Bivacco Ivrea e colle del Gran Paradiso


Publiziert von Nando , 13. März 2011 um 21:24.

Region: Welt » Italien » Piemont
Tour Datum:18 Juli 2009
Wandern Schwierigkeit: T3+ - anspruchsvolles Bergwandern
Hochtouren Schwierigkeit: L
Wegpunkte:
Geo-Tags: I 
Zeitbedarf: 2 Tage
Aufstieg: 2400 m
Abstieg: 2400 m
Strecke:Noasca - Rifugio Noaschetta (sentiero attrezzato) - Bivacco Ivrea (pernotto) - Colle del Gran Paradiso e discesa dallo stesso itinerario
Zufahrt zum Ausgangspunkt:In auto o bus
Unterkunftmöglichkeiten:Rifugio Noaschetta, CAI Rivarolo, aperto previo ritiro chiavi (informazioni qui); bivacco Ivrea, CAI Ivrea, sempre aperto
Kartennummer:Kompass 86 - Gran Paradiso, Valle d'Aosta

Quello di Noaschetta è il più lungo e selvaggio dei valloni del lato piemontese del Gran Paradiso. Straordinario per varietà e integrità dell'ambiente, è relativamente poco frequentato nella parte alta, a causa della lunghezza dell'accesso. Più o meno, il vallone è strutturato in questo modo:
- da Noasca fino ai 1600 metri la valle non c'è o, meglio, si riduce a una stretta gola che incide un ripido gradino boscoso (questo si supera o con un percorso attrezzato o con un sentiero più lungo e facile);
- al di sopra di questo gradino si apre un pianoro di media montagna, all'inizio del quale si trova il rifugio Noaschetta, non gestito, adatto anche a un'escursione familiare. Sopra il rifugio incombono le rocce del pizzo Castello, dove sono tracciate diverse vie di arrampicata;
- superata questa zona pianeggiante, il vallone sempra chiudersi e  terminare in una ripida scarpata prativa, che il sentiero affronta in un'interminabile serie di zig-zag; in realtà, dopo circa 800 metri di dislivello,
- si arriva in un primo piccolo pianoro che prelude alla più grande spianata dell'alpe la Bruna e a tutta una serie di conche di incomparabile bellezza che si susseguono, separate l'una dall'altra da valloncelli e da gradini erbosi, tra i 2400 e i 2800 metri.  La più suggestiva di queste è forse quella dell'alpe di Gay, dominata dai contrafforti meridionali del Gran Paradiso;
- il bivacco Ivrea si trova su un dosso sovrastante di poco l'ultimo di questi pianoni, alla confluenza di diversi valloni. Ad est si trova una sterminata pietraia dove si snoda il percorso per il colle dei Becchi e il rifugio Pontese; a nord, direttamente sopra il bivacco, un ripido pendio morenico solcato da un ruscello porta verso il lago e il ghiacciaio di Gay; infine, ad ovest, un percorso più dolce, sul filo della morena, porta verso il ghiacciaio di Noaschetta e il colle del Gran Paradiso.

In assenza di neve, il percorso per il bivacco Ivrea non offre sostanziali difficoltà. Tuttavia, il sentiero attrezzato fino al rifugio Noaschetta presenta un certo numero di tratti esposti dove la progressione è agevolata da catene o scalini metallici (sconsigliabile con pioggia). Comunque, niente di davvero impegnativo (e inoltre questo tratto si può evitare, sia pure allungando leggermente i tempi di percorrenza). Nel pianoro dopo il rifugio Noaschetta, inoltre, il sentiero non è sempre evidente ed occorre non perdere di vista i segnavia, dato che ci sono diverse tracce secondarie (e sbagliate). Vista la quota del bivacco, occorre infine tenere conto della possibilità di trovare nevai nella parte finale del percorso (specialmente nella risalita dell'ultimo vallone prima del bivacco). In questo caso l'accesso può essere più impegnativo. La capanna Ivrea presenta la l'attrezzatura standard dei vecchi bivacchi in lamiera (cuccette con materassi e coperte, un tavolino, sgabelli, scarse suppellettili da cucina). L'interno rivestito in legno garantisce comunque un buon isolamento termico.

Per raggiungere il colle del Gran Paradiso, si risale, senza percorso obbligato (qualche accenno di traccia è presente qua e là), il vallone morenico posto ad est del bivacco che conduce ad un pianoro (quota 3000 circa) sovrastato dalla ripida lingua terminale del ghiacciaio di Noaschetta. Dal pianoro si affrontano i pendii detritici posti verso nord, in genere innevati, risalendo di un centinaio di metri di quota; quindi si traversa a sinistra raggiungendo il ghiacciaio a monte della lingua terminale. Il percorso verso il colle è quindi intuitivo e non presenta tratti ripidi o crepacciati (il ghiacciaio si è molto ridotto negli ultimi anni). I ramponi sono comunque, se non necessari, molto consigliabili. Dal colle è possibile, dapprima su ripida traccia su pietrame e terriccio e quindi su neve, la discesa verso il rifugio Vittorio Emanuele. Ad occhio (noi non la abbiamo percorsa) la discesa sull'altro versante è considerevolmente più impegnativa della salita qui descritta. Un'altra possibilità consiste nella salita alla Tresenta per la cresta NE.






Tourengänger: Nando, Marco "CP"

Galerie


Slideshow In einem neuen Fenster öffnen · Im gleichen Fenster öffnen


Kommentare (3)


Kommentar hinzufügen

FrancescoR hat gesagt:
Gesendet am 24. Juli 2011 um 22:16
Ottima descrizione.
E' da tempo che vorrei compiere questa gita, da solo: il ghiacciajo di Noaschetta è dunque privo di crepacci? Non è necessario legarsi?
Grazie e saluti.

Nando hat gesagt: RE:
Gesendet am 25. Juli 2011 um 20:49
Noi non ci siamo legati, ma il ghiacciaio era ben coperto (l'inverno 2009 era stato molto nevoso) e la neve molto dura. Tenderei a fidarmi, magari evitando di andare su di pomeriggio... Peraltro c'erano anche tracce di gente che era passata il giorno prima senza ramponi (e non al mattino presto, dato che erano abbastanza profonde).

FrancescoR hat gesagt:
Gesendet am 16. Oktober 2011 um 15:45
Finalmente ieri ho compiuto questa entusiasmante escursione con un carissimo amico, in giornata da Noasca e ritorno, transitando dal biv. Ivrea.
Dovrebbe essere considerevolmente più breve salire al colle lungo i resti del ghiacciajo di Goi, direttamente dall'omonima alpe, ma il terreno è più ripido e forse più disagevole. Il ghiacciajo di Noaschetta, lungo il percorso, completamente scoperto, non presentava alcun crepaccio: per attraversarlo ho usato ramponcini leggeri a 6 punte, più che sufficienti; il mio amico vi ha addirittura rinunziato. A metà è necessario superare e risalire una noiosa "morena viaggiante", tutto sommato però abbastanza comoda. La cresta N della Tresenta (salita lungo la normale da Pont 15 gg. fa) non sembra così facile come riporta la vecchia (e talora irritante) guida CAI. Anche la discesa sul versante valdostano presenta un'erta scarpata. Giornata stupenda: solamente al mattino il vallone è rimasto immerso in una cappa di nebbia tetra e opprimente fino a 2500 m circa; poi sole radioso con mare di nubi e clima assai mite. Al ritorno la nebbia s'era completamente dissolta, lasciandoci così ammirare anche la parte media e bassa del vallone.


Kommentar hinzufügen»