Pizzo di Corgella (1703 m)


Publiziert von siso Pro , 24. Oktober 2010 um 17:00.

Region: Welt » Schweiz » Tessin » Bellinzonese
Tour Datum:23 Oktober 2010
Wandern Schwierigkeit: T2 - Bergwandern
Wegpunkte:
Geo-Tags: Gruppo Camoghè   CH-TI 
Zeitbedarf: 5:15
Aufstieg: 722 m
Strecke:Monti del Tiglio (1052 m) – Alpe di Corgella (1405 m) – Corte inferiore (1421 m) – Corte di mezzo (1471 m) – Pizzo di Corgella (1703 m) – Cuchetto (1571 m) – Quota 1406 m – Capanna Cremorasco (1095 m) – Monti del Tiglio (1052 m)
Zufahrt zum Ausgangspunkt:Uscita autostradale di Rivera – Bironico – Medeglia – Isone – Monti del Tiglio
Unterkunftmöglichkeiten:Isone
Kartennummer:C.N.S. No. 1313 - Bellinzona - 1:25000; Carta turistico - escursionistica “Strade di Pietra” No. 3 – 1:30000

Escursione nella Valle di Caneggio, con ampi panorami sul Piano di Magadino.

Il cielo coperto ci ha negato l’accentuazione dei magnifici colori autunnali, comunque già notevoli con la luce diffusa odierna. Tutti coloro che visitano questa selvaggia valle non possono fare a meno di ritornarci. Eccezionali e imperdibili le radure con maestosi larici nella parte alta del percorso.

 

Vedi video dell’escursione

 

Inizio dell’escursione: ore 8:25

Fine dell’escursione: ore 13:40

Temperatura alla partenza: 5°C

Temperatura al rientro: 8°C

 

Usciamo dall’Autostrada A2 a Rivera, poco prima della galleria del Monteceneri, e imbocchiamo la strada cantonale in direzione sud. Da Bironico risaliamo la Val d’Isone, passando dalle località di Medeglia e Isone.

È interessante notare che i due villaggi, pur appartenendo geograficamente al Sottoceneri, da cinque secoli fanno parte politicamente del Distretto di Bellinzona.

Il 13 marzo 1501 Isone stipulò una convenzione per il suo distacco da Lugano e per l’assoggettamento a Bellinzona. Bellinzona a sua volta, cedette a Isone vasti territori al di là del Ceneri: i ronchi di Camorino, Sant’Antonino e Cadenazzo. Isone si impegnò a fornire alla città un sostanzioso apporto, sia alimentare sia finanziario, nonché una fonte sicura di approvvigionamento, assicurando, ad esempio, che non “venderà ad altri alcuna bestia, grossa o minuta, né alcuna quantità di foraggio o burro a forestieri”.

Ancora adesso i rapporti e le frequentazioni fra le comunità sono continui, assidui e molto amichevoli. Del resto, i patrizi isonesi presenti a Camorino, Sant’Antonino e Cadenazzo son ben 544!

 

Poco oltre Isone entriamo nella Piazza d’Armi dei granatieri: la più grande della Svizzera (8'000'000 di m2). A partire dal 1972, con la costruzione delle infrastrutture militari, Isone si trasformò in maniera importante, da paese agricolo e quindi primario, a paese secondario e terziario.

In settimana ci siamo informati presso la caserma per sapere se oggi ci fossero delle esercitazioni. Semaforo verde: nel fine settimana nessun tiro; tutta la zona è a disposizione di escursionisti, cacciatori e cercatori di funghi.

In ogni caso, prima di intraprendere una gita in questa valle, è consigliabile chiedere informazioni al “Comando Piazza d’Armi di Isone”, telefono: 091 935 85 11.

 

Circa 200 m dopo gli edifici della caserma seguiamo, alla sinistra, la bella stradina asfaltata  di circa 3,5 km, che sale in direzione di Cima di dentro (Traliccio Radio Monteceneri 558 kHz) e Monti del Tiglio (1052 m). Parcheggiamo a pochi passi dal segnavia a quota 1052 m.

La temperatura è piuttosto rigida: solo 5°C; il cielo è nuvoloso, ma come annunciato da Meteo Svizzera, il tempo resterà asciutto per tutto il giorno.

 

Il segnavia indica che per il Pizzo di Corgella occorrono 2 h e 40 min. Partiamo alle 8.25 lungo il versante orografico destro della Valle di Caneggio. La strada, in questo tratto ancora asfaltata e con una modesta pendenza, è piacevolissima. Essa offre degli scorci sull’abitato di Isone, sulla catena montuosa che dal Monte Bar sale verso la Cima Moncucco e sulla Val di Serdena. All’altezza dell’Alpe di Corgella, che non visitiamo, la strada diventa una carrareccia sterrata e più avanti si riduce a sentiero. Dopo un’ora e un quarto di cammino nel bosco, raggiungiamo l’alpeggio Corte inferiore (1421 m). Due soli edifici, congiunti e disposti perpendicolarmente l’uno rispetto all’altro, caratterizzano questo corte, facente parte dell’Alpe Caneggio. Vi si stanno facendo dei lavori di restauro: il tetto in piode è nuovo di zecca. La copertura con lastre di beola rende particolarmente belli i casolari degli alpeggi, un valore aggiunto che preferisco di gran lunga ai più economici tetti in lamiera ondulata.

Come detto, ci troviamo nel Distretto di Bellinzona, ma il proprietario di quest’Alpe è il Patriziato di Medeglia. Per i lettori dall’estero, che non conoscessero il significato di Patriziato, rimando al seguente link: “Patriziato - Svizzera”.

