Alta Via della Valtartano: da Campo alla Casera Saroden


Published by cai56 , 7 August 2018, 20h50. Text and phots by the participants

Region: World » Italy » Lombardy
Date of the hike: 5 August 2018
Hiking grading: T5- - Challenging High-level Alpine hike
Climbing grading: I (UIAA Grading System)
Via ferrata grading: AD
Waypoints:
Geo-Tags: I 
Time: 8:45
Height gain: 2018 m 6619 ft.
Height loss: 2024 m 6639 ft.
Route:Circolare 27,86 km
Access to start point:Da Milano a Morbegno lungo le statali 36 e 38; si prosegue in direzione Sondrio fin oltre Talamona per svoltare a destra verso "Valtartano". Si risale lungamente la provinciale, arrivando a Campo. Parcheggio nei pressi del cimitero.

Innanzitutto occorre precisare che quanto detto nella prima "puntata" (da Barghet alla Casera Dordona) va almeno parzialmente corretto: anche qui - e forse ancor più - si manifesta il senso di selvaggio tipico dei luoghi da lunghissimi anni abbandonati, ma, in più, si aggiunge la difficoltà tecnica. Come esplicitamente evidenziato dalla segnaletica, si tratta di un percorso EEA, ma la situazione suggerisce che i lavori siano ancora in corso. Dalla partenza a Campo, le targhette distintive toponomastiche (che manifestano un'ispirazione da parte di "Le Montagne Divertenti", iniziativa editoriale/turistica localmente - e non solo - ben nota) hanno un aspetto più curato rispetto a quelle presenti - provvisorie? - lungo l'intero anello per un'estensione di qualche chilometro; lungo una scalinata di pietra sono state recentemente infisse le staffe per il montaggio di un prossimo corrimano ed in punto ripido e sdrucciolevole sono state stese delle catene di progressione (a mio avviso, sottodimensionati gli infissi di tipo industriale). Per contro, nell'attraversata-discesa del "Canale del Funtanùu", punto chiave dell'intera alta via, ci si cala lungo corde da montagna su terreno non ancora sufficientemente disgaggiato (ottimi gli infissi, tutti fix inox, tranne l'ultimo, una sorta di abalakov nella roccia con cordino di kevlar). Per il resto, oltrepassato il noto anello escursionistico del Pizzo della Pruna, si viaggia praticamente sempre in assenza di sentiero e con abbondanza di rododendri, ginepri ed "erba vìsega".

NOTE:
- La difficoltà indicata AD della via ferrata, si riferisce allo stato attuale; con catene e qualche appoggio artificiale (la roccia è particolarmente scivolosa) la situazione potrà attenuarsi molto.
- La toponomastica della zona è complicata; alcuni nomi indicati in loco sui segnali dell'alta via sono evidentemente tramandati solo a memoria, perchè non trovano riscontro sulla "Carta escursionistica e toponomastica di Tartano" del CAI Morbegno e nemmeno sulla nuova "SETEmap Orobie Valtellinesi da Tartano all'Aprica".


Dal parcheggio nei pressi del cimitero si va subito ad imboccare la discesa di Via Costa che, ripida cementata, conduce al fondovalle della Diga Enel di Culumbéra, il cui lago - praticamente un fiordo - non è mai più stato completamente riempito dopo l'alluvione del 1987 per motivi di sicurezza. Attraversato il suggestivo camminamento, si inzia a risalire con regolari tornanti ("sentée del pic") il bosco che conduce alle poche baite di Frasnino (prossimamente punto di arrivo della passerella "Ponte del Cielo" in costruzione e sede di un bivacco); la traccia si fa larga entrando nel fitto bosco di abeti e, con un lungo traverso in ascesa, (ignorare i bivii non segnalati), attraversati diversi canaloni dirupati, raggiunge le case di Foppa. Da qui una breve discesa permette di raggiungere un bivio: a destra si arriva ad un prato con steccato, ma il sentiero svolta a destra immediatamente prima di raggiungerlo. Il bosco diventa più umido e roccioso: una serie di ampi tornanti conduce alla radura abbandonata di Marscia; proseguendo la salita in breve si arriva ai primi prati delle vastissime alpi di Corte e Postareccio: dal gruppo di baite più restaurate (una a quasi due piani) si diparte un sentierino poco evidente nelle erbe molto alte; si dirige verso nord e diventa ben evidente appena entrato nel bosco. Un tratto piano precede una breve salita fino allo slargo boscoso al margine del Pizzo della Pruna  dominato da una croce di tronchi di legno. In assenza di foschie estive il panorama è veramente quanto di più ampio sul versante retico. Si prosegue retrovertendo attraverso un ampio giro sul crestone sommitale del Pizzo (denominato "Sentiero dei mirtilli"): la traccia è talora quasi assente, ma le indicazioni a vernice sono sufficienti ad indirizzare opportunamente attraverso splendide piccole radure collegate da un'estensione continua di cespugli di mirtillo, qualche rododendro e ginepri. Fin qui abbiamo ricalcato il "comodo" percorso di un'escursione di importanza locale, ma d'ora in poi si torna sul solito terreno aleatorio alla ricerca delle antiche vie di comunicazione fra alpeggi adiacenti, su tracce che, qua e là, non sono mai state certamente agevoli e del tutto prive di rischi. Occorre seguire in traversata a mezzacosta tutta la catena montuosa secondaria che, in direzione sud-nord, si stacca dalla principale orobica presso il Passo San Marco: M.Pedena, Forcella di Lago, Cima Sterlèr, Cima Vèndül Piàa, Monte Lago, Monte Culino, Passo Culino, Monte Pisello, Forcella del Pisello, Cima della Paglia, Cima Piscino, Forcella del Piscino, Pizzo della Pruna: è un versante fortemente irregolare, molto impervio, ripetitivo, con alcune vallate da attraversare (sedi di alpeggi più o meno abbandonati) e parecchi canaloni secondari; nei pochi tratti non invasi dalla vegetazione, in corrispondenza di costolature o affioramenti rocciosi si può sospettare una sottostante opera di adattamento al passaggio umano, ma la qualità scadente della roccia ha consentito un progressivo grave deterioramento.
In conseguenza di queste caratteristiche non peculiari, la descrizione del tragitto non può che essere schematica, quasi in forma di elenco. 
In risalita dal bel bosco del Pizzo della Pruna, si esce nella Valle del Piscii, quasi una conca di pascoli che arriva ad affacciarsi sulla Valtellina all'altezza di Talamona, suddivisa dai "barek" in precise parcelle di pascolo dell'omonima alpe e dominata dall'enorme ometto di pietre del Monte Piscino.
Attraversamento della Valle dei Fugnìi, con l'incontro delle prime attrezzature di progressione, dapprima in attraversata di ripidi pendii erbosi, poi a favorire la risalita di una scarpata terrosa nel bosco.
Un muro a secco lungo un'appena accennata dorsale (località "Màter") segnala l'ingresso nella pertinenza dell'Alpe Paia, che occupa con i suoi pascoli tutti i pendii praticabili del Pizzo della Paglia.
Proseguendo, sotto la verticale della Furscela del Pesèl (Forcella del Pisello), si affianca la Baita de la Furscela e, poco oltre, la Baita Növa della sottostante Alpe Pesèl.
Senza troppe difficoltà si passa all'Alpe Cülìi, dominata dalla croce della Furscela del Cülìi (punto di passaggio della GVO in un tratto praticamente dimenticato); la Val de Piaz separa questi pascoli da quelli attigui della Baita de li Cunfini.
L'ampia vallata successiva, rasata dalle valanghe che hanno lasciato pochi ruderi scoperchiati, è l'Alpe Vendül: si distinguono due gruppi di baite, Piàa fo-in coo e Piàa det-in coo. Da qui, per evitare uno sperone roccioso, si scendono quasi duecento metri di dislivello lungo il sentiero 101v (GVO) e poi si risale al Canale di Sterlèr. Un alto abete al culmine di uno sperone boschivo (località "Sterlèr") segnala l'ingresso nei territori di Bödre (Budria).
In breve si arriva alla discesa nel Canale del Funtanùu che, come già detto, è attrezzato in maniera provvisoria ed essenziale: trattandosi anche di una calata verticale, c'è da fare molta attenzione perché i ciuffi di "erba vìsega" impediscono di riconoscere agevolmente gli appoggi. La traversata con l'assistenza della corda termina in corrispondenza dell'ultima roccia utile, ma l'attenzione deve mantenersi alta per ancora una ventina di metri.
Le difficoltà calano nettamente, i pendii trasversali si addolciscono e su terreno arbustivo si attraversa il Canale de Chignöl, portandosi a camminare sul muro a secco limitante a valle la località Corna di Bödre.
Scavalcando la colata detritica a grossi massi del Canale Grataröla, si arriva pianeggiando alla mulattiera di accesso dell'Alpe Bödre de Saröden, punto di arrivo del tratto di alta via descritto nella puntata precedente. Procediamo quindi verso valle per l'interminabile rientro a Campo: lungo splendide gradinate a comodi tornanti attraverso pendii tormentati dalle valanghe invernali (notare in proposito le aggraffature metalliche dei gradini nei punti più esposti), ormai quasi in piano, si attraversano pascoli sparsi di pietrame, si segue un sentiero che conduce fino alle Baite di Casera Budria, dove giunge anche una pista per mezzi speciali.
Contrariamente alla scorsa settimana, al solo scopo di velocizzare il cammino, decidiamo di evitare il sentiero pedonale a favore della pista forestale del versante destro della Val Budria. All'altezza del nucleo di Barbera si confluisce nella carrozzabile della Val Corta e la si segue fino alla Biorca, da cui si sale, tramite scalinata selciata, a Tartano. Da qui, senza alternative vantaggiose, si segue la provinciale fino a Campo. 

 


https://www.relive.cc/view/g23423432357

Hike partners: cai56, chiaraa


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Comments (4)


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numbers says: Bravi!
Sent 8 August 2018, 13h21
Molto wild direi...

Mario

Sent 13 August 2018, 14h51
ehe come dicevo a Chiara mi sembra davvero molto "Montagne Divertenti" :-)

cai56 says: RE:
Sent 13 August 2018, 15h33
Si, nel senso di Beno in persona!!
Ma stanno lavorando: da una settimana con l'altra compaiono targhette stampate al posto di quelle "amanuensi".
Ciao

Sent 13 August 2018, 15h52
Ammirevole L impegno di Beno e company . E bravi voi a rendere "visibile " il tutto


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