Costa dei Pianezzoli - Val d'Ossola


Publiziert von atal , 8. Januar 2017 um 19:53.

Region: Welt » Italien » Piemont
Tour Datum: 7 Januar 2017
Wandern Schwierigkeit: T5 - anspruchsvolles Alpinwandern
Wegpunkte:
Geo-Tags: I 
Zeitbedarf: 9:00
Aufstieg: 1600 m
Abstieg: 1600 m

La Costa dei Pianezzoli è il confine tra due mondi: da una parte la valle dell'Ossola - aperta e solare, con la sua fitta trama di infrastrutture e centri abitati grandi e piccoli - dall'altra la valle di Menta, selvaggia e abbandonata, in questa stagione severa e buia, i fianchi disadorni rigati da vene di ghiaccio.

Sulla seconda sommità della dorsale (quota 1451 CNS) ci sono i ruderi azzerati di un alpetto, testimonianza tra le più estreme di una miseria per noi inimmaginabile. Probabilmente si tratta di un abbandono di vecchia data, sia perché non è rimasto quasi nulla se non poche pietre e una sorta di impronta rettangolare nel prato, che per la scomodità di accesso, l'esiguità del pascolo e la difficoltà nel reperimento dell'acqua (non sembra ci siano sorgenti nelle vicinanze...). Del vecchio sentiero per raggiungere l'alpetto rimane solo un tratto di scala che consente di superare un intaglio della cresta intorno ai 1200 m di quota.

Escursione effettuata in compagnia di Fabrizio.

Avvertenze
Percorso da non sottovalutare, in buona parte senza sentiero, faticoso e con diversi tratti ripidi su erba o (a scelta) su roccette. In inverno consigliabili i ramponi, anche in assenza di neve.

Andata
La prima parte del percorso è la stessa del giro del Sasso Miscioi (link). Arrivati sul pianoro nei pressi di Pra di Sopra (830 m, circa 1 ora da Cosa), si prende il sentiero per Sottosasso e, subito dopo le prime pontegge, si sale il pendio puntando ad un resto di muretto visibile in alto sulla sinistra (se non si vede il muretto e si arriva nei pressi di un rudere, significa che il bivio è già stato superato).

Una labile traccia sale sopra il muretto, rimanendo a destra di una piodata, per poi iniziare un lungo traverso verso destra (E). Il percorso è a tratti poco visibile ma è contrassegnato da qualche taglio. Raggiunto un rudere addossato ad una parete (960 m), lo si supera e si rimonta il pendio alle sue spalle fino ad un falsopiano. Si attraversa quindi un ripido canale erboso (dove abbiamo trovato ghiaccio e calzato i ramponi) e si risale il bosco sul versante opposto fino al colletto posto alle spalle della quota 1164 CNS. Si risale la dorsale verso E, con percorso sempre più panoramico fino ad un intaglio (a poco più di 1200 m di quota), che si supera con l'ausilio di una scala di pietra. Si risale il ripido versante opposto poggiando sul lato di Menta per evitare i tratti più verticali. Seguendo la dorsale si perviene infine sulla piatta sommità della quota 1451 m CNS, dove si trova il rudere azzerato dell'Alpe Pianezzoli.

Si prosegue lungo la dorsale e ci si cala nel successivo intaglio, perdendo circa 40 m di quota. Saliamo quindi il successivo risalto poggiando a destra per evitare i tratti di roccia. Ancora un falsopiano, quindi un ultimo strappo su terreno ripido e finalmente la dorsale si addolcisce. Solo all'ultimo momento appare la bianca croce dell'Alpe Nava (1728 m), il punto più alto di questo percorso.

Tempi: 5 ore

Ritorno
Dalle baite dell'Alpe Nava ci sono diverse opzioni per ritornare in fondovalle. Vista la stagione, noi scegliamo il percorso teoricamente più veloce e più sicuro tra quelli che scendono verso Cosa.

Dalla fontana dell'Alpe Nava prendiamo la traccia, nascosta sotto la neve che scende sul versante Nord poggiando a sinistra. Raggiunta l'Alpe Drisioni (1488 m), posto in splendida posizione panoramica su Domodossola e le sue montagne, scendiamo al colletto successivo e prendiamo una traccia (tagli) che traversa a sud della quota 1487 CNS e poi scende nel bosco lungo la dorsale Est. Arriviamo a I Curt (1139 m), le baite senza nome sulla CNS poste a monte dell'Alpe Crischiovo. Ci abbassiamo verso Sud, inizialmente senza traccia ma incontrando dei bolli rossi e dei tagli poco sotto le baite, e puntiamo al guado sul Rio dei Porci (915 m) nell'unico punto in cui il torrente scorre in piano. Superato il letto (oggi ghiacciato), imbocchiamo un sentierino (tagli) che presenta tacche nella roccia e qualche passaggio esposto. Il percorso traversa in piano il ripido versante esposto a nord e in breve giunge ai ruderi superiori dell'Alpe La Colla (906 m). Ci abbassiamo lungo la dorsale seguendo dei tagli con percorso non evidente e qualche passaggio scomodo (esiste in alternativa un sentiero vero e proprio che rimane sul fianco esposto a Nord, possibilità non testata personalmente...). Giunti su terreno facile, si passa nei pressi di due baite in buono stato (Pra La Varda, 765 m) e, seguendo delle frecce verde fluo sui massi, su un buon sentiero in breve si arriva alle baite riattate dell'alpe La Selva (648 m) e quindi a Cosasca. Seguendo le indicazioni, si traversa su una bella mulattiera verso Sud arrivando alla chiesa di San Lorenzo, dove si chiude l'anello.

Tempi: 3,5 ore

Tourengänger: atal

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