Il paesaggio diventa ancora più bello: il bosco di latifoglie (splendidi faggi con foglie tendenti al rosso e betulle con foglie di un verde pallido) viene sostituito dalle conifere (abeti verdi e larici con aghi color giallo oro). Riprendiamo il cammino; il Corte di mezzo dista circa 660 m. Il sentiero si avvicina sempre di più al Vedeggio nascente, che qui è poco più di un torrentello. Non posso fare a meno di registrarne il suono: che per le mie orecchie è un’armonia, un’armonia sempre diversa da tutti gli altri fiumi che ho “catturato” con l’apparecchio fotografico.

L’armonia è bruscamente interrotta dal doppio sparo di due doppiette di cacciatori, che ci raggiungono durante la pausa a Corte di mezzo (1471 m), preceduti dal loro segugio.

L’Alpe Caneggio, di cui fa parte questo corte, ha un etimo incerto. Si suppone che la voce “Caneggio” indichi un “rudere, una casa o stalla diroccata, in rovina”. Non è il caso attuale, visto che gli edifici ci sembrano in buono stato.

Dal segnavia a quota 1466 m, imbocchiamo il sentiero che torna in direzione ovest, risalendo dapprima il pascolo, poi il bosco. Dopo circa 500 m di leggera salita, raggiungiamo una radura di rara bellezza: maestosi larici, enormi tronchi spezzati dai fulmini con buche scavate dal picchio, macigni di roccia silicea, splendido panorama sulla Valle Morobbia e l’agglomerato di Bellinzona, macchie rosse di faggi, rigogliosi cespugli di rododendri, camosci al pascolo…

L’incantevole scenario ci mitiga la fatica. Da qui alla cima il percorso diventa assai ripido e ci causa un po’ di fiatone. Il sentiero, anche se si snoda in prossimità della cresta e richiede ovviamente attenzione, non è mai esposto.

L’ultimo tratto è caratterizzato da un prato con erbe alte, ciò che giustifica il toponimo “Corgella”: “piccola corte, pascolo che costituisce una stazione dell’alpe”, in questo caso la più elevata dell’Alpe Caneggio. Alle nostre spalle vediamo in basso Corte di mezzo, già molto lontana; più in alto si erge il Camoghè, con la parete nord parzialmente imbiancata.

Raggiungiamo l’omino di vetta alle 10:50. Il segnavia indica una quota di 1703 m, l’altimetro, invece, segna 1707 m. Un’attenta osservazione della zona e della carta geografica ci svela che il segnavia è stato installato sul cocuzzolo sbagliato. La quota 1703 m corrisponde alla cima posta a circa 55 m a NW dell’omino di vetta, ancora più panoramica della prima.

Il Pizzo di Corgella, indipendentemente da quale sia la vera vetta, ci ha favorevolmente impressionati, a tal punto da metterlo in programma quale meta di una possibile ciaspolata.

                                         Cresta W del Pizzo di Corgella

 

Affrontiamo la discesa seguendo la cresta W, un po’ più insidiosa rispetto a quella est. Giuseppe Brenna le attribuisce un grado di difficoltà EI (escursione particolarmente impegnativa); per confronto, alla cresta che abbiamo seguito in salita assegna EE (escursionisti esperti).

Secondo noi, nelle condizioni odierne, la discesa non è stata particolarmente impegnativa, anche se la segnaletica, in alcuni tratti, è assai carente; tant’è vero che a quota 1400 m abbiamo perso la traccia. Dopo 250 m di “pascolata” ci cerchiamo un passaggio nella fitta e ripida faggeta, prima di farci guidare da una pista di cervi tracciata nello spesso strato di foglie secche.

 

Prima del rientro al posteggio, decidiamo di visitare la Capanna Cremorasco (1095 m), posta su un belvedere di pregevole bellezza, a soli 20 minuti di cammino dai Monti del Tiglio. Il bel rifugio, di proprietà del Patriziato di Camorino, oggi è purtroppo chiuso.

 

Tempo di salita: 2 h 25 min

Tempo totale: 5 h 15 min

Tempi parziali

Monti del Tiglio (1052 m) – Corte inferiore (1421 m): 1 h 15 min

Corte inferiore (1421 m) – Corte di mezzo (1471 m) – Pizzo di Corgella (1703 m): 1 h 10 min

Pizzo di Corgella (1703 m) – Cuchetto (1571 m) Capanna Cremorasco (1095 m): 1 h 50 min

Capanna Cremorasco (1095 m) Monti del Tiglio (1052 m): 20 min

Dislivello teorico in salita: 722 m

Sviluppo complessivo: 10,9 km

Difficoltà: T2+/EE

Libro di vetta: no

Copertura della rete cellulare: buona
 

Partecipanti: Daniele e siso


Tourengänger: siso


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Kommentare (2)


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gbal hat gesagt: Voto 9 1/2
Gesendet am 26. Oktober 2010 um 15:45
Caro Siso, da te e dalle tue relazioni c'è sempre tanto da imparare oltre ad essere di piacevolissima lettura. Ho letto i documenti su Patriziato e Regole Ampezzane e non mi sorprendono perchè mia mamma è originaria della Val di Non (Trento) dove esistono le "regole".
Bravo
Ciao
Giulio

siso Pro hat gesagt: RE:Voto 9 1/2
Gesendet am 27. Oktober 2010 um 00:11
Caro Giulio,
sei di manica molto larga...
Mi fa piacere comunque che qualcuno legga le mie relazioni. Grazie e in bocca al lupo per la prossima impresa!

A presto,
siso


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