Rombon


Publiziert von paoloski Pro , 9. August 2018 um 16:23.

Region: Welt » Slowenien
Tour Datum: 3 August 2018
Wandern Schwierigkeit: T4 - Alpinwandern
Klettern Schwierigkeit: I (UIAA-Skala)
Wegpunkte:
Geo-Tags: SLO 
Zeitbedarf: 10:15
Aufstieg: 1935 m
Abstieg: 1935 m
Strecke:19 Km
Zufahrt zum Ausgangspunkt:Bovec si trova in Slovenia, nella Valle dell'Isonzo, facilmente raggiungibile dal Friuli Venezia Giulia attraverso i vari valichi.
Zufahrt zum Ankunftspunkt:Gita circolare.
Kartennummer:Bovec - Trenta 1:25000 Sidarta

Il tempo si mantiene al bello stabile, decido quindi di affrontare la lunga salita al Rombon, la montagna che sovrasta il nostro appartamento a Bovec. È una cima che pur facendo parte del gruppo del Monte Canin ne rimane isolata e permette di godere di un panorama di prim'ordine. Almeno così dicono le scarse informazioni reperite sul web al proposito. Parto presto per evitare, per quanto possibile, il gran caldo di questi giorni, nello zaino ho due borracce da un litro perchè vista la morfologia di queste zone ho sentore che di acqua non ne troverò affatto.
Raggiungo il centro di Bovec, distante un chilometro circa dalla frazione di Dvor, entro nel bar della piazza per bermi un caffè, quindi mi avvio verso la salita della chiesa e proseguo brevemente sulla strada finchè, all'altezza di un caseificio che pubblicizza il suo formaggio di pecora ed i suoi yoghurt, trovo un cartello indicante l'inizio del sentiero per il Rombon, danno 5 ore di salita...per poco più di 1700 metri di dislivello mi sembrano un po' eccessivi, vedremo.
Più che un sentiero sto percorrendo una stradina forestale con una pendenza veramente notevole, anche con un buon 4x4 salire di qui comporterebbe una discreta abilità di guida.
Raggiungo un gruppo di abitazioni, incontro un pastore che sta ricoverando un gregge di pecore in un recinto, ci scambiamo un Dobre utro, proseguo e poco dopo, in prossimità di un trivio, sono costretto a tirar fuori la cartina ed fare il punto: le indicazioni ci sono ma sono concepite in maniera differente da quelle svizzere od italiane a cui sono abituato, qui i cartelli segnalano solo la meta immediatamente successiva, in questo caso una fantomatica Vesna di cui la mia mappa non riporta traccia, proseguo in piano su una stradina attraversando un gruppo di baite poverissime, supero un cancello, poi l'indicazione di una palestra di roccia a dieci minuti mi fa capire dove mi trovo: Vesna è con tutta evidenza il luogo in cui mi trovo, riesco ad orizzontarmi, proseguo superando un altro cancello, poi raggiungo una fontana e poco distante ecco uno scolorito ed artigianale cartello che indica l'inizio del sentiero per il Rombon che da qui diviene evidente ed è ben segnato: ogni 30 - 40 metri vi è un bollo bianco - rosso. Il percorso alterna tratti lastricati ad altri in cui vi sono gradini tagliati nella roccia, i rari pezzi in piano sembrano delle antiche strade romane con le pietre sistemate ad opus incertum. Con tutta evidenza comunque qui più che pecore e capre non vengono caricate, c'è troppa pendenza e troppa poca acqua, le mucche infatti le abbiamo viste solo nei pressi del Krnsko Jezero dove arriva una vecchia strada militare.
Il sentiero sale nel bosco, a terra vi sono migliaia di ciclamini fioriti che diffondono un buon profumo. In molti tratti si attraversano bancate di roccia calcarea caratterizzata da profondi solchi creati dal ruscellamento dell'acqua. Finalmente esco dal bosco e sono in vista del grande capanno di caccia di Goričica. Da qui si sale verso Nord Est puntando direttamente alla cima del Rombon. Passo per enormi placche calcaree, poi ecco i primi resti delle fortificazioni e delle trincee della Prima Guerra Mondiale: il Rombon era un importante punto di osservazione dell'esercito austro-ungarico e fu bombardato per mesi dagli italiani attestati sul Monte Canin. Nella Valle dell'Isonzo i morti in due anni, fra militari e civili furono oltre un milione! Proseguo, ovunque vi sono resti di reticolati e pezzi di metallo arruginito. Passo al di sotto della cima erbosa di Vrh Nakla e nei pressi dell'imbocco, impressionante, della Vandima, una grotta profonda 1182 metri.
Sento il rumore di un elicottero alle mie spalle, sta scendendo dalla zona dell'arrivo della funivia del Canin, con la coda dell'occhio vedo un movimento rapido alla mia sinistra: sono due camosci spaventati dal rumore, sparo qualche foto a raffica sperando di inquadrarli, sono velocissimi ed in breve spariscono dietro il crinale. Ora il sentiero diviene una traccia che risale un canale di pietrisco instabile, stando sulla destra ho la possibilità di aiutarmi tenendomi alla roccia. Faccio numerose soste sia per riposare sia per fotografare gli innumerevoli fiori presenti. Come ho già avuto modo di constatare qui la varietà floristica è incredibile: in un metro quadrato si trovano decine e decine di specie diverse, molte assolutamente peculiari di queste zone. Il canale si impenna ulteriormente ma diviene anche meno franoso, dietro di me vedo una ragazza che sale accompagnata da un labrador nero, in alcuni punti vi sono delle roccette da superare, sembra incredibile ma i fiori aumentano ancora, compaiono le Campanule zoysi e le Stelle alpine.
