Pizzo del Forno dalla Cima di Meri - Valle Antigorio


Publiziert von atal , 4. Juli 2016 um 17:27.

Region: Welt » Italien » Piemont
Tour Datum: 3 Juli 2016
Wandern Schwierigkeit: T5 - anspruchsvolles Alpinwandern
Wegpunkte:
Geo-Tags: I 
Zeitbedarf: 11:00
Aufstieg: 2100 m
Abstieg: 2100 m

Il programma della giornata è quello di salire al Pizzo del Bronzo da Cagiogno, percorrendo la dorsale della Cima di Meri, salire quindi al Pizzo del Forno e poi raggiungere la Satta del Forno, per scendere nel vallone del Rio degli Orti e visitare l'alpeggio indicato sulle mappe come Corte della Satta (1666 m CNS), non toccato dai sentieri tracciati sulle mappe consultate.

Per l'itinerario di discesa si è rivelata fondamentale questa relazione, con cui ciolly inaugurava, nel 2012, la sua presenza su Hikr. Un consulto con Zaza, che è salito alla Satta del Forno pochi giorni fa (qui), mi ha convinto della possibilità di percorrere il canale della Satta in discesa e di cercare di traversare la destra idrografica del vallone del Rio degli Orti, anziché scendere nel canale. Questa scelta ci ha permesso di evitare i temuti ontanelli e soprattutto ci ha portato a trovare il sentiero per La Pianezza, l'alpeggio indicato sulle carte attuali come Corte della Satta. Parlando con persone del posto, sembra cha La Pianezza (toponimo confermato dalla Mapppa Rabbini, dove invece Corte della Satta non appare) sia il nucleo più consistente e più alto, mentre Corte della Satta sia riferibile a delle baite più basse, oggi dei ruderi parzialmente imboscati, quotati 1535 m sulla CNS.

Annotazioni
Percorso ad anello lungo, vario e molto interessante, sia dal punto di vista strettamente escursionistico che per quanto riguarda la ricerca di tracce di un passato che sta scomparendo. Il giro è consigliabile a persone allenate e abituate a muoversi senza sentiero.

La discesa della Satta del Forno, tecnicamente non difficile ma ripida e a tratti esposta, richiede buone condizioni di visibilità perché sono necessari alcuni spostamenti laterali per evitare un salto del canale principale. Da evitare con rocce bagnate.

Da Cagiogno al Pizzo del Forno
Con Ferruccio parto da Cagiogno, caratteristica frazione di Premia e ci incamminiamo seguendo le indicazioni per Aleccio. Una mulattiera perfettamente conservata permette di superare agevolmente lo zoccolo roccioso che sostiene il pianoro degli Alpi Boschetto e Bee. Il sentiero attraversa il Rio d'Alba e raggiunge in breve l'Alpe Aloro (1406 m), posto sull'estremità settentrionale del piano di Aleccio, dove arriva anche una rotabile ad uso dei proprietari della baite. Fino qui, circa 1:30.

Abbandoniamo il sentiero e ci innalziamo nel ripido bosco, cercando di mantenerci in corrispondenza dell'ampia dorsale che delimita il canale del Rio d'Alba. Il pendio presenta dei salti di roccia, tutti facilmente aggirabili. Concatenando tracce di animali si riesce a limitare lo sforzo necessario per attraversare il fitto sottobosco di rododendri. Usciti su terreno aperto intorno a quota 2000 m, il panorama si apre e da questo momento in avanti tutta la giornata sarà un susseguirsi di panorami spettacolari, grazie ad una giornata eccezionalmente limpida per la stagione.
Senza incontrare difficoltà arriviamo sulla Cima di Meri (quota 2115 m CNS; 3:15 da Cagiogno), in realtà più l'inizio di una dorsale definita, piuttosto che una cima vera e propria. Un palo di legno e due croci incise nella roccia segnalano il punto di confine tra i comuni di Premia e di Crodo. Da notare che sulle mappe catastali dei due comuni di metà '800, la Cima di Meri era chiamata rispettivamente I Merri e Ai Meri.

Proseguiamo lungo la dorsale aggirando sui i fianchi i risalti più impegnativi. Dopo aver passato il profondo intaglio dove scende un canale verso il Rio d'Alba (che immaginiamo sia quello percorso da ciolly, in quest'occasione), affrontiamo il ripido pendio erboso che ci porta in cima al Pizzo di Bronzo (1:40 dalla Cima di Meri), dove la vista si apre sulla lente blu del Lago Matogno. Non a caso questa cima è chiamata Mater del Lagh secondo la Mappa Rabbini, che riserva invece il toponimo Costa di Bronzo ad un punto della cresta a Est della Cima di Meri (verosimilmente coincidente con la quota 2211 m CNS).

Dal Pizzo di Bronzo saliamo su tracce al vicino Pizzo del Forno (2695 m; circa 30' dal Pizzo di Bronzo; 5:30 totali), che tutte le vecchie mappe catastali dei comuni interessati chiamano Pizzo di Fria, per la vicinanza dell'importante valico omonimo.

Dal Pizzo del Forno alla Satta del Forno 
Scartata l'opzione cresta, rocciosa e dirupata, scendiamo sulla comoda dorsale E al Passo della Fria (2499 m) e ci abbassiamo sul versante della Val Cravariola fino al punto di uscita della galleria realizzata nel 1980 per agevolare il passaggio del bestiame nei pascoli italiani posti al di là della cresta spartiacque.

Con un lungo traverso intorno ai 2400 metri di quota ci portiamo sotto la Satta del Forno.
Uno sguardo all'indietro ci permette di vedere una traccia che traversa più in alto rispetto al nostro percorso e che sembra iniziare in corrispondenza dell'unico punto debole della lunga bastionata rocciosa che fascia alla base i pendii sommitali del Pizzo del Forno.

