Mesolcina selvaggia: la traversata dal Piz Stabiuch al Piz de Campel


Published by blepori Pro , 25 December 2015, 19h47.

Region: World » Switzerland » Grisons » Misox
Date of the hike:11 July 2005
Hiking grading: T5+ - Challenging High-level Alpine hike
Mountaineering grading: PD-
Climbing grading: II (UIAA Grading System)
Waypoints:
Geo-Tags: Gruppo Forcola-Arsa   CH-GR 
Height gain: 2000 m 6560 ft.
Height loss: 2000 m 6560 ft.
Route:Cabbiolo - Stabiuch - Campel Alp - Cabbiolo

Pubblico questa gita come regalo di Natale per gli appassionati su richiesta di Giuseppe Brenna; l'abbiamo fatta anni fa e, come capirete dalla descrizione, è tutt'altro che semplice. Scusate le indicazioni non sempre precisissime.

Alzi la mano chi conosce le due montagne citate nel titolo ed è in grado di localizzarle su di una cartina geografica. La guida delle Alpi Mesolcinesi potrebbe aiutarvi: Giuseppe Brenna parla del Piz Stabiuch come di un “Pizzo maestoso dal panorama straordinario sulle montagne mesolcinesi. Agli alpinisti (preparati anche nello spirito) si raccomanda di raggiungerlo provenendo dal Baitel del Cogol e come tappa della cavalcata che porta al Piz de Campel e al Passo di Campel Alt.”
E così facciamo: lasciata la macchina poco dopo Cabbiolo ci avviamo su per la selvaggia Val d’Orbel su di un antico sentiero tenuto dai cacciatori che risale il ripido bosco sopra il torrente. A metà salita, ormai immersi nel fitto bosco, troviamo i poveri resti di alcune cascine praticamente azzerate.

Si prosegue per un ripido e franoso canale dove l’andatura a quattro zampe dei nostri antenati si rivela efficacissima; poi si continua fra altre erbe e scavalcando i tronchi degli alberi caduti fino a che, dopo oltre mille metri di ardua salita, sbuchiamo d’inprovviso sulla cresta a picco sulla Val de Montogn: da questo balcone si apre una vista grandiosa sul fondovalle della Mesolcina che dà l’idea del dislivello superato.

Dalla vetta dello Stabiuch ci separano solo 600 metri di dislivello, dapprima in dolce ascesa sulla cresta boscosa dove incontriamo un bel capanno dei cacciatori: è solo grazie a loro che resistono le tracce di un sentiero che non è più marcato sulla carta. Poi attacchiamo la ripida parete che sostiene il Baitel del Cogol: un vertiginoso passaggio su di una cengia a picco ci porta ai resti di una scala di pietra: un tempo qui passavano gli alpigiani con il bestiame!

Superato l’incredibile e commovente pianoro del Cogol (in fondo sulla foto) lo Stabiuch ci riserva un’ultima bellissima sorpresa, una crestina di roccia facile ma esposta da dove si domina l’intera Mesolcina. Per riprendere di nuovo Giuseppe Brenna, “per il suo filo con gran gioia si raggiunge la cima.”

Ed eccoci in vetta dopo circa 1700 metri di salita per un itinerario che, tranne i cacciatori della zona, ben pochi hanno mai percorso e che riassume nella sua interezza le caratteristiche delle montagne ticinesi; ed è anche un commosso ricordo di chi un tempo su queste montagne tentava di ricavare di che vivere. Solo un numeroso branco di camosci ci tiene compagnia.

Il panorama dalla cima è immenso e stupendo: qui verso sud la bella Alp de Bon e la Scima di Laghit con a sinistra la dolce Val Gamba. Sullo sfondo la catena di confine con l’Italia dalla cupola del Piz Padion (all’estrema sinistra) al Pizzo di Setaggiolo di Dentro (la vetta bifida verso il centro). Poi in lontanza il Piz de Cressim e la grande apertura della Bocchetta de Cressim che conduce al mondo incantato dei laghi di Cama; all’estrema destra il turrito Sass Castel.

