Piz Gaglianera (3121 m)


Publiziert von siso Pro , 12. September 2010 um 18:30.

Region: Welt » Schweiz » Tessin » Bellinzonese
Tour Datum:11 September 2010
Wandern Schwierigkeit: T4 - Alpinwandern
Hochtouren Schwierigkeit: L
Wegpunkte:
Geo-Tags: CH-GR   CH-TI   Gruppo Piz Medel   Gruppo Pizzo Corói 
Zeitbedarf: 9:15
Aufstieg: 1109 m
Strecke:Pian Geirètt (2012 m) – Bivio Capanna Scaletta (2230 m) – Arco della Greina (2350 m) – Lago a quota 2496 m – Lago a quota 2588 m – Quota 2802 m – Piz Gaglianera (3121 m) – Capanna Scaletta (2205 m) – Pian Geirètt (2012 m)
Zufahrt zum Ausgangspunkt:Biasca – Olivone – Ghirone – Pian Geirètt
Unterkunftmöglichkeiten:Capanna Scaletta (2205 m)
Kartennummer:C.N.S. No. 1213 - Greina - 1:25000

Giornata meteorologicamente splendida.

Tre settimana fa, dalla vetta del Piz Valdraus, ammirai questa elegante piramide a meno di 500 m di distanza. Le linee perfette e le affilate creste mi hanno indotto a tentare la salita a questo tremila sul confine Ticino – Grigioni.

 

Inizio dell’escursione: ore 7:35

Fine dell’escursione: ore 16:45

Temperatura alla partenza: 6°C

Temperatura al rientro: 18,5°C

 

Escursione con partenza da Pian Geirètt (2012 m), in fondo alla Val Camadra.

La giornata è veramente invitante: cielo terso e temperatura gradevole, buona la mia condizione fisica.

Affronto i tornanti del sentierino che porta in Greina in perfetta solitudine; i turisti del Giro della Greina arriveranno fra un’ora. Come sempre, lo zaino è assai pesante. Anche oggi è gravato da 860 g di ramponi, che rimarranno inutilizzati.

Dopo 45 minuti di cammino, compresa una pausa biscotti, il solivago siso si addentra nella valletta del Brenno, chiamata, un po’ pomposamente, il Canyon della Greina.

Giunto all’altezza dell’Arco della Greina, attraverso il Brenno a quota 2320 m e imbocco il sentiero bianco-blu che sale in direzione della Fuorcla Sura da Lavaz.

Questo passo alpinistico permette il collegamento alla Medelser Hütte. È anche il passaggio obbligato per gli alpinisti che desiderano raggiungere il Piz Medel (3211 m) dall’aerea e tortuosa cresta E.

Man mano raggiungo quote più elevate il panorama abbraccia scenari sempre più maestosi e affascinanti. Mi fermo spesso per ammirarli e fotografarli; nemmeno la migliore foto potrà tuttavia restituire ciò che i miei sensi e il mio animo captano.

La Cima di Camadra (3172 m) si rispecchia nello splendido laghetto a quota 2496 m; a sud, i grigi scisti del Pizzo Corói (2785 m) luccicano emettendo dei riflessi nero-violacei. Più lontano, una lunga catena di cime, priva di foschia, si offre in tutta la sua grandiosità.

Proseguo seguendo i segnavia bianco-blu verso La Fuorcla Sura da Lavaz. W.A.B. Coolidge, in The Adula Alps del 1893, scrive che questo valico raggiunto da sud dal Signor Held nel 1873 è “the mountaineer’s best route from the Sumvix valley to the Camadra valley and Olivone”.

Un centinaio di metri prima del secondo laghetto, a circa 2560 m, abbandono la via e risalgo il crinale ad est, per poi seguire fra laghetti e sfasciumi tracce di sentieri di pecore. È lo stesso percorso che ho scelto tre settimane fa per raggiungere il Piz Valdraus. Oggi, stranamente, non incontrerò nessun stambecco.