Finalmente arrivo alla sella, guardandomi indietro vedo la ragazza appena sotto di me, il cane però è molto più indietro ed in evidente difficoltà. Dalla sella per accedere alla cupola sommitale del Rombon si deve superare un breve camino verticale, è ben appigliato e non esposto ma il cane della ragazza, sempre ammesso che arrivi fin qui, non riuscirà certamente a passare.
Salgo il camino e mi ritrovo su un comodo sentiero che risale abbastanza dolcemente gli ultimi duecento metri di dislivello. Anche qui fiori a profusione, il panorama si allarga ulteriormente, più avanti, quasi in cima, vedo un gruppo di quattro persone, dietro di me la ragazza ed il cane hanno evidentemente rinunciato.
Eccomi in cima, le quattro persone si rivelano essere un uomo e tre donne slovene, una di loro parla italiano. Vi sono anche una decina di pecore che danno l'assalto a me ed a loro per leccarci alla ricerca di sale. Sono decisamente invadenti. Mentre compilo il libro di vetta una di queste afferra la cinghia della mia macchina fotografica che ho incautamente appoggiato di fianco a me, mi lancio all'inseguimento, riesco a rientrare in possesso della macchina e mi accorgo che un altro ovino se ne sta andando con la mia cartina in bocca che ha estratto dallo zaino! Nuovo inseguimento, avrei anche fame ma qui non è proprio possibile mangiare. Ci scattiamo qualche foto a vicenda poi decido di scendere un po' per consumare il mio pranzo in pace.
Saluto gli sloveni e mi abbasso di un centinaio di metri, mangio qualcosa poi, visto che ancora indugiano sotto la cima, mi avvio per scendere, seguo i bolli bianco - rossi per un pezzo, poi ad un certo punto mi accorgo che da un po' non ne vedo più. Qui le tracce fra le pecore e i vecchi percorsi dei militari sono innumerevoli e non sempre il sentiero più evidente è quello giusto. Mi trovo nei pressi di una postazione austro - ungarica posta a fianco di tre scenografici monoliti...di certo quando sono salito non sono passato di qui! Cartina, GPS, faccio il punto: sono sceso un buon 150 metri sulla sinistra seguendo un sentiero che non è però quello giusto. Vabbè, risalgo, fortunatamente qui la pendenza non è eccessiva. Ritrovo i bolli rossi, a questo punto sto molto attento a non perderli, fortunatamente sono frequenti ed evidenti. Rieccomi al canalino, lo discendo ed a questo punto decido che non è il caso di ripercorrere in discesa il canale franoso fatto in salita. Seguiro le indicazioni per Kluže, certo così la gita diverrà decisamente molto più lunga ma farò un bell'anello conoscendo anche questo versante della montagna.
Effettivamente il sentiero da questa parte è molto più tranquillo e poche centinaia di metri sotto la sella di Vrh Nakla, quando raggiunge i resti degli appostamenti austro - ungarici, si trasforma in una mulattiera. Vi sono trincee, muri a secco, ripari, stradine lastricate, dappertutto fiori in quantità, Stelle alpine soprattutto.
A tratti la mulattiera ha subito le ingiurie del tempo ed è ridiventata un sentiero ma perlopiù è ancora bella larga e ben percorribile. Reincontro gli Sloveni: stanno raccogliendo le pigne verdi di Pino mugo per farne sciroppi e grappe. Parliamo un po', mi offrono anche un passaggio in auto fino a Bovec ma declino valutando che, visti i loro tempi, arriverò senz'altro a casa prima di loro.
Scendo fra un'enorme macchia di Pini mughi che poi lasciano spazio ad un'infinita faggeta. La mia intenzione è quella di seguire un sentiero indicato dalla cartina come B4b che dovrebbe permettermi di evitare di scendere fino alla fortezza di Kluže per raggiungere invece la chiesa di Sveta Lenart senza dover percorrere tratti su asfalto.
Quando finalmente raggiungo il segnavia in questione però constato che le indicazioni per il B4b sono state asportate, dalla cartina vedo che il sentiero attraverserebbe una zona di rocce...ci sarà forse stato un crollo, per non rischiare decido di scendere a Kluže, così passerò anche da Fort Hermann. sono quasi tre chilometri in più di percorso ma vabbè, meglio stare sul sicuro: oggi è anche il compleanno di Anna e stasera usciremo a cena.
Fort Hermann si rivela essere un imponente rovina così ridotto dai bombardamenti italiani e dalla successiva spoliazione di ogni parte metallica nel dopoguerra.
Per raggiungere la fortezza di Kluže, immediatamente sottostante devo percorrere ora un lungo tratto di strada militare che permette di abbassarsi al di sotto di una bastionata rocciosa, poi una galleria illuminata ed un altro breve tratto a rischio frane. Finalmente la fortezza, ci sono passato l'altro giorno con Anna e so che all'interno vi è un bar: ho svuotato le mie borracce da un pezzo ed ho una gran sete. L'orangina bevuta seduto all'ombra mi riconcilia col mondo, ora posso affrontare il chilometro di asfalto che mi separa da Sveta Lenart. Fortunatamente il traffico non è eccessivo e riesco a camminare all'ombra. Ecco le indicazioni della stradina sterrata che sale alla chiesa, la raggiungo, è un bell'edificio ma decisamente spoglio. Proseguo sulla strada, attraverso boschi e prati, le indicazioni latitano e quando ci sono sono poco chiare ma con un po' di intuito e la cartina riesco ad approcciare Bovec  da Est, attraverso un grande prato, un nuovo tratto boscato e poi mi addentro in un dedalo di stradine fra le case e gli orti, seguo le indicazioni per il centro ed eccomi nei pressi del supermercato, acquisto un paio di bottigliette di bevanda isotonica, me le bevo nel vicino parco e riparto per affrontare l'ultimo chilometro di strada che mi porterà a Dvor.

