Pizzo d’Orsino o Winterhorn (2661 m)


Published by siso Pro , 25 June 2010, 20h10.

Region: World » Switzerland » Tessin » Bellinzonese
Date of the hike:23 June 2010
Hiking grading: T3 - Difficult Mountain hike
Snowshoe grading: WT3 - Demanding snowshoe hike
Waypoints:
Geo-Tags: CH-TI   CH-UR   Gruppo Pizzo Lucendro 
Time: 6:00
Height gain: 830 m 2722 ft.
Route:Parcheggio al Lago di San Carlo (2108 m) – Diga del Lago Lucendro (2080 m) – Cassina di Giacobbe (2157 m) – Lago d’Orsino (2286 m) – Pizzo d’Orsino (2661 m) – Lago superiore d’Orsino (2388 m) – Lago d’Orsino (2286 m) – Cassina di Giacobbe (2157 m) – Cascina di Rodont (1969 m) – Ponte di Lucendro (2017 m) – Passo del San Gottardo (2108 m).
Access to start point:Autostrada A2, uscita Airolo – Passo del San Gottardo – Parcheggio al Lago di San Carlo (2108 m).
Accommodation:Albergo San Gottardo Ospizio
Maps:C.N.S. No. 1251 – Val Bedretto - 1:25000; C.N.S. No. 1231 – Urseren - 1:25000; C.N.S. No. 255 S – Sustenpass - 1:50000

Passo del San Gottardo, ore 6:45. La giornata è splendida; come sempre, il paesaggio grandioso e ricco di storia della “Via delle genti” affascina ticinesi e turisti.

La visione della Fibbia con ancora una completa copertura di neve manda in solluchero siso.

 

Inizio dell’escursione: ore 6:50

Fine dell’escursione: ore 12:55

Temperatura alla partenza: 2°C

Temperatura al rientro: 12°C

 

La meta odierna ha un nome curioso. Il toponimo “Pizzo d’Orsino” deriva da “ursus”, orso. Di analoga origine sono i toponimi Orsera/Urseren, Orsirora, Ossasco, Orselina.

In due settimane lo spessore della neve è calato molto; i laghi sono in fase di disgelo.

Avevo programmato la partenza dalla diga del Lago di Lucendro. La strada che conduce allo sbarramento è tuttavia ancora coperta dalla neve e percorribile solo a piedi. Poco male, oggi non ho problemi di tempo e le condizioni meteorologiche sono ottime.

 

Gli irriducibili dello sci escursionismo sono già in marcia: quattro mattinieri stanno affrontando la salita nella Valletta di San Gottardo, in direzione della Fibbia.

Dopo la diga seguo la stradina che gira attorno al Mottolone (2180 m). Sorpresa! Sul lato nord dei ripidissimi nevai gelati mi impediscono di accedere direttamente al sentiero che, a 2150 m, si stacca dalla strada e si dirige a nord mantenendosi per parecchio tempo privo di salite.

Sono costretto a salire di quota per poi scendere, più avanti, in una zona meno ostica.

Con le ciaspole ancora sullo zaino, raggiungo la Cassina di Giacobbe (2157). E chi sarà mai stato questo Giacobbe, per essere entrato nella toponomastica ufficiale svizzera?

Per la verità, sull’architrave della baita è inciso il nome “Elia”.

In prossimità di questa cascina, il fiume Orsino attira l’attenzione degli escursionisti esibendosi in cascatelle, gonfiate dall’acqua di fusione dei nevai. È l’unico suono che si sente, un suono piacevole, che più in alto svanisce del tutto. Un suono che sta in contrapposizione alle assordanti “Vuvuzele” delle piazze con maxi schermo, per proiettare le partite dei campionati mondiali di calcio.

In meno di mezz’ora raggiungo il Lago d’Orsino (2286 m), quasi completamente gelato. Qui decido di scegliere una via non citata da nessuna guida. Invece di proseguire in direzione NW, verso il Lago superiore d’Orsino (2388 m), risalgo il costolone fino a 2560 m. Da questa quota proseguo in diagonale verso la cresta ovest del Pizzo d’Orsino. La neve, non eccessivamente dura, permette di proseguire anche senza ciaspole.

 

Alle 9:20 raggiungo la dorsale che funge da confine con la Valle di Orsera. Sul fondovalle riconosco la località Zumdorf, con alle spalle la Grosstal. Degli enormi cornicioni di neve si sporgono sul versante urano. Scruto con attenzione il filo della cresta occidentale del Pizzo d’Orsino. Malgrado la presenza di neve ghiacciata sulle rocce, valuto che sia alla mia portata. In circa 20 minuti di prudente salita raggiungo il Winterhorn (2661 m): un nome una garanzia! I ricami di ghiaccio ricoprono tutte le rocce, rendendole assai scivolose. La temperatura, comunque, non è particolarmente rigida.

 

Il panorama, favorito dal cielo sereno, è veramente splendido! Vicino alla cima, delle profonde fessure tra i macigni mi inducono a prestare la massima attenzione per evitare incidenti o perdita di parte dell’equipaggiamento. Come al solito, in queste circostanze i bastoncini telescopici danno un gran fastidio. Non trovo il libro di vetta. Seminascosta dalla neve intravedo una bandierina tibetana: la libero permettendole di sventolare; un omaggio in onore di Floriano. Scatto alcune foto, invio un messaggio agli amici per condividere la soddisfazione e la mia gioia e scendo in zone più tranquille per rifocillarmi.