A quota 2775 m raggiungo la sorgente ticinese del Rein da Sumvitg. Tappa d’obbligo per fotografare e registrare il suono di una delle tante sorgenti del Reno.

Le sue acque scorrono ancora per 750 m in territorio ticinese per poi entrare nella grigionese Surselva. Le sue acque scorrono …, già, il nome Reno deriva proprio da una radice celtica che significa “scorrere”.

Dal torrentello risalgo facilmente il versante fino alla cresta sud del Piz Gaglianera, che raggiungo poco sotto la quota 2888 m.

Fino a qui l’escursione si è limitata ad una rilassante gita fotografica, con pause contemplative. Ora le cose si fanno serie. Il versante si fa sempre più ripido e lo sguardo verso la cima incute doveroso rispetto. La croce di vetta non è visibile. Seguo la cresta tenendomi a pochi metri dal margine orientale, che precipita con un salto di circa 150 m sul Glatscher da Gaglianera. Qualche sporadico omino di pietra mi dà conforto e incoraggiamento nella salita. Scorgo un omino costruito con particolare cura, sull’orlo del precipizio: credo che indichi la quota 3000 m.

La salita si fa più lenta, sia per la spolverata di neve sia per il terreno sempre più ripido e cedevole. Alcune lastre di roccia, anche di notevoli dimensioni, tendono a staccarsi non appena si cerca sul loro margine un appiglio. A pochi metri dalla vetta devo superare qualche aereo macigno: impossibile tenere i bastoncini in mano. Le fessure tra le rocce mostrano dei panorami mozzafiato sull’arditissima cresta innevata che collega al Piz Vial (3168 m). All’improvviso scorgo la metallica croce di vetta, inclinata, conficcata in un omino di pietra. Raggiungo così per la prima volta il bellissimo Piz Gaglianera (3121 m) sul confine tra Ticino e Grigioni.

Alla base dell’omino di vetta trovo la gamella militare fissata con una catena. Scrivo nel libro di vetta il pensiero del giorno ed i saluti agli alpinisti. In seguito invio il tradizionale sms agli amici: “geschafft!”.

Il tempo per scattare qualche foto e decido di abbassarmi subito in zone più sicure. Dimentico, purtroppo, i consigli del buon Brenna, che suggerisce di tenere il lato orientale della cresta. Inizio invece la discesa un po’ troppo ad occidente, immettendomi in una zona molto franosa che mi costringe ad una particolare attenzione e prudenza. Quasi tutte le pietre si staccano al minimo contatto, non offrendomi appigli sicuri. Una lastra di circa un metro di diametro precipita al mio fianco acquisendo una velocità incredibile. Rotolerà per circa duecento metri, superando a balzi anche un esteso nevaio per poi arrestarsi nella successiva pietraia.

Raggiunta la quota 2990 m mi concedo finalmente un meritato riposo, con uno spuntino che termina con il primo mandarino della stagione.

Dopo la doverosa pausa scendo a quote inferiori sfruttando anche i nevai residui.

Alle 15.45 sorseggio una panaché sulla terrazza della Capanna Scaletta, osservando da lontano gli stambecchi che oggi non si sono concessi al mio obiettivo. Tutti i tavoli sono occupati da escursionisti svizzero-tedeschi, che si crogiolano al sole ticinese. Nel frattempo a Pian Geirètt il bus navetta riporta gli alpinisti di giornata a valle.

 

 

All’uscita dalla Val Camadra, passando da Cozzera (frazione di Blenio), la mia mente rievoca un triste evento che ha colpito questa località nel 1851.

Il grande naturalista di Mendrisio Luigi Lavizzari (18.1.1814 – 26.1.1875), dottore in scienze fisiche e naturali, visitò la Valle Camadra e il Passo della Greina il 19 giugno 1850. Nel suo più famoso libro “Escursioni nel Canton Ticino”, 1863, descrisse il disastro di Cozzera, che fece 23 vittime umane. Riporto un breve estratto del suo racconto, mantenendo le parole originali, che si usavano nel 1800.