Dallo Stabiuch affrontiamo la cresta di collegamento verso il Piz Campel che a sinistra precipita in grandi placconate sulla valle della Forcola: tranne un breve tratto...a cavalcioni...la cresta è fortunatamente sufficientemente larga e ci riserva una cavalcata emozionante: la sua visione dalla vetta del Campel è però impressionante e l’averla percorsa ci riempie di orgoglio. Sullo sfondo il Piz Stabiuch da dove siamo partiti.

Il panorama dal Piz Campel è anche più bello che sia verso la mole del Pombi o verso il misterioso Lagit de Lughezzasca incastonato nella sua conca sopra la Valle della Forcola. Qui la vista verso il Passo della Forcola (a destra) e la Bocchetta di Lenden (a sinistra) separati dal bellissimo Pizasc. In basso a destra si scorge il passo di Campel Alt, con il tetto rosso della cascina ed il muro divisorio per il bestiame.

Ed una rapida discesa per cresta ci conduce proprio al passo, dove troviamo un delizioso rifugio privato appena restaurato in mezzo ad un verdissimo pascolo. Dopo l’ardua traversata un momento di dolcezza e di pace per rintemprarsi prima della discesa a valle...e quasi spiace partire e scendere al piano.

Dal passo si ha questa vista strepitosa sul Piz Campanin, un campanile roccioso che ricorda le Dolomiti e che è raggiungibile solo con una difficile arrampicata di IV grado. Tuttavia lo confessiamo...il fotografo ha un po’ barato utilizzando il suo potente teleobbiettivo: chi ha vista buona può tentare di rintracciarlo due foto fa come un minuscolo spuntone sopra la Bocchetta di Lenden!

Per scendere in Val de Montogn c’è un vero sentiero...e questo ci disturba assai: è anche troppo presto per rientrare a valle. Così raggiunto il fondovalle il folletto dell’avventura ci riprende e anziché salire all’Alpe de Montogn dove una strada sterrata e poi un comodo sentiero ci ricondurrebbero rapidamente a valle decidiamo di seguire l’antico sentiero della Val de Montogn: sulla carta nazionale del 1983 non è già più segnato e chissà cosa ne resta oggi?

Così procediamo lungo un’esile traccia guidati dai resti di scale e di muretti e da qualche segno lasciato dai cacciatori. Il sentiero traversa innumerevoli valloni a tratti con passaggi esposti aiutati da cordine di ferro; poi corre a lungo alto sulla Val de Montogn seguendo esili cenge che traversano delle impressionanti pareti a picco sul fiume. Ad un certo punto incontriamo anche i resti della teleferica che trasportava il legname verso il fondovalle della Mesolcina.

Alle rovine di Tarloc pensiamo di aver superato il tratto difficile...e qui perdiamo il sentiero ad una deviazione: dopo lungo cercare ci decidiamo per la discesa diretta utilizzando carta ed altimetro: un bel esercizio per un corso di orientamento in montagna anche perché se sbagliamo non ci resta che chiamare l’elicottero. Intanto le montagne attorno a noi iniziano ad assumere i colori della sera: qui il bel Piz de Cressim.

Finalmente arriviamo alla cascina di Tecc del Crist dove inizia un sentiero lastricato che scende a valle...e la tensione si allenta. Alle 19 raggiungiamo l’auto: volgendoci verso l’alto scorgiamo il vecchio della montagna che ci ha protetto nelle nostre peregrinazioni. Se scendendo dal San Bernardino levate lo sguardo lontano verso la cresta Piz Castel, anche voi lo potrete vedere che scruta corrucciato la sua valle.

Hike partners: blepori


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Comments (2)


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danicomo says:
Sent 25 December 2015, 21h16
Ciao Benedetto, grazie a te e al tuo amico Giuseppe per la strenna.
Saluti e auguri a entrambi....
Daniele

Poncione says:
Sent 26 December 2015, 22h44
Una vera chicca.
La Mesolcina è una delle poche valli in cui molti intinerari si possono ancora fare "a naso": certo, bisogna conoscerla, altrimenti son guai belli grossi.
Grazie e Buone Feste..


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