Poco sotto la sella decido di calzare le racchette da neve. Grazie ai ramponi delle ciaspole la discesa risulta più sicura. Le potrò tenere fino al Lago d’Orsino.

 

Due pescatori, così come fanno gli esquimesi, pescano in due buche del ghiaccio che ricopre ancora quasi completamente questo laghetto alpino.

Sul lato occidentale del lago, in bella esposizione, è adagiata la Cascina d’Orsino. Il circo glaciale è dominato dal Pizzo d’Orsirora (2603 m).

 

Dalla Cassina di Giacobbe scendo liberamente su tracce di sentiero in direzione della Cascina di Rodont (1969 m).

Da qui, seguendo la vecchia strada acciottolata, risalgo fino al passo.

 

Non sono un amante delle litanie sul “bel tempo che fu” e tanto meno mi lascio andare al rimpianto melanconico. Oggi ho apprezzato tuttavia l’inaspettato arrivo al Passo del San Gottardo della diligenza trainata da cinque cavalli. La visione mi ha immediatamente ricordato un famoso olio di Rudolf  Koller, del 1873, denominato “La posta del Gottardo” (Gotthardpost).

Il collegamento con diligenze postali del San Gottardo prese avvio al termine della costruzione della strada, nel 1830. All’inizio il collegamento era garantito con una carrozza a due posti. Solo nel 1835 si inaugurò un collegamento postale con partenze tre volte per settimana tra Flüelen e Chiasso. A partire dal 1842 circolò giornalmente tra Chiasso e Flüelen una carrozza a 8 posti con 5 cavalli nelle due direzioni. Nei mesi invernali, se l’innevamento lo consentiva, circolavano slitte postali nelle regioni più vicine al valico.

 

Dopo la consueta tappa per consumare un gustosissimo “Bratwurst mit Senf ” sulle rive del Lago della Piazza, mi tolgo la soddisfazione di visitare e fotografare un posto storico: la “Cappella dei Morti”.

 

Il primo accenno alla Cappella dei Morti, situata poco più a sud dell’ospizio accanto alla strada della Tremola, viene fatto nel 1577 quando San Carlo Borromeo dà ordine agli airolesi di sistemare la piccola costruzione, allora aperta, dove si deponevano i corpi dei viandanti ritrovati morti per il freddo o travolti dalle valanghe, quando si ignorava quale fosse la loro fede.

Ma non viene ubbidito, e così, 25 anni dopo, il cugino cardinale Federico Borromeo ritrova la medesima situazione: “Non lontano dall'oratorio e dall'ospizio del San Gottardo c'è una cappella aperta, il cui fondo è costituito dalla roccia con­cava, nella quale si vedono alcuni cada­veri. Ci venne detto che è consuetudine seppellire qui i morti della cui fede e re­ligione non si è sicuri, rinvenuti sul passo, vinti dal freddo o soffocati dalla neve, o anche quelli che, miseramente e per sorte sfortunata, restano travolti dalle pietre che cadono dalla montagna. La cappella in questione non è chiusa, ma rimane sempre aperta e i cadaveri non sono coperti, cosi che si possono definire più ammucchiati che seppelliti e restano in balia giorno e notte delle fiere (lupi, linci), degli orsi e degli altri animali selvatici. Anche nella parte po­steriore di questa piccola cappella si trova una concavità scavata nella roccia o meglio prodotta dalla natura stessa, dalla quale i resti dei morti consunti dal tempo cadono alla rinfusa nel torrente che confluisce nel Ticino”.

La piccola cappella, che appartiene allo Stato del Canton Ticino, chiusa al pubblico, è la stessa che nel 1799, così dice la tradizione, venne adibita a ossario per raccogliere i resti dei caduti nei combattimenti tra i fran­cesi e gli austro-russi svoltisi nei dintorni.

Prima di rincasare mi concedo un’altra tappa culturale per fotografare un’opera di un amico artista. Si tratta della stele in bronzo dello scultore Ivo Soldini, collocata nel cimitero di Chiggiogna. L’opera è posta sulla tomba dell’ex consigliere federale e presidente della confederazione Nello Celio. Con la sua verticalità (sei metri di altezza) si armonizza perfettamente con il meraviglioso campanile romanico a sei piani illuminato da bifore cieche poco profonde e coronato da un tetto a padiglione. La collocazione del monumento, ai piedi di una splendida rupe, ne valorizza ulteriormente il rigore formale e cromatico.

 

Grazie Orsino per avermi regalato questa splendida giornata!

 

Tempo di salita: 3 h

Tempo totale: 6 h 05 min

Tempi parziali

Lago di San Carlo – Cassina di Giacobbe: 1 h

Cassina di Giacobbe – Lago d’Orsino: 25 min

Lago d’Orsino – Pizzo d’Orsino (2661 m): 1 h 20 min

Dislivello teorico: 830 m

Sviluppo complessivo: 10,1 km

Difficoltà: T3 / WT3

Copertura della rete cellulare: buona


Hike partners: siso


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