Con un'ultima risalita su un pendio erboso raggiungiamo la Satta del Forno (2507 m; poco meno di 1 ora dal Pizzo del Forno).

Dalla Satta del Forno a La Pianezza
Scendiamo nel canale immediatamente a nord di un ometto, nel punto di massima depressione della dorsale. Il primo tratto è un ripido pendio erboso che lascia intuire, qualche decina di metri più in basso, un salto probabilmente non superabile. Traversiamo quindi a destra e ci abbassiamo in un canalino secondario fino ad un punto dove la pendenza si attenua leggermente e risulta agevole traversare a sinistra, in modo da rientrare nel canale principale, pochi metri a monte rispetto alla base di un caratteristico torrione, posto sulla sinistra idrografica, ben visibile anche dall'alto. Attraversiamo il canale, dal fondo franoso e parzialmente innevato, e scendiamo sul fianco sinistro alla base del torrione. Riattraversiamo quindi il canale su una ripida lingua di neve neve al di sopra di un salto, passaggio che risulta delicato visto che non abbiamo i ramponi, e ci portiamo su terreno meno impegnativo scendendo sulla destra idrografica. Arrivati sui pascoli dell'Alpe Forno (così la Mappa Rabbini chiama questa zona), li attraversiamo in discesa poggiando a destra, puntando alla base di una fascia rocciosa. Attraversate alcune giavine, entriamo nel bosco di larici e ci abbassiamo fino a circa 1700 m di quota. Traversando vicini alla base delle rocce troviamo una traccia parzialmente nascosta dall'erba. In un passaggio obbligato vediamo dei resti di gradini, seguiti da (pochi) vecchi tagli. Siamo sul vecchio sentiero, non segnato sulle mappe, che da La Pianezza portava ai pascoli dell'Alpe Forno.
Proseguiamo su una cengia, da cui si scende incontrando anche piccoli gradini scolpiti nella roccia, simili a quelli visti in Val Cornera.

Arriviamo così all'Alpe Pianezza (circa 2:30 dalla Satta del Forno), un grande gruppo di baite posto su un poggio panoramico da cui si gode di una visuale molto ampia. Parte degli edifici ha ancora il tetto nonostante si tratti di costruzioni piuttosto vecchie: su una trave leggiamo la data 1781, su un'altra 1791...

Da La Pianezza a Cagiogno
Da La Pianezza un sentiero evidente traversa in discesa verso destra (N). Proviamo a seguirlo ma sembra portarci in una direzione poco funzionale al nostro rientro e quindi ritorniamo verso l'alpe, raggiungendo i ruderi isolati posti circa 30 metri sotto il nucleo principale. Sulla destra del poggio notiamo una traccia che scende ripida nel bosco, segnalata da qualche sbiadito segno al minio e presentando poi anche dei tratti gradinati. Passiamo dal grande rudere imboscato di Corte della Satta (quota 1535 m CNS), seguito sulla sinistra da altre costruzioni in posizione aperta, e scendiamo seguendo il sentiero fino ad un tratto dove non troviamo più segni. L'ambiente comunque non è difficile e raggiungiamo senza problemi le baite di Diogna (quota 1205 m CNS). Qui incrociamo un sentiero segnalato CAI, che seguiamo  verso destra (proseguendo a sinistra, il sentiero porta verso Boschetto e Bee). Superato un altro gruppo di baite (quota 1115 m CNS), si giunge ad un incrocio dove svoltiamo a sinistra, seguendo l'indicazione per Cagiogno. Il sentiero in breve porta a guadare il Rio degli Orti, immettendosi subito dopo sulla mulattiera percorsa all'andata che in breve ci riporta a Cagiogno (circa 1 ora da La Pianezza).

Tourengänger: atal

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Kommentare (9)


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fabioadx hat gesagt:
Gesendet am 4. Juli 2016 um 17:44
bel giro complimenti!
saluti da Fabio :)

atal hat gesagt: RE:
Gesendet am 4. Juli 2016 um 17:47
Grazie, Fabio.
Un saluto anche a te
Andrea

Zaza hat gesagt:
Gesendet am 5. Juli 2016 um 08:15
Ben fatto, un plauso! Gli sportivi invece passano sulla sponda opposta del Rio degli Orti, allenando così anche le braccia ;-)

Ciao, Manuel

itineralp hat gesagt: RE:
Gesendet am 5. Juli 2016 um 11:53
Salire la sinistra idrografica del Rio degli Orti è come scontrarsi con un plotone della falange macedone...

atal hat gesagt: RE:
Gesendet am 5. Juli 2016 um 13:03
Grazie Manuel e complimenti agli sportivi che ci hanno preceduto e hanno documentato...
Ciao,
Andrea

tignoelino hat gesagt:
Gesendet am 5. Juli 2016 um 17:44
Non ho parole, Grandi!!! ciao.
roby

atal hat gesagt: RE:
Gesendet am 5. Juli 2016 um 19:59
Grazie Roby, è stata una di quelle giornate da ricordare. Capita poche volte di riuscire a fare un giro così.
Ciao,
Andrea

ciolly hat gesagt:
Gesendet am 5. Juli 2016 um 23:47
Bravi, un bel giro... da veri intenditori...
complimenti!!!
Ciao
Adriano

atal hat gesagt: RE:
Gesendet am 6. Juli 2016 um 17:44
Grazie Adriano, senza la tua preziosa relazione il rientro sarebbe stato sicuramente diverso.
Ciao e buone montagne,
Andrea


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