 

Disastro di Cozzera — Nell’anno seguenta alla nostra peregrinazione, ai 23 marzo 1851, un’ora prima di notte, una sterminata vallanga sepelliva quasi intiera­mente il piccolo villaggio di Cozzera, l’ultimo e più elevato di Val Camadra. Nei tre giorni che precedettero il disastro, cadde sulle circostanti montagne copiosa neve, alternata con pioggia. Ad un tratto dalle vette de’ monti staccaronsi con impeto spaventevole enormi vallanghe, alla distanza fra loro di circa un chilometro, pren­dendo insolite direzioni, e moltiplicando lungo il tragitto l'immane loro volume. Riempita la valle, urtarono contro una scogliera, e divergendo piombarono sull’in­felice villaggio, dilatandosi per uno spazio di 500 metri.

Sepolti nove casolari, vi perirono 23 persone e più di 300 capi di bestiame; i su­perstiti raminghi e confusi, lamentando i parenti involti nella ruina, non ebbero per quel giorno altro conforto che dagli abitanti di Campo e Ghirone, non essendo­si potuto comunicare la triste novella agli altri paesi della valle, poiché nessuno osò tentare il periglioso passaggio della gola di Sosto. Ma già quelli di Campo e di Ghi­rone nel giorno seguente avevano dissepellito quattro di quegli infelici che riebbero la vita.

Giunta poi la triste novella ad Olivone e negli altri communi, gran numero di pietosi valligiani accorse; ma con inauditi sforzi non poterono ritrarre da quell’a­bisso di neve se non pochi cadaveri orribilmente schiacciati.


Tempo di salita: 4 h (comprese le pause)

Tempo totale: 9 h 10 min

Tempi parziali

Pian Geirètt (2012 m) – Bivio Capanna Scaletta (2230 m): 45 min

Bivio Capanna Scaletta (2230 m) – Arco della Greina (2350 m): 30 min

Arco della Greina (2350 m) – Lago a quota 2496 m: 30 min

Lago a quota 2496 m – Piz Gaglianera (3121): 2 h e 15 min

Dislivello teorico: 1109 m

Sviluppo complessivo: 14,2 km

Difficoltà: T4/F

Copertura della rete cellulare: buona tranne che prima della Capanna Scaletta e nel canyon della Greina, dove non c’è campo.

Coordinate Piz Gaglianera: 716'330 / 165'405

Libro di vetta: sì


Tourengänger: siso

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Kommentare (4)


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ivanbutti hat gesagt: Bravo
Gesendet am 12. September 2010 um 20:54
Complimenti Siso, il Gaglianera è proprio una bella cima che, come dici tu, incute il giusto rispetto quando attacchi la cresta S. E con un pò di nevina certamente ancora più tosto.

siso Pro hat gesagt: RE:Bravo
Gesendet am 13. September 2010 um 21:01
Grazie Ivan.
L'ultimo tratto, piuttosto franoso, mi ha causato qualche preoccupazione, che è stata ampiamente ripagata da una grande soddisfazione. Una giornata così bella non capita spesso nel fine settimana.
A presto,
siso

Massimo hat gesagt: CHE FASCINO!!!
Gesendet am 13. September 2010 um 00:25
Ciao Siso,
le tue escursioni hanno sempre un fascino particolare perchè vai sempre a cercare angoli selvaggi e incontaminati.
Anche questa penso meriti di finire nell'elenco di quelle da fare in futuro.

Max

siso Pro hat gesagt: RE:CHE FASCINO!!!
Gesendet am 13. September 2010 um 21:06
Ciao Max,
la regione che ho visitato due volte in tre settimane, sempre con il bel tempo, offre dei paesaggi superbi e dei panorami indimenticabili!
Non da ultimo, ci sono almeno quattro tremila fattibili in una sola giornata.

Buona settimana!
siso


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