Becs des Louettes Econduè (2960 m)


Published by Sky , 23 September 2018, 19h19.

Region: World » Switzerland » Valais » Mittelwallis
Date of the hike:22 August 2018
Hiking grading: T4 - High-level Alpine hike
Mountaineering grading: PD-
Climbing grading: II (UIAA Grading System)
Waypoints:
Geo-Tags: CH-VS 

Oggi sono pronto per il secondo “pezzo forte” di questa estate 2018, una delle cime dei Monts de Cion, la catena compresa tra il Col du Mont Gelé ed il Col des Gentianes. Cime sconosciute, senza rapporti – nessuno su HIKR e pressoché nulla su internet. Solo il Brandt ne parla, ovviamente. Perfette per me, dunque!

L’altro giorno da Le Ferret le ho osservate da lontano. Ho studiato sulla CNS tutte le possibili vie di accesso alle varie cime. Ho scartato il P2943, perché la sua cresta S, pur essendo meno ripida, vista dal vivo sembra presentare un intaglio difficile da superare. Punto al P2960 che è, secondo la nomenclatura del Brandt, la cima principale dei Becs des Louettes Econdouè. C’è un pianoro ad E della cima, ma per raggiungerlo, dopo il laghetto a quota 2747, guardando la cartina c’è un tratto ripido che non so com’è. L’alternativa è arrivare al colletto a quota 2842 e fare la cresta NWN. Deciderò al momento.

Parto da Siviez prima ancora dell’alba. Con me oggi ho la mia corda gemella da 30 metri. Salgo a Tortin seguendo la strada sterrata. Non voglio sprecare energie. Arrivo al Lac des Louettes Econdouè e penso sul da farsi. La salita al colletto 2842 mi sembra bella e così anche la cresta NWN, mentre non posso sapere nulla dell’altra via, che risulta nascosta ai miei occhi. Opto per la prima.

La salita verso il colletto è classica. Pascolo misto a pietre. Qualche stambecco che mi osserva e, quando reputa di essere in pericolo, fischia e si mette a correre, magari facendo rotolare qualche sasso. Un paio di nevai assolutamente inoffensivi. Arrivato al colletto, mi preparo in assetto alpinistico, setto il mio GPS sulla meta e comincio a valutare il da farsi. La cresta non è evidente, ma il pendio verso SW è ripido. Cerco di passare un po’ a sinistra, ma torno indietro. Mi sposto un po’ più a destra e vedo un intaglio con roccia solida e muschio. Non mi è mai capitato di salire su questo genere di terreno, ma mi sembra affidabile. Ad ogni modo, visto che una scivolata sul versante di Verbier non è auspicabile, metto giù la corda. Faccio una sosta in basso ad un bel masso, ci attacco la mia corda gemellata e parto in autosicura, facendo scorrere il prüssik sulle due corde. Metto giù un cordino ed un rinvio, poi un secondo. Man mano che salgo, tiro con me l’estremità libera delle corde, ma arrivato ad un certo punto mi accorgo che si sono incastrate. Provo a scrollarle un po’, ma niente. Vabbè, mi tocca scendere e ripartire. Stavolta tutto fila liscio ed arrivo al punto in cui ho finito la corda, vale a dire dopo 15 metri. Se volessi proseguire portandomela dietro, dovrei creare una sosta, calarmi, sbloccare la corda, risalire e recuperarla. Ma, guardando davanti a me, sembra che da qui in poi sia fattibile in libera senza problemi, così la lascio giù per il ritorno e proseguo senza. Cerco di stare sempre in sicurezza. Il muschio, che qui sembra essere ovunque, non è male. Proseguo senza grossi problemi, con grande attenzione. Il GPS dice che sono arrivato, ancora un passaggio ed eccomi in vetta. Da questa parte, in verità, non sembra una vera cima, né tantomeno un “bec”. Il pianoro che avevo visto sulla cartina è ancora più facile di quello che mi ero immaginato. Non riesco invece a realizzare se il “salto” che temevo esiste davvero, perché guardando il laghetto a quota 2747 (che attira la mia curiosità per la sua particolarità di non avere emissari) mi sembra di vedere un pendio unico, ma non posso escludere che non ci sia qualche fascia rocciosa che dall’alto non si riesce a distinguere. Ad ogni modo, ho la corda da recuperare, oltre ai bastoncini che ho lasciato al colletto, quindi non posso che tornare sui miei passi – cosa peraltro saggia quando non si conosce a sufficienza il luogo. Per la discesa, provo a stare più sulla destra, ma dopo poco riprendo la mia traccia di salita e la seguo fedelmente, fino a giungere alla corda, che recupero, disarrampicando, senza lasciare giù materiale. Dal colletto in giù non ci sono sostanzialmente più difficoltà.

Sono molto soddisfatto di questa cima, non tanto per il panorama né per la difficoltà tecnica, quanto per il modo con cui sono arrivato in cima, utilizzando la corda che avevo con me. Ho realizzato che una corda gemella è ideale per andare in montagna “a modo mio”. È leggera, maneggevole, veloce da avvolgere e disfare, mentre ho imparato a mie spese che la singola da 50 è ingestibile. Ma soprattutto, ho potuto mettere in pratica, anche se per pochi metri, la mia idea di autosicura, che avevo già sperimentato in falesia, ma mai con una mezza corda. Ora voglio raffinare la tecnica, mai smettere di esplorare!

Arrivato alla macchina, mi tolgo gli scarponi, seduto nel portabagagli. Un signore, che sta facendo lo stesso nella macchina a fianco a me, mi chiede come va. Gli dico che mi fanno male i piedi, ma è normale! Mi chiede dove sono stato e mi dice che lui ha fatto il Métailler. In solitaria. Molto interessante. Una cima che ho fatto, non una meta frequentata. Incominciamo a chiacchierare, a parlare di cime, di modi di andare in montagna. Dopo un po’ che siamo lì a parlare, mi chiede se mi va di passare da lui per bere un bicchiere di vino. Volentieri. Mi piace stare in compagnia di chi ama la montagna come la amo io. Dopo un po’ la proposta di un bicchiere di vino diventa quella di una raclette. Ancora, volentieri. Andiamo quindi da lui, prende una forma di formaggio che accompagnamo con Fendant e birra, poi ci salutiamo. Passerò da te, Etienne, la prossima estate, e spero di trovarti e fare qualcosa assieme!


Hike partners: Sky


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