Bellissima gita, con panorama di prim'ordine e soprattutto, almeno per me, con una varietà floristica entusiasmante.
Difficoltà: Una cartina 1:25000 è indispensabile per orientarsi, le indicazioni slovene non sono sempre chiarissime e spesso si avanza alla speraindio confidando di aver fatto la scelta giusta. Scendendo dal Rombon è opportuno non perdere di vista i segnavia perchè vi sono numerose tracce fuorvianti.
Il canale che sale alla sella di Vrh Nakla è nella prima parte piuttosto franoso , nella seconda ripido (T4). Il passaggino per accedere alla cupola sommitale del Rombon è elementare, un I grado al massimo.
Il resto del percorso è un alternarsi di tratti fra il T2 ed il T3. Da tenere presente comunque la lunghezza ed il dislivello, anche senza le mie deviazioni oltre 1700 metri e, soprattutto l'assoluta mancanza di fonti d'acqua.
Tempi: per la salita io ho impiegato poco più di 4 ore pur con numerose soste per fare fotografie e orientarmi con la carta.

Tourengänger: paoloski


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Kommentare (4)


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Menek hat gesagt:
Gesendet am 10. August 2018 um 15:28
gran botto e bei posti...

paoloski Pro hat gesagt: RE:
Gesendet am 20. August 2018 um 10:56
Si veramente dei posti bellissimi e gente estremamente cordiale.

blepori Pro hat gesagt:
Gesendet am 13. August 2018 um 03:09
posti impressionanti, solo passando di lì ci si rende conto della stupidità di quello che è successo sull'Isonzo. Ciao Benedetto

paoloski Pro hat gesagt: RE:
Gesendet am 20. August 2018 um 11:00
Si, i luoghi sono veramente belli e la gente cordiale. Si sta male a pensare come la stupidità umana abbia potuto far si che in questa valle, che aveva esagerando 10000 abitanti, siano morti più di un milione di persone in soli due anni. Per nulla se non la demenza di regnanti e generali criminali.


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