Giganti di Val Malvaglia. Cima di Cogn e Cima Rossa


Publiziert von blepori Pro , 18. Juni 2017 um 21:18.

Region: Welt » Schweiz » Tessin » Bellinzonese
Tour Datum:18 Juni 2017
Wandern Schwierigkeit: T4 - Alpinwandern
Hochtouren Schwierigkeit: L
Klettern Schwierigkeit: II (UIAA-Skala)
Wegpunkte:
Geo-Tags: Gruppo Cima Rossa   CH-GR   CH-TI   Gruppo Cima di Gana Bianca 
Zeitbedarf: 7:45
Aufstieg: 2200 m
Abstieg: 2200 m
Strecke:Madra - Cima di Cogn - Cima Rossa - Alpe Giumello - Dandrio - Madra
Zufahrt zum Ausgangspunkt:N2 fino a Biasca, poi strada della Valle di Blenio fino a Malvaglia, di lì stretta strada in Val Malvaglia fino a Madra.

Il versante orografico sinistro della Val Malvaglia è uno scrigno di meraviglie: valli oscure ed incassate, grandi bacini glaciali e pianori di altitudine nascosti al fondovalle. E, lassù in cima., quasi una decina di 3000 attendono gli arditi escursionisti. Una zona meno conosciuta dell'altro versante della valle perché mancano accessi comodi e sentieri segnati e, partendo dalla strada di fondovalle, bisogna mettere in conto un dislivello consistente su di un terreno spesso disagevole.

Per questa calda domenica di inizio estate metto in cantiere la parte meridionale della catena. L'avvio è da Madra, un bel nucleo appena a monte del lago che abbellisce la valle. Dal paese parto verso destra per un viottolo che porta sull'unico ponte di tutta la valle; la val Madra è stretta, selvaggia e boscosa nella parte bassa, si allarga in un grande circo dominato dalla Cima dei Cogn in alto. 2000 metri di dislivello su antichi resti di sentieri. Dal ponte salgo a buon passo al bel terrazzo di Pianezza, il solo monte ancora tenuto della valle; poi il sentiero si inoltra nella valle in graduale ascesa (non fate come me, che ho seguito due volte le tracce che scendevano al fiume per poi risalire diritto...). A quota 1800 la valle si apre in un bel prato sovrastato dal circo terminale da cui scende una bella cascata. Qui compare una vera rarità, cioé un antico bollo bianco e rosso, il solo di tutta la giornata!

A destra parte il sentiero della Bocchetta di Caldözz che porta in val Combra, che è ancora tenuto; a sinistra bisogna cercare il vecchio sentiero che sale ripidamente a Ciavasc, l'ultima cascina della valle, fra vallette, cascatelle e ontani. Qualche sparuto ometto aiuta a seguire la traccia, altrimenti il passaggio fra gli ontani sarebbe faticosissimo. In alto il sentiero obliqua verso sinistra e traversa un torrente; a questo punto la traccia a sinistra raggiunge Ciavasc, posto su di un bel terrazzo a dominio della valle. A destra parte ripidamente una buona traccia che nel passato doveva dare accesso alla parte alta della valle. La traccia sale a risvolti, poi riattraversa il torrente e, poco dopo, biforca: quella orizzontale doveva traversare verso Caldözz, l'altra raggiunge il ripiano a monte del salto, dove si apre la vista sul vallone che porta al Passo di Revi. In alto sono letteralmente dominato dalla vetta, mancano ancora circa 800 metri.

L'ambente è selvaggio, grandi balze di rocce inframmezzate da prati e in altro le creste rocciose che dividono la Val Madra dalla Calanca; di fronte, Caldözz, Ramulazz e Pizzo di Strega, dove l'ultima neve cerca di resistere alla calura. Il sentierino mi conduce fra bei prati fino alla conca finale sotto il passo, dove si perde fra le pietraie. A questo punto salgo diretto a destra del passo, fino a raggiungere la parete che difende la cresta sud della cima. Un esposto sentierino delle pecore mi permette di aggirare in leggera salita la parete, poi appena possibile salgo per un ripido pendio alla cresta appena a monte del risalto sopra il passo. Si può anche continuare a traversare, ma il terreno divente rapidamente esposto e friabile.

Eccomi in cresta: panorama a picco sulla Calanca e ambiente selvaggio. La cresta si segue quasi tutta sul filo, con un paio di aggiramenti dopo l'anticima (uno a destra e uno a sinistra). E' importante riguadagnare il filo appena possibile, perché i fianchi sono esposti e friabili. Ci sono punti esposti e un po' di arrampicata anche in cresta, ma nulla di troppo difficile. La vetta è una grande felicità dopo questa erta salita; la Cima di Cogn è il 3000 più meridionale del Ticino, panorama vastissimo in tutte le direzioni, sttudpenda la vista a picco sulla Calanca. A Nord, la mia prossima meta, la Cima Rossa; sotto i miei piedi il piano della parete, l'ampio anfiteatro sospeso sulla Val Malvaglia le cui acque si gettano nella cascata di Dandrio...se i turisti che la ammirano sapessero da dove viene l'acqua e che mondo nascosto c'è quassù, riservato solo ai più intrepidi.

La cresta verso la Bocchetta della Cima Rossa sembra difficile, ma è in realtà facilmente percorribile sul filo, con un po' di cautela dati i precipizi del versante calanchino. Alla bocchetta si aggira a sinistra la prima parete - io sono sceso sul nevaio e l'ho presa un po' larga, altrimenti conviene tenersi il più vicino possibile al filo. Risalgo per un ripido nevaio in cresta appena prima di una serie di torri dall'aspetto molto preoccupante. In realtà le prime due si aggirano sul lato della calanca su di un esposto sentiero, poi si tratta di tornare appena possibile sul filo (ometti), con arrampicata semplice ma che richiede prudenza.

Un tratto quasi piano e più largo mi porta di piedi dell'edificio sommitale: il passaggio chiave è proprio all'inizio, un canalino pieno di detriti che si scala prudentemente, poi si continua fra blocchi e brevi passaggi di arrampicata, questo tratto è anche divertente. Eccomi in cima: qui almeno c'è una buona croce, la vetta è forse un po' più frequentata dal versante nord. La vista sul bacino di Giumello e i 3000 più a nord, fino all'Adula, è di grande pregio.

Ancora uno sforzo! Seguo la cresta per in Poncione di Piotta, che è facile, ma a destra precipita in modo impressionante sulla Calanca. Appena prima del Piotta, che non è altro che una specie di fungo della cresta, scendo sul nevaio. Purtroppo la neve è mollissima, a tratti tiene, a tratti si sprofonda fino alle anche! Addio bella scivolata, con prudenza attraverso verso destra tutto il grande nevaio di Piotta per portarmi verso il centro della valle, dove il pendio è meno ripido - la discesa diretta sull'Alpe di Piotta dovrebbe essere possibile, ma mi semba troppo delicata. Quindi mi porto fino all'altezza del Puntone della Parete dove si può scendere nel catino di Giumello in modo abbastanza semplice. Saluto alcune pecore sperdute quassù e scendo a svolte fino all'Alpe Giumello. Questo bacino è un posto impressionante: uno spazio immenso, dove ovunque scendono torrenti e cascate dalle balze sommitali, grandi pascoli e lo strordinario piano a 2000 metri di quota dove sono gli alpi, che poi precipita di botto verso il fondovalle. Purtroppo la difficle accessibilità fa che sia praticamente abbandonato, i due sentieri che raggiungono il pianoro dal basso sono in uno stato mediocre.

All'Alpe di Giumello - alcune baite riattate, ma tutto chiuso, prendo il sentiero di destra, che dovrebbe essere quello principale. Un'ultimo brivido mi attende: il torrente che scende dallo Zapportpass, carico di neve di fusione, è coperto da un cono di valanga, sotto cui si vede un grande squarcio. Con prudenza cerco il punto più sicuro e traverso con il cuore in gola, tutto va bene! Se il passaggio fosse troppo problematico meglio travrsare all'Alpe di Piotta dove scende un altro sentiero (ben marcato sulla CNS). Io continuo su di un sentierino abbastanza visibile e a tratti esposto, che supera il primo salto in discesa e atterra su di un prato dove si trovano i resti diroccati di alcune cascine dal nome triste di Piano di Pena.

Un'ultima breve risalita per seguire una cengia, poi il sentiero si fa finalmente più largo e veloce, scendendo rapidamente in uno scuro bosco. Raggiunto il fondovalle trotto lungo il bel sentiero fino a Fontané, poi strada e di nuovo sentiero fino a Dandrio e a Madra, dove l'auto mi attende pazientemente.

Gita di classe, impegnativa per la lunghezza e il dislivello, ma soprattutto per il terreno, visto che è in gran parte fuori sentiero. Le creste sommitali non sono difficili, ma richiedono prudenza per l'esposizione e perché ci sono molti detriti. Molto consigliabile a inizio estate, quando si possono sfruttare i nevai in discesa, altrimenti si fanno chilometri di sassi instabili. Regala quadri di grande suggestione, dall'erto pendio che sale in vetta, agli orizzonti vastissimi delle creste sommitali e delle cime, fino all'incredibile meraviglia del catino di Giumello, un dolce mondo alpestre sospeso sugli abissi

Tourengänger: blepori

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Kommentare (7)


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igor hat gesagt:
Gesendet am 18. Juni 2017 um 21:25
Bravo ! Bellissime cime me le ricordo bene quando abbiamo dormito con la tenda, complimenti ciaoooo

saimon hat gesagt:
Gesendet am 18. Juni 2017 um 22:04
Bravo, complimenti, bel giro. Ci andrò spero presto ;) saluti saimon

Menek hat gesagt:
Gesendet am 18. Juni 2017 um 22:07
Grande giro! Bravo Benedetto.

danicomo hat gesagt:
Gesendet am 18. Juni 2017 um 22:48
Grandissimo.....

Simone86 hat gesagt:
Gesendet am 19. Juni 2017 um 08:03
Che salitona! Vedo che gli allenamenti invernali danno i loro frutti! Ottimo giro non certo facile!!

irgi99 hat gesagt:
Gesendet am 19. Juni 2017 um 08:11
Splendida traversata! Bravo!

Poncione hat gesagt:
Gesendet am 19. Juni 2017 um 13:59
Grande Benedetto... zona poco frequentata, e per questo davvero affascinante. Da fare prima o poi...
Ciao


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