nel territori sul confine tra Burgraviato e Val Venosta scelgo come meta una montagna simbolo per i meranesi, il Tschigat. Questo mi consente di sfruttare parzialmente le conoscenze appena acquisite (nella gita alla Rötelspitze) in merito alla logistica più opportuna. Fino alla Hochgangscharte/Il Valico (2441 m) seguo il sentiero già seguito per l’escursione di cui sopra, con l’unica (e consigliata!) variazione  che riguarda il passaggio dalla Leiter Alm (1522 m) al posto della strada sterrata che corre più bassa (seguita precedentemente). Questa variante prende quota subito dopo Oberplatzer e consente di seguire per un tratto la VAM (Via Alta Meranese – Meraner Höhenweg) in un bel bosco rinfrescante, oltre al fatto di farmi evitare una ripetuta in pochi giorni.

Dalla Hochgangscharte - stavolta – mi dirigo a sinistra sui bei pascoli che sovrastano il Langsee ed in breve raggiungo il bivio che porta - a destra - verso il bivacco Guido Lammer e - a sinistra, dove mi dirigo – ai due Milchseen. Qui la situazione è ancora abbastanza invernale per cui, dopo aver passato senza problemi il primo dei due laghetti, decido di abbandonare il sentiero ufficiale che corre sulla riva sinistra del lago ed è completamente innevato, e di muovermi su grosse pietre sulla sponda destra del lago, andando sempre ad evitare la neve (memore dei recenti affondamenti sulla Vedretta della Cima Fiammante). Sono costretto, data la situazione, a fare parecchi saliscendi. Passato il lago procedo sempre allo stesso modo in direzione SW, per incontrare il sentiero ufficiale che, rialzandosi verso la cima, sembrerebbe sgombro di neve. Un grosso pietrone con una scritta in rosso “Kamin” mi conferma che la mia salita (scopro poi che ne esistono altre più semplici) avverrà in un canale (a mio giudizio chiamarlo camino è un po’ eccessivo, ma non posso troppo smentire questo epiteto visto che al centro era ancora pieno di neve e non lasciava quindi trasparire la sua reale profondità).

Salgo quindi nel canale E, compreso tra la cima e l’anticima NE. Appena affiorano le prime lingue di neve mi sposto a sinistra e passo tutto il canale da questo lato, dovendo frequentemente usare la forza per issarmi e superare alcuni passaggi più delicati. In cima al canale, nella zona nevosa un bel cordino rosso mi suggerisce che la denominazione “Kamin” forse non è poi troppo eccessiva (chissà, magari sarà servito in inverno…).

Allo sbocco del canale salgo sulla cresta N (sgombra di neve), ma mi accorgo che le possibilità sono molte, si può ad esempio stare un po’ più a S: in ogni caso si devono ancora superare alcuni blocchi (niente di difficile) e presto si guadagna la cima, dotata di una croce che, come nel mio caso, consente di salire ancora di qualche metro oltre il livello della vetta e di raggiungere senza più dubbi la fatidica quota dei 3000 metri.

Dico questo perché la carta riporta come quota 2998, il libro di vetta dice invece 3000, ma in cima alla croce, seduto sul bordo superiore ogni dubbio è senz’altro fugato. Non che cambi molto da 2998 a 3000 e di solito non faccio di queste cose (salire sugli ammenicoli di vetta) nè mi importa della quota, ma la struttura della croce a bande orizzontali sembra essere un invito a fare ancora quei due passi in più verso il cielo.

Birretta, naturalmente Forst (che anche stavolta, 2700 metri più in basso, è invisibile a causa delle nuvole) e contemplazione: le libagioni le riservo ad una quota inferiore.

Trovo la discesa più facile della salita (una via più logica), tuttavia il “camino” lo faccio ugualmente, ma naturalmente evitando la neve in mezzo. Poi, alla base del canale, rimango più alto che all’andata (sempre per la questione “neve”) e mi sposto sulla lunghissima pietraia in direzione NE fino a superare il primo dei due Laghi di Latte, dove incontro una coppia diretta al Rif. Cima Fiammante, con cui scambio alcune considerazioni sulle condizioni attuali delle vette circostanti.

Da qua in avanti, a parte la fermata per il pranzo (ritardato), ripeto la via del mattino ritornando così a Vellau. Bilancio finale: gita meno facile del previsto (dalla carta sembrava “quasi” come andare alla Cima Rosa) ma di grande soddisfazione, in un ambiente alpino severo e solitario che incontra appieno il mio gusto.

 

Tempo totale: 10 ore. Andata: 6 ore. Ritorno: 4 ore

 

 


Tourengänger: